ILDEFONSO FALCONES.
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IL PITTORE D'ANIME.
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Parte 2.
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Titolo originale: El pintor de almas. 2019.
Traduzione di: Pino Cacucci e Stefania Cherchi.
2019. Casa Editrice Longanesi, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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6.
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Bertrn non volle dilungarsi in spiegazioni sul perch avesse rinunciato ai servigi di Emma.
Ascolta, giovanotto, gli disse per troncare le sue insistenze. Se vuoi saperne di pi, dovresti
chiedere a lei, non credi?
Dalmau intendeva fare esattamente quello e sincammin verso la casa di Emma. Quel giorno
non si era nascosto a spiarla ed era entrato nella trattoria con decisione, bench fosse inquieto al
pensiero di come lei lo avrebbe accolto. Voleva condividere il suo successo con lei e chiederle scusa.
Non avrebbe permesso che lo rifiutasse come aveva fatto dopo la morte di Montserrat. Aveva
intenzione di inginocchiarsi davanti a lei, se necessario, di prometterle mari e monti... o luniverso
intero, se ce ne fosse stato bisogno! Aveva compreso che il trionfo perdeva ogni valore, se non aveva al
suo fianco la persona che amava.
Le lodi, le critiche entusiaste avute dalla stampa, i riconoscimenti... tutto questo aveva fatto
crescere in Dalmau la fiducia in se stesso. E lirresolutezza con cui sino a quel momento era sfuggito ai
problemi con Emma era ormai scomparsa.
Sal le scale saltando i gradini a due a due e buss alla porta. Nessuno rispose, nonostante la sua
insistenza, cos ridiscese in strada e rest in attesa davanti al portone, come aveva fatto Emma quando
aveva salutato i cugini poco pi di una settimana prima. Quella volta, per, invece di Rosa comparvero
per primi i suoi fratelli.
Buongiorno. Sapete...?
Dalmau non riusc a completare la domanda. Uno dei cugini di Emma gli tir un pugno in
faccia. Il fratello gliene affibbi un altro allo stomaco, approfittando del fatto che aveva perso
lequilibrio. Dalmau si pieg su se stesso. Colto di sorpresa, non riusc a reagire alla gragnola di colpi
che gli piovve addosso. Appoggiato alla facciata delledificio, non gli rest che farsi il pi piccolo
possibile e coprirsi la testa e il viso con mani e braccia, mentre i due lo pestavano e lo coprivano
dinsulti. Bastardo! Porco! Ruffiano! Scostumato! Depravato! Mascalzone! La gente fece capannello
intorno a loro, limitandosi a guardare senza intervenire. Qualcuno grid, chiamando la polizia
municipale, ma non si vedeva nessuna guardia in circolazione, e il comando pi vicino era in realt
lontano, in calle de Seplveda.
Qualcuno fermi questi selvaggi! gridava una donna.
Andiamo ad aiutarlo? chiese Delfn a sua sorella.
Nemmeno per idea, gli rispose Maravillas. Se ci rifilano uno di quei ceffoni, ci
ammazzano.
Larrivo provvidenziale di Rosa pose fine al pestaggio. La giovane si frappose tra Dalmau e i
fratelli, e non bastarono le buone maniere per farli tornare in s dopo quellubriacatura di violenza.
 un bastardo che adesca le bambine per dipingerle nude! spieg animosamente uno dei due,
rivolgendosi alla gente intorno. Lo ha fatto con nostra cugina.
E poi va a vendere quei bei disegni nei bordelli! aggiunse laltro.
Si ud un mormorio pieno di riprovazione.
Allora se la merita, la ripassata, cominciarono a commentare gli astanti.
Bisognerebbe ammazzarli tutti, questi ruffiani!
Temendo che la situazione potesse nuovamente peggiorare, Rosa fece entrare Dalmau nel
portone. I suoi fratelli la seguirono.
Non avvicinarti a quel mascalzone, le intim uno dei due.
La ragazza tentava di proteggere Dalmau, che, con il volto insanguinato e le labbra spaccate, la
scost.
Non so di cosa state parlando, disse, articolando a fatica le parole.
I due fecero per lanciarsi di nuovo addosso a lui. Rosa grid e Dalmau non si mosse. Se in
strada erano riusciti a coglierlo di sorpresa, ora non aveva intenzione di soccombere. Avevano parlato
di Emma, di nudi, di disegni e di bordelli! Non ci capiva niente.
Non venderei mai un ritratto di vostra cugina! protest, furioso e sconcertato.
Rosa torn a farsi avanti, pur senza riuscire a coprire del tutto Dalmau con il proprio corpo. I
fratelli si fermarono.
C gente che ha quei disegni, li ha comprati in un bordello, disse uno.
Ed  sicuramente vero che tu lhai ritratta nuda, lo accus laltro.
S, ammise Dalmau. Ma quella  arte. Era stata lei, a voler posare per me. E i disegni le
piacevano. Non c niente di male se...
Ebbene, li hanno venduti a un bordello.
Non capisco... Dalmau si sentiva sui carboni ardenti, eppure era certo di quello che diceva.
No. Sono nel mio studio. Nessuno li ha mai visti. Non lo avrei permesso.
Hai rovinato la vita a Emma, lo apostrof uno dei due fratelli. La gente ormai la considera
una volgare sgualdrina.
Dov ora? chiese Dalmau con voce ferma.
I fratelli sputarono a terra davanti a lui e minacciarono di ucciderlo se avesse fatto ancora del
male a Emma, poi lo lasciarono con Rosa, che non aveva nessuna notizia della cugina. Da quando lo
zio laveva cacciata di casa non ne sapeva pi niente, ammise. Dalmau non si lasci medicare. Si ripul
dal sangue e prese subito un tram per raggiungere al pi presto la fabbrica di ceramiche, dove lo
sconcerto si trasform in angoscia quando scopr che, in effetti, i nudi di Emma erano scomparsi dalla
cartella in cui conservava le proprie opere. Si sent coprire da un sudore gelido, e un capogiro lo
obblig ad appoggiarsi al tavolo da lavoro.
Chi gli aveva rubato quei disegni? Di sicuro qualcuno che aveva accesso al suo studio. Pens a
Paco... Non gli sembrava possibile, anche se il denaro che doveva aver fruttato la vendita poteva essere
stato una tentazione notevole. Ricord che uno dei bambini che vivevano nella fabbrica gli aveva
parlato di certi problemi del guardiano con un familiare. La necessit  sempre stata uno stimolo
potente per il furto, oltre che una comoda scusa. E se non era stato Paco, chi altri poteva averlo fatto?
Procurarsi le chiavi dello stanzino dove lavorava non era molto difficile: stavano appese a un gancio
nel gabbiotto del guardiano. Il vecchio, tuttavia, era spesso occupato in altre faccende. E Dalmau
escludeva categoricamente la possibilit di rendere pubblico il furto dei nudi della sua fidanzata, o della
sua ex fidanzata, e che chiaramente non sarebbe mai pi tornata da lui, dopo tutte le umiliazioni subite
per colpa dei disegni. Emma ormai doveva considerarlo un volgare ruffiano, un mascalzone che aveva
approfittato del suo amore e della sua abnegazione. Dalmau sospir. Un pugno tirato sotto gli effetti
dellalcol era perdonabile, ma aver venduto quei nudi... I Llucs e il suo maestro non consentivano la
pittura di nudi di donna, e ancor meno se erano di una fidanzata. Se avesse rivelato il furto, avrebbe
avuto altri problemi con don Manuel, che sarebbero andati ad aggiungersi a quelli gi provocati
dallaver abbandonato il percorso del catechismo presso i padri scolopi. Dopo la mostra dei suoi
disegni, il maestro si era fatto ancora pi insistente nel pretendere la sua adesione al Cristianesimo. Non
passava giorno senza che lo spronasse in quel senso. Con i Llucs avresti un brillante futuro,
pronosticava. Avvicinati a Ges Cristo, Lui ti dar tutto, lo esortava. La luce di nostro Signore ti
guider la mano, il tuo lavoro raggiunger la magnificenza spirituale.
Per il resto della giornata Dalmau congettur sulla possibile identit del ladro. Nessuno poteva
aver sottratto i disegni mentre lui era nello studio, se ne sarebbe accorto. Nella fabbrica per lavorava
tanta gente, e senza denunciare il furto risultava praticamente impossibile circoscrivere il numero delle
persone di cui sospettare. Si guard intorno, osserv chi lo circondava e colse qualche occhiata
diffidente che non aveva mai notato prima; prov a interpretare gli atteggiamenti altrui, ma a parte
scoprire rapporti e relazioni cui non aveva mai prestato attenzione, sempre chiuso comera nel suo
studio, non vi lesse nulla che potesse alimentare il bench minimo dubbio.
Torn a casa che era gi buio, deluso dal pessimo risultato delle sue ricerche. Sotto un cielo
brillante e pieno di stelle, in una meravigliosa notte destate, Dalmau camminava stancamente. Si
sentiva squarciare da un lampo di dolore ogni volta che pensava a Emma nuda, in pose audaci, passata
di mano in mano, a eccitare la lussuria degli uomini attraverso i tratti in cui lui aveva profuso tutta la
propria arte e lei labbandono che la totale fiducia nel fidanzato le ispirava. Dalmau ricordava quei
disegni, a uno a uno. E se lui soffriva cos tanto, non riusciva quasi a immaginare lintensit del dolore
di Emma, che si vedeva violata nella propria intimit e colpita nellonore. Cosa avrebbe fatto? Che
lavoro faceva, ora? Non aveva nessun altro a parte lo zio, i cugini, Dalmau e Josefa, ma nessuno di loro
la stava aiutando.
Per giustificare le condizioni in cui lavevano ridotto i cugini di Emma, Dalmau raccont alla
madre di essere stato aggredito da un malvivente che aveva tentato di derubarlo. Il giorno dopo,
ripetendo la stessa scusa a don Manuel, aument il numero degli aggressori, ma gli assicur che stava
bene e che voleva lavorare. Ne aveva bisogno, confess a se stesso. Tuttavia, a pranzo rifiut linvito a
casa del maestro e usc ad affrontare una citt che gli parve immensa. Dai dintorni della fabbrica,
leggermente pi in alto rispetto al livello del mare, si vedeva tutta Barcellona: il porto, la citt vecchia,
lEixample, i piccoli centri che la grande citt aveva inglobato. Tram che andavano e venivano, treni
che attraversavano labitato: quello per Sarri, che passava in mezzo a calle Balmes; quello per Madrid,
che seguiva calle de Arag; quello per la Francia... Vetture a cavallo e carri tirati da muli. Biciclette,
migliaia di biciclette, e qualche rara automobile. Mezzo milione di persone vivevano, lavoravano e si
muovevano senza posa, creando una confusione e un trambusto che rendevano del tutto impossibili le
ricerche di chi fra tutta quella gente voleva trovare una sola persona: Emma.
Qualcuno per doveva pur sapere dove si era rintanata. Quel giorno Dalmau percorse il
quartiere di Sant Antoni: il mercato, la prigione, il collegio degli scolopi, dove padre Jacint lo esortava
a riprendere le lezioni. Giunse sino al Paralelo, scrutando di continuo tra le botteghe, i tavolini e i
banconi dei caff, spiando linterno di ogni negozio per verificare se Emma aveva trovato lavoro l.
Da quel giorno in poi, ogni volta che finiva di lavorare, che fosse mezzogiorno o sera, Dalmau
si dedicava a cercare Emma. Incontr alcune sue amiche e altre che erano state amiche di Montserrat,
ma che conoscevano anche lei. Una gli disse che le sembrava di averla vista dalle parti dellEixample,
unaltra da quelle di Sants, ma nessuna gli forn informazioni davvero utili per ritrovarla. Percorse
mezza Barcellona, guardando ovunque, chiedendo, avvicinandosi con angoscia, nel tentativo di
trovarla, alle turbe di miserabili che chiedevano lelemosina davanti ai palazzi dei signori o che
consumavano un piatto di minestra nei numerosi ricoveri e case di carit.
Una sera, mentre camminava a Grcia scrutando negozi e botteghe, simbatt come per caso in
Maravillas e Delfn.
Era ora! aveva detto questultimo alla sorella, con la quale pedinava Dalmau ormai da giorni.
Perch non gli diciamo dove sta? Magari ci d un premio.
Maravillas e il fratello sapevano dove dormiva Emma e anche del suo nuovo lavoro con Matas
e le galline. Ci dar molto pi di un premio, aveva detto la bambina con convinzione. E aveva
concluso con una severa ammonizione: Tu sta zitto e cerca di non mandare tutto in malora come al
solito.
Maestro! chiam la trinxeraire.
Maravillas! esclam con sorpresa Dalmau. Cosa ci fai qui?
Questa  casa mia. Non ricordi che viviamo in strada? rispose la piccola.
Dalmau annu a labbra strette, come se ne fosse dispiaciuto.
E tu? Cosa ci fai qui?
Sto cercando una ragazza, confess Dalmau, senza quasi accorgersene.
Ah.
Rimasero in silenzio. La bambina aspettava che lui chiedesse altro, mentre Dalmau, pieno di
dubbi, esitava, pur sapendo che, se tutti quei bambini che vivevano in strada, ed erano molti, si fossero
impegnati davvero a cercare Emma, probabilmente lavrebbero trovata.
Pensi che tu e i tuoi amici potreste aiutarmi? Io continuo a cercarla, ma senza risultati.
La bambina gli fece credere che fosse necessario pagare laiuto degli altri trinxeraires e Dalmau
fu particolarmente generoso.
Saremo almeno in diecimila, a cercarla!
Forse non proprio cos tanti, intervenne per la prima volta Delfn.
E tu che ne sai, deficiente? gli si rivolt contro Maravillas. Se non sei capace neanche di
contare.
Per molti non sono amici nostri, insistette il bambino.
Ed  per questo che ci serve il denaro, sciocco! Il moccioso avrebbe voluto replicare, ma la
reazione della sorella lo fulmin. Zitto!
Trascorsa una settimana, Paco avvert Dalmau che Maravillas e suo fratello lo aspettavano
allingresso della fabbrica. Dalmau sospese il lavoro e si precipit da loro. Lavevano trovata. S,
Emma Tsies. Il ragazzo che laveva riconosciuta in una panetteria di calle de la Princesa, nella citt
vecchia, aveva detto che si chiamava cos. E aveva aggiunto che il suo viso era identico a quello del
disegno che Dalmau aveva messo a disposizione per le ricerche, quindi non cera dubbio che fosse
proprio lei. Presero un tram per arrivare prima. Gli altri viaggiatori osservarono con disprezzo quei
bambini sudici, vestiti di stracci, e se ne tennero alla larga. La ragazza della panetteria, per, non era
Emma. Il trinxeraire che laveva trovata, e che assomigliava molto a Delfn, insisteva nel dire che
invece era lei. Tsies?
Alla domanda di Dalmau il ragazzino fece spallucce e cerc lappoggio di Maravillas.
Visto che non sa n leggere n scrivere, ne avr dimenticato il nome, lo scus la bambina.
Per le assomiglia, no? La ragazza della panetteria era bella, come Emma, ma la somiglianza finiva
l.
Non preoccuparti, maestro. La troveremo, gli fece coraggio Delfn. Cercheremo
dappertutto.
Lo ingannarono altre tre volte.
Non si chiama Emma Tsies! esplose Dalmau al terzo tentativo, dopo essere stato condotto
davanti a una filanda da cui sciamava un nugolo di operaie. E non assomiglia nemmeno un po al
disegno che vi ho dato!
Invece  uguale, uguale sputata al disegno! grid a sua volta Maravillas. E si chiama Emma
Tsies. Te lo giuro.  quella che cerchi. Chiediglielo.
Per un momento Dalmau ebbe limpulso di seguire la donna che Maravillas e Delfn gli
avevano indicato, giurando e spergiurando che questa volta s, era davvero lei, questa volta lavevano
trovata, ma subito si ferm, scosse la testa e si chiese in quale nuova stupidaggine si stesse imbarcando.
Poi si rivolse alla trinxeraire con espressione torva. Perch mimbrogli? Ti ho forse trattata male?
No. Dagli occhi di Maravillas spuntarono le lacrime. La ragazzina non piangeva mai e non
ricordava lultima volta che aveva pianto, per sapeva fingere. Per la vita che faceva, era indispensabile
saper suscitare pena e compassione. Non timbroglio, balbett. Si chiama Emma Tsies. Me lha
detto lei. A me. A me, lha detto. Te lo giuro! E assomiglia a quella del disegno.  la verit, non ti sto
imbrogliando... Perch avrebbe dovuto mentirmi?
La donna che Dalmau aveva visto uscire dalla filanda non era neppure bella. Era una ragazza
volgare, pens, una volta rientrato nel suo studio. Magari una brava ragazza, unumile lavoratrice che,
come tutte, portava sul viso e nellespressione il marchio della fatica e della violenza che giorno dopo
giorno le infliggevano i superiori, ma non assomigliava in nulla a Emma. Dalmau sospir; aveva detto
a Maravillas di dimenticare quella storia. La piccola per si era rifiutata e tra i singhiozzi gli aveva
promesso che avrebbe rintracciato la sua fidanzata. Dalmau sapeva di doverla trovare: era impossibile
che Emma fosse scomparsa. Prima o poi avrebbe ricevuto sue notizie... Doveva continuare, anche se
ormai dubitava che servisse a qualcosa, temendo che lei non lo avrebbe mai perdonato. Doveva
comunque continuare a cercarla.
Intanto, il lavoro si moltiplicava. La fabbrica riceveva continue richieste di decorazioni per le
case moderniste in costruzione. Rivestimenti da parete in ceramica come quello con le fate che aveva
gi realizzato, piastrelle in serie come quelle dispirazione giapponese, ma non solo. La mostra dei suoi
disegni e lattenzione avuta dalla stampa avevano fatto conoscere il suo nome. Il padrone di un oleificio
gli commission il disegno di un cartello pubblicitario per il suo olio; un fabbricante di caramelle gli
chiese di progettare una nuova scatola per i suoi prodotti, e Dalmau stava ancora pensando a come
realizzarla. Si mise a studiare i cartelloni e le opere dei grandi del Modernismo: Casas, Rusiol, Gual,
Utrillo, de Riquer, Llaverias...
Mise insieme in fretta il progetto per le caramelle: una scatola piatta, dal profilo ondulato e i
bordi arrotondati, illustrata con i visi sorridenti di due bambini pieni di boccoli, con vari elementi
decorativi e molto colore. Il cartellone dellolio gli risultava pi difficile, e per la disperazione di don
Manuel aveva preso a esempio e modello lannuncio su una rivista di una clinica per la cura della
sifilide sul paseo de la Bonanova, in una zona di periferia. Quellannuncio lo aveva creato Ramon
Casas, un maestro tra i maestri bohemin.
Ogni volta che guardava quellillustrazione, Dalmau sentiva una stretta al cuore. Il disegno
pubblicitario ritraeva una donna che, nonostante la magrezza dovuta alla malattia, conservava ancora
una certa avvenenza, una bellezza che, come la sua vita, sembrava sfuggire attraverso lo sguardo,
perduto su un fiore che teneva in mano allaltezza degli occhi. Tra le pieghe di uno scialle che lasciava
scoperta una spalla e parte di un seno, si torceva un serpente nero, a dare lidea di quante speranze di
guarigione si potessero nutrire. Quellimmagine diceva tutto! Esprimeva con arte e sensibilit
insuperabili la sordidezza della sifilide. Dalmau non credeva di poter creare qualcosa di simile. Non si
trattava pi di sfogare il dolore per la morte di Montserrat e la rottura con Emma nei ritratti di un
gruppo di disgraziati come i trinxeraires; ora avrebbe dovuto trasmettere un messaggio diverso, adatto
a chi comprava un certo prodotto.
Intanto, mentre lavorava alle ceramiche e a volte si perdeva a guardare lillustrazione della
clinica per sifilitici, sperando che gli ispirasse qualcosa di meglio dellimmagine di una donna che
comprava dellolio, la sua presenza era richiesta a ricevimenti, feste e riunioni di ogni genere. Gli inviti
gli giungevano solitamente attraverso don Manuel, con il quale si recava agli appuntamenti mondani,
ma il maestro organizzava anche banchetti in casa, per pavoneggiarsi del successo del suo pupillo e
dipendente. Lui gli aveva dato lezioni alla Lotja; lui laveva accolto e raccomandato, bench suo padre
fosse stato un anarchico condannato per le bombe alla processione del Corpus Domini di Barcellona
del 1896; sempre lui gli aveva insegnato i segreti della ceramica e lo aveva liberato dallobbligo del
servizio militare; lui gli elargiva saggi consigli e aveva aiutato la sua famiglia con la disgrazia della
sorella, poverina, che per quanto rivoluzionaria non meritava la fine che aveva fatto; infine era stato lui
a organizzare la mostra dei suoi disegni. Lui, lui, lui... Lui lo aveva portato dal proprio sarto, un
giovane melenso, affinch gli confezionasse un paio di giacche e di pantaloni decenti, per i quali
Dalmau aveva pagato un prezzo che gli era parso esorbitante. Don Manuel lo aveva accompagnato a
comprarsi soprabito, scarpe, camicie, calze e biancheria. Cos Dalmau aveva finito per consumare
quello che gli restava dei guadagni ottenuti vendendo i disegni dei trinxeraires. Per quanto
meravigliosi, avevano fruttato poco per via del prezzo troppo basso stabilito dal Crculo Artstico de
Sant Lluc, anche se secondo il maestro era una quotazione pi che adeguata per un esordiente. Dalla
cifra erano stati scalati la commissione, le spese e mille altri costi, cose di cui Dalmau non capiva nulla,
motivo per cui si era affidato al giudizio del maestro.
Alluso del cappello, invece, non si sottomise: avrebbe continuato a usare il berretto. Portava le
camicie senza colletto n polsini, in onore di sua madre, incatenata notte e giorno alla macchina da
cucire; rinunci anche alle cravatte, che non avrebbe saputo come annodare. Dalmau si muoveva tra i
Llucs abbigliato pi come i nemici bohmien che come loro, vestiti rigorosamente in nero, con frac o
redingote, accompagnati da signore ingioiellate, vestite di seta e irrigidite dai busti.
Una pioggia di grosse gocce dorate, su un fondale scuro su cui si stagliavano i contorni di varie
figure femminili, languide e sensuali. Il padrone delloleificio rimase estasiato dal nuovo cartello per i
suoi prodotti disegnato da Dalmau e pag senza fiatare il prezzo convenuto, dopo di che organizz una
cena a casa sua, alla quale non invit don Manuel.
Detto tra noi, so che  il tuo maestro, gli confess sinceramente quella sera. E suppongo che
tu nutra rispetto per lui, com giusto che sia, se non addirittura affetto, ma mi sembra una persona
troppo antiquata, con cui non si pu conversare piacevolmente o trascorrere una bella serata. Ogni volta
che ho avuto a che fare con lui,  stato impossibile. E la Madonna, e Ges Cristo, e le bombe degli
anarchici, e i bohmien, e i catalanisti... Non parla daltro! Ordine, morale e buoni costumi. Ti prego,
per, di essere discreto, aggiunse.
Dalmau si rese conto che stava annuendo con un sorriso complice a quelle critiche.
Luomo si chiamava Francisco Serrano e la sua casa, un palazzo di tre piani in una via stretta e
tranquilla fra il paseo de Grcia e la rambla de Catalunya, era per Dalmau uno dei migliori esempi di
Modernismo: soffitti alti a cassettoni o con brillanti ceramiche tra le travi a vista, pavimenti di parquet
policromi o a mosaico sintonavano a mobili di nuova concezione e alle decorazioni applicate ai pi
strani elementi darredo.
Dalmau aveva ascoltato quella descrizione sulle labbra di alcuni critici del movimento, che da
parte sua trovava oltremodo affascinante. Gli artisti, i pittori e gli scultori, soprattutto bohmien, si
erano rivoltati contro la borghesia, che disprezzavano e ridicolizzavano. Ormai non dipingevano, non
scrivevano e non scolpivano pi quello che piaceva al pubblico, ma si dedicavano allarte per larte;
non si adeguavano ai gusti, bens li imponevano. Le opere erano divenute una semplice mercanzia.
Gli architetti si erano uniti per ultimi alla nuova corrente, ma nel farlo avevano mostrato un
entusiasmo persino maggiore di quello dei pittori. Oltre a progettare e costruire edifici, disegnavano gli
elementi che prima erano considerati secondari e lasciati allestro degli artigiani: balaustre, cancellate,
maniglie, batacchi... Oltre a occuparsi di quegli accessori, si prodigavano nella progettazione di mobili,
vasi e tutto ci che costituiva larredamento di una casa, compresi tappeti, arazzi, stoviglie, cristalleria,
posate... Larchitetto modernista sintrometteva in tutto, e alcuni si spingevano persino a dire la loro
sugli abiti delle clienti.
I ricchi di Barcellona tentavano cos di emulare i decadenti europei che nel secolo precedente
avevano colmato le proprie case di una moltitudine quasi soffocante di oggetti esotici e preziosi e di
ornamenti dogni genere, epoca e provenienza. Soprattutto, quei borghesi modernisti giungevano a
concepire una casa completa da cima a fondo  per poco non veniva consegnata con ledificio anche la
servit , il cui spirito, tuttavia, non era frutto della cultura dei proprietari, delle loro passioni
intellettuali o collezionistiche, n della loro curiosit o dellamore per lavventura, bens del solo ed
esclusivo gusto dellarchitetto.
Dalmau pot osservare tutti i dettagli della casa grazie alla figlia di Serrano e a un paio di sue
amiche che erano state invitate alla cena, e che prima di sedersi a tavola gli mostrarono ogni angolo,
comprese le stanze da letto, dove gli intagli di rivestimenti, letti, armadi, tavoli e sedie rivelavano un
talento simile a quello dei grandi ebanisti del Modernismo: Homar, Punt, Busquets... Le vecchie
cornici e i motivi a rilievo del XIX secolo erano stati sostituiti da composizioni pi leggere in cui si
combinavano i colori chiari del frassino e del noce, quelli rossastri del legno corallo e quelli scuri del
rovere e del mogano. La lavorazione del metallo delle lampade, le vetrate incorniciate nel legno e
soprattutto gli intarsi in lamina di legno, metallo, madreperla o tartaruga completavano la perfezione
degli ambienti.
Dalmau accarezz con le dita una testa di donna intarsiata nella testata del letto della figlia del
produttore dolio. Devessere meraviglioso, dormire ogni notte sotto unopera darte come questa,
comment, mentre socchiudeva gli occhi per distinguere le varie lamine di legno che ne componevano
il disegno.
Le ragazze, tutte sui ventanni, accolsero le sue parole con sorrisetti e occhiate di complicit, e
Dalmau cap che la sua frase poteva suonare ambigua.
Intendevo dire che...
Abbiamo capito benissimo cosa intendevate dire, lo interruppe una delle giovani con aria
maliziosa, poi lo prese sottobraccio e lo accompagn alla scala che conduceva alla sala da pranzo.
Quella sera, finita la cena, la figlia del padrone di casa lanci al padre uno sguardo imbronciato,
incapace di capire perch a lei non fosse permesso tirar tardi come al fratello maggiore. In compagnia
di questultimo e di altri ragazzi incontrati in seguito, Dalmau si rec in alcuni locali eleganti. In uno, il
cameriere gli offr un cravattino, perch era obbligatorio. Sulle prime Dalmau tent di opporsi, ma
lalcol che aveva gi bevuto e linsistenza di alcune donne che si erano aggiunte al loro gruppo nel
corso della serata lo indussero ad arrendersi e a permettere loro di giocare, mettendogli e togliendogli il
papillon diverse volte per rifare il nodo e raddrizzarlo, osservandolo con occhio critico come se stessero
giudicando il valore di un dipinto. E quando una si dichiarava soddisfatta del risultato ottenuto, ne
arrivava unaltra che la scostava e rifaceva tutto tra risate, grida e allegre dispute per ottenere il favore
di quello che era stato loro presentato come un giovane artista promettente.
Dalmau non ricordava bene come fosse andata, ma si svegli in un appartamento della rambla
de les Flors, nudo e disteso su un divano, insieme ad altri due giovani che dormivano distesi, come se li
avessero tirati per le braccia e per le gambe, in un letto l accanto. Si sfreg gli occhi finch non gli
sinumidirono, infastidito dalla sensazione di avere dei granelli di sabbia sotto le palpebre. Non
riconosceva quei ragazzi, almeno non in quella posizione, e non aveva nessuna intenzione di alzarsi per
esaminarli pi da vicino. La testa gli scoppiava, producendo uninfinit di immagini che sembravano
volergli ricordare cosera e chi: luci, tavoli, musicisti, balli, donne, bicchieri... Tutto si ripresentava alla
rinfusa, dando lassalto al suo cervello. Cambi posizione e si gir.
Buongiorno, artista, lo sorprese il saluto di una donna alle sue spalle.
Dalmau avrebbe voluto rispondere, ma le parole gli si aggrovigliarono nella gola troppo secca.
Il maestro si  svegliato? chiese unaltra voce.
Nella stanza si muovevano un paio di ragazze seminude, in cerca dei loro vestiti tra un mucchio
informe di abiti, bottiglie e oggetti sparsi sul pavimento.
Tieni, disse una a Dalmau, lanciandogli un paio di mutande.
Come fai a sapere che sono le...? riusc a chiedere mentre cercava di acchiapparle al volo,
mancando goffamente la presa.
Come faccio a saperlo? lo interruppe la ragazza, che poi rispose alla domanda. Perch te le
ho tolte io! E scoppi in una risata.
Dalmau fece uno sforzo per riprendere il controllo di s. Quella risata... Un lampo doloroso alle
tempie gliela fece ricordare a cavalcioni su di lui. In quel momento, gli piovvero addosso anche i
pantaloni e la camicia, seguiti dalla giacca.
Vuoi pure il cravattino? lo prese in giro la ragazza con espressione stanca, mentre faceva
dondolare tra pollice e indice un nastro di tela sgualcito che ben si accordava con laria viziata della
stanza.
Dalmau ne approfitt per esaminare meglio la donna: il busto che le aderiva al corpo manteneva
i seni alti e sodi, ma lui li ricordava liberi e cadenti. Non avrebbe saputo dire la sua et, ma quel corpo
recava i segni di una vita passata di mano in mano. La donna si accorse dellesame di Dalmau e strinse
le labbra inarcando le sopracciglia, come a dire: Questo passa il convento.
Lui cerc il resto delle sue cose, si vest, verific che non gli restava un solo centesimo del
denaro di cui si era munito per precauzione prima della serata, dilapidato probabilmente tra alcol e
donne, quindi abbandon il vecchio edificio insieme alle ragazze.
Non aspetti i tuoi amici? gli chiese una di loro.
Alla fine si era avvicinato al letto dove dormivano i due uomini. Forse, se fossero stati vestiti, li
avrebbe riconosciuti, ma nudi comerano non capiva proprio chi fossero. No, rispose. Non voglio
disturbare un sonno tanto beato.
Quella mattina Dalmau pass da casa e si sent sollevato nel vedere che sua madre non cera;
doveva essere andata a consegnare o prendere dei lavori di cucito. Si lav, pens di accendere il fuoco
in cucina per prepararsi qualcosa da mangiare, ma poi rinunci, accontentandosi di un pezzo di pane
secco e mezza cipolla. Usc per andare in fabbrica. La penombra, lumidit e laria malsana delle vie
del quartiere antico di Barcellona contrastavano con il sole ancora basso di fine estate, che giocava con
le ombre del paseo de Grcia annunciando una splendida giornata per i fortunati che vivevano l e
potevano godere di ci che li circondava; quel contrasto ancora una volta gli diede un senso
dinquietudine che gli annod lo stomaco.
Istintivamente cerc Emma tra la gente lungo larteria principale della citt. Non la vide, ma
neppure cambi percorso per cercarla. Quella notte le era stato infedele. Il nodo allo stomaco si fece
ancora pi stretto. Cercava giustificazioni, ma essersi lasciato travolgere dai fumi dellalcol era forse
una scusa valida? In fondo erano solo prostitute, continu a riflettere, come se stesse scusandosi con
qualcuno. Non cera stato amore, ma era la prima volta che andava a letto con unaltra donna, e solo
lidea lo disgustava.
Tuttavia, il senso di colpa si affievol a poco a poco mentre il lavoro, il successo, i
riconoscimenti pubblici e le feste prendevano sempre pi spazio nella sua vita. Progett nuovi azulejos,
nuovi rivestimenti per pareti e nuovi oggetti in terracotta. Disegn e dipinse quadri, cartelli pubblicitari,
vignette commissionate da un giornale e anche un paio di ex libris. Conobbe personalmente Ramon
Casas, che quellanno aveva completato le dodici tele che decoravano il Salone della Rotonda, presso il
Crculo del Liceo. Le opere avevano come protagonista la figura femminile, ed erano incentrate sul
rapporto della donna con la musica. Nella serie di quadri, che molti non esitarono a definire lapice
della pittura modernista, la destrezza di Casas si notava nella pennellata leggera, diluita, rapida.
Dalmau fu presentato anche a Rusiol e a Picasso, il giovane pittore appena pi grande di lui di cui gli
aveva parlato il maestro, che incontr mentre era a Barcellona durante uno dei suoi viaggi.
Ma lambito nel quale il Modernismo faceva davvero furore era quello dellarchitettura e delle
arti applicate. LEuropa e lAmerica vivevano lArt Nouveau e le diverse varianti locali del
movimento, ma solo Barcellona era stata capace di riversare quelle concezioni in modo massiccio e
unanime nelle costruzioni civili e commerciali. La condizione di Dalmau, che era ormai un pittore e
ceramista affermato, gli permise di avere accesso ai nuovi edifici quando accompagnava architetti,
capomastri, ceramisti, ebanisti, marmisti, fabbri e tutto il corteo di artigiani e artisti che circondava i
veri artefici di quelle meraviglie.
La casa Lle Morera e lospedale di Santa Creu i Sant Pau di Domnech i Montaner. La casa
Terrades di Puig i Cadafalch. La torre Bellesguard e il parco Gell di Gaud. Dalmau pot visitare tutti
quei luoghi, lavorando persino in alcuni di essi, come gli piaceva fare quando bisognava posare gli
azulejos o le ceramiche di don Manuel Bello. Ebbe lopportunit di ascoltare le argomentazioni dei
grandi maestri e di osservare la nascita della loro magia, sopraffatto dal senso di inferiorit. Domnech
e Gaud erano in competizione sugli edifici monumentali. Il primo era impegnato nella costruzione
dellospedale di Santa Creu i Sant Pau, il secondo si dedicava alla Sagrada Familia. Gaud era
estremamente vanitoso, fiero e misticheggiante: larchitetto di Dio. Domnech, al contrario, bench
dotato di un carattere alquanto irascibile, era un uomo intelligente, colto, un vero umanista. Puig i
Cadafalch, il pi giovane dei tre, architetto e matematico, discepolo di Domnech, faceva parte anche
del consiglio comunale di Barcellona.
Eppure, nonostante la competizione architettonica che a parere di Dalmau rischiava di
prosciugare tutta la creativit e la genialit di cui erano capaci, i tre grandi architetti si dedicavano
anche a lavori minori, come la decorazione di semplici stabilimenti commerciali. Gaud e Puig i
Cadafalch collaboravano alle finiture interne di uno dei caff pi importanti di Barcellona, il Torino,
che si trovava sul paseo de Grcia, inaugurato nel settembre di quello stesso 1902. Gaud aveva
progettato la sala di fondo del ristorante, mentre Puig quella dentrata. Domnech, dal canto suo, stava
ristrutturando e decorando lHotel Espaa con laiuto di grandi maestri come lo scultore Eusebi Arnau,
il marmista Alfons Juyol e, soprattutto, il pittore Ramon Casas, che aveva dato luce alla sala da pranzo
dellhotel con un murale di sirene che parevano fluttuare tra i commensali.
Nella fabbrica di ceramiche di don Manuel Bello, gli ordini fioccavano anche per i progetti
degli architetti. Domnech voleva rivestire di ceramiche tutti i padiglioni del nuovo grande ospedale.
Pavimenti, pareti e soffitti sarebbero stati coperti di piastrelle, con colori tenui e riposanti nelle zone
dedicate ai pazienti, mentre gli esterni e le altre zone avrebbero avuto colori pi metallici e vivaci che
riflettessero il sole di Barcellona, e forme decisamente artistiche. Perch se nelle sale di cura si
sceglievano profili lisci e monocolore che assicuravano maggiore igiene in quanto facili da lavare e
disinfettare, negli altri spazi dellospedale i pinnacoli, i coronamenti, le bocche per laria e gli stessi
rivestimenti delle facciate e dei tetti dovevano abbandonare le forme tradizionali e le linee rigide,
permettendo alla ceramica di fluttuare e muoversi con mille ondulazioni. Il nuovo ospedale di Santa
Creu i Sant Pau sarebbe divenuto senza dubbio un fiore allocchiello del Modernismo e un chiaro
omaggio alle ceramiche decorative, con la conseguente certezza di far ottenere ottimi guadagni a chi le
produceva.
Non come quellarrogante di Gaud, si lament il maestro con Dalmau un giorno in cui
conversavano sullandamento della fabbrica.
Cosa intendete dire? si stup Dalmau.
Intendo dire che mentre c chi rispetta il nostro lavoro e ci ordina pezzi e disegni, e speriamo
che continui cos, Gaud raccoglie scarti di fabbriche e laboratori per coprire le sue opere con quello
che lui chiama trencads, un mosaico male assortito composto di cocci rotti e rimasugli di ceramica,
vetro e porcellana.
Dalmau conosceva quella tecnica inventata da Gaud, e gli piaceva. Quel miscuglio di
frammenti era sorprendente. A volte anche inquietante, ma riusciva sempre a meravigliare: il colore, la
disposizione, anche il fatto di poter fantasticare sulla provenienza di ogni pezzetto nella vana speranza
di ricostruirne la storia.
 una tecnica nuova, modernista... disse Dalmau tentando di difendere il grande architetto.
Figliolo, lo interruppe don Manuel. Il trencads non  altro che una variante del zellige
marocchino, che da noi  stato introdotto secoli fa dagli arabi. Il fatto  che Gaud  di una tirchieria
ossessiva, non parla daltro che di fare economia, di usare nel modo migliore le risorse disponibili. Ha
riesumato questa tecnica ed  riuscito a farsi regalare dalle fabbriche gli scarti inutilizzabili, cos
abbatte i costi.
Come in altre occasioni, Dalmau non volle discutere con il maestro. Il trencads poteva anche
essere uneredit moresca; molte costruzioni moderniste si rifacevano allarchitettura e alle arti
decorative degli arabi. Tuttavia, era innegabile che la ceramica, intera o a pezzetti, applicata alle
facciate degli edifici stesse cambiando laspetto della citt. La pietra e il mattone, grigi, uniformi e
tristi, rivestiti di piastrelle diventavano facciate luminose, colorate, brillanti, capaci dincarnare e
mostrare ai passanti forme nuove, ben pi audaci e sorprendenti delle noiose linee classiche lungo i
viali principali di tante grandi citt.
I mesi passavano e Dalmau, ormai del tutto dedito al lavoro, persa ogni speranza di ritrovare
Emma, progettava opere e piastrelle, dipingeva, visitava gli edifici modernisti. Pi ascoltava i grandi
maestri architetti e gli artigiani che trasformavano i sogni di quegli uomini geniali in realt lavorando il
legno, il ferro o il cristallo, come Dalmau faceva con le ceramiche, pi si orientava in pittura verso la
proposta di Ramon Casas, che lui idolatrava. Abbandon una volta per tutte linflusso simbolista dei
Llucs, che tanto peso aveva invece nella pittura del suo maestro, e tent di cogliere nelle sue
composizioni la fugacit del presente, con colori diluiti, senza grandi contrasti policromi e cercando di
giocare con lindefinitezza delle linee. La realt, anche quella quotidiana, cos comera percepita
dallartista in un determinato momento. La luce. Dalmau inseguiva la luce affascinante del crepuscolo:
la luce nel momento in cui notte e giorno sono in lotta per conquistare la realt, e tutto sembra
confondersi.
Eppure, nonostante i successi ottenuti con le ceramiche e con tanti altri lavori, Dalmau
nascondeva i suoi quadri, persino al maestro, timoroso del confronto con i grandi e degli strali della
critica. Doveva prima imparare, assorbire le idee meravigliose del Modernismo, impregnarsi di quello
spirito del nuovo. Pens pi di una volta di recarsi allestero come avevano fatto e facevano quasi tutti i
pittori celebri. Disponeva di un po di denaro grazie agli incarichi di alcuni clienti privati, ma aveva
anche una madre incatenata alla macchina da cucire e un debito non indifferente con il maestro che
laveva salvato dalla leva, anche se osava sperare che don Manuel lo avrebbe liberato dallimpegno,
come gli aveva fatto capire in pi di unoccasione quando i clienti si mostravano particolarmente
soddisfatti o pagavano generosamente le creazioni di Dalmau.
Da quando Montserrat era morta ed Emma aveva ridotto le visite a Josefa in seguito alla rottura
del loro fidanzamento, la madre di Dalmau vedeva ben poche persone. Toms viveva solo per la lotta
operaia, che si poneva lobiettivo di far dimenticare il fallimento dello sciopero generale con cui era
iniziato lanno. Suo fratello maggiore non aveva mai avuto altra famiglia che la politica, e non si
sentiva in obbligo di aiutare la madre o di farle visita; se nera sempre occupata Montserrat, e poi
Dalmau, il pi piccolo, il preferito. Certo, a volte, molto raramente, Toms si presentava in calle
Bertrellans, ma per la maggior parte del tempo a casa di Josefa si vedevano solo le vicine o alcune
vecchie amiche che venivano a informarsi sulla sua salute, a bere un caff e ad allontanarla per qualche
momento dalla macchina da cucire.
Neppure Dalmau poteva offrire molta compagnia alla madre, perch si era abituato a mangiare
in fabbrica, dove Paco gli portava un piatto da una trattoria vicina mentre lui continuava a lavorare,
oppure a casa del maestro, dove doa Celia e sua figlia rsula facevano di tutto per amareggiargli ogni
boccone con musi lunghi e dispetti che don Manuel si ostinava a interpretare come piacevoli scherzi.
Le sere in cui non restava a dipingere nel suo studio, Dalmau andava in trattoria o al ristorante con una
congrega di artisti come lui, alcuni gi famosi, altri del tutto sconosciuti. Cerano scrittori, alcuni quasi
senza lettori, ma in genere pieni di presunzione, un vizio che sembrava inversamente proporzionale al
successo delle loro opere. Cerano anche drammaturghi, poeti, scultori, giornalisti, bohmien in rovina
in attesa che qualcuno offrisse loro una minestra e un pezzo di carne, e giovani borghesi affascinati da
quel mondo, cos diverso da quello in cui vivevano loro, nei grandi palazzi dellEixample, protetti dai
genitori e dalle rispettive fortune. A volte, dopo una di quelle riunioni, quando il gruppo si era ormai
ridotto e la notte era fonda, gli amici tiravano tardi tra alcol e donne, di solito prostitute. Per cui erano
davvero rare le occasioni in cui Dalmau tornava a casa quando sua madre era ancora sveglia.
La vedeva la mattina. Lei interrompeva il lavoro e gli preparava la colazione. Parlavano poco.
Dalmau temeva che, mettendosi a conversare, lei avrebbe dato la stura alle recriminazioni, ripetendogli
che stava prendendo una strada sbagliata.
Ma non vedi che sto avendo successo, mamma? aveva replicato una volta. La gente mi
conosce... Le mie opere sono apprezzate. Mi invitano, vogliono avermi con loro.
Questo successo dovresti metterlo al servizio degli altri, del popolo, degli operai, lo aveva
interrotto lei. Della lotta.
Mamma... Dalmau aveva tentato di chiudere la discussione. Ma cosa vorresti, che regalassi i
miei lavori alle associazioni operaie?
Josefa non aveva insistito. Voleva bene a suo figlio. Proprio per questo non gli diceva molto
delle visite di Emma. La prima volta laveva incontrata mentre andava a consegnare i polsini che aveva
cucito e a prendere nuovi incarichi. La ragazza non era voluta salire in casa, cos avevano passeggiato
per la citt vecchia, per vicoli bui, umidi, sporchi e maleodoranti, dove le loro voci erano spesso
coperte dalle urla della gente o dal fragore delle fabbriche e delle botteghe che ancora abbondavano nel
fitto tessuto urbano della Barcellona medievale. Emma aveva detto a Josefa di sentirsi ancora
responsabile per la morte di Montserrat. Non preoccuparti, laveva tranquillizzata la donna. Tu non
hai nessuna colpa. Tu le volevi bene. Emma le aveva detto della sbronza e del pugno di Dalmau, oltre
che dei nudi venduti a un postribolo. Josefa aveva scosso la testa e sospirato.
Quello che mi ha fatto pi male  che non ha insistito a chiedere scusa, non ha fatto molto per
salvare la nostra relazione. La prima volta ero furibonda, mi faceva ancora male la faccia! aveva
esclamato Emma, mentre Josefa la guardava addolorata. Poi c stata la faccenda dei nudi. Come
faccio a perdonarlo? aveva chiesto con amarezza. E ora per campare vado in giro a vendere galline
con un vecchio sdentato che non osa allungare le mani, ma che di sicuro vorrebbe farlo... aveva
aggiunto, per allentare la tensione.
E ci era riuscita, infatti la madre di Dalmau aveva abbozzato un sorriso prima di scuotere
nuovamente la testa. Dalmau  cambiato, figlia mia, aveva ammesso. Temo che stia diventando uno
di loro, uno di quelli contro i quali abbiamo tanto lottato. Se credessi nellaldil chiederei a suo padre di
dargli una raddrizzata, ma non credo nellaltra vita, quindi soffro al pensiero che quella di mio marito
sia stata spezzata invano, che sia stato assassinato per un ideale che il figlio pi piccolo potrebbe
rinnegare.
Emma aveva preso saldamente sottobraccio Josefa e avevano continuato a camminare in
silenzio. Non dirgli che mi hai visto, le aveva chiesto quando erano giunte allangolo con calle
Bertrellans.
E cos Josefa, ogni volta che il figlio menzionava Emma, cambiava discorso. Un giorno, per, a
causa della sua insistenza, fu costretta a ricorrere ad argomenti di maggior peso. Come puoi pensare di
recuperare il rapporto con una ragazza che tutta Barcellona ha visto ritratta nuda?
Un sudore freddo bagn la schiena di Dalmau quando scopr che sua madre sapeva tutto.
Lhanno insultata, prosegu Josefa interrompendo le sue riflessioni. Le hanno dato della
poco di buono, moltissime persone. Potevi immaginarlo:  stata umiliata e suo zio lha cacciata di casa
come un cane rognoso.
E tu come le sai, tutte queste cose? chiese Dalmau.
Figlio mio, rispose stancamente Josefa, la gente  cattiva. Basta un pettegolezzo, una voce, e
tutti accorrono come iene per risputartelo in faccia. La tua rissa con i suoi cugini in mezzo alla strada, i
commenti a Ca Bertrn, la scomparsa di Emma...
Dalmau non insistette oltre.
Emma, dal canto suo, aveva dato a Josefa lindirizzo della casa dove dormiva, affinch sapesse
dove trovarla in caso di necessit. Per qualunque cosa, Josefa. Non farti scrupoli e non pensarci due
volte. Per qualunque cosa. Per qualunque cosa, aveva ripetuto con foga. Sai bene che per me sei
come una madre, le aveva detto infine, dandole un tenero bacio sulla guancia e spingendola con
delicatezza in direzione di casa, per evitare a entrambe di riconoscere la sofferenza nelle lacrime che
gi le rigavano il viso.
Sapendo cosa pensava sua madre, Dalmau le aveva nascosto il frac, la camicia con collo e
polsini candidi e inamidati, il farfallino nero e le scarpe di vernice che si era comprato per partecipare
alla serata danzante in programma alla Maison Dore, uno dei locali pi rinomati di Barcellona, in
plaza de Catalunya. Due di quei ricchi borghesi che amavano partecipare alle riunioni degli artisti, Jos
Paria e Amadeo Fabra, avevano fatto di tutto per convincerlo a partecipare alla serata, tacendogli
inizialmente che fosse obbligatorio labito da sera. A quel ballo, gli avevano assicurato, non avrebbe
trovato le donne con cui era abituato a trascorrere le notti di bagordi. L ci sarebbero state le loro stesse
sorelle, assieme a molte signorine dellalta societ di Barcellona che solo in occasioni speciali come
quella ottenevano dai genitori il permesso di uscire la sera.
Ti vogliono conoscere tutte! aveva esclamato Amadeo.
Abbiamo parlato tanto di te, del tuo lavoro, dei tuoi dipinti, aveva aggiunto Jos. E ora
muoiono dalla voglia di conoscerti e conversare con te.
Dalmau aveva scosso la testa. Non riusciva a vedercisi, a un ballo, assieme al maestro, a doa
Celia, a rsula, e a tutti i ricchi notabili di Barcellona accompagnati dalle rispettive famiglie.
Hanno visto molti tuoi disegni sui giornali e conoscono i tuoi cartelloni pubblicitari, aveva
insistito Jos. La mia sorellina, per esempio, custodisce gelosamente la scatoletta per caramelle che
hai disegnato tu, e ora la usa per riporvi le sue cose pi preziose, i suoi segreti.
Dalmau non si lasciava convincere: lidea di quella festa non lo attirava per niente.
Dalmau,  il posto ideale per trovare clienti perfetti, era intervenuto Amadeo. Chi
commissiona i tuoi annunci? A chi venderai i tuoi quadri il giorno in cui ti deciderai al grande passo?
Agli operai? Ti conviene venire alla festa, per conoscere queste persone, fartele amiche.
Non so ballare, era tutto ci che Dalmau aveva saputo rispondere, lusingato dalle lodi, ma
convinto che quellargomento fosse inoppugnabile.
Allepoca, ormai il 1903, un gruppo di signore cattoliche tra cui era presente anche doa Celia,
si era votato alla causa della lotta alla blasfemia. Repubblicani e anarchici, cio le masse operaie,
bestemmiavano per strada e nelle taverne, nelle botteghe e nelle fabbriche. I pi non lo facevano per
una volgarit innata, ma per convinzione: insultavano il nome di Dio sapendo bene dinsultare i
cattolici e la loro religione. Quelle donne strette nei corsetti e vestite rigorosamente di nero,
scandalizzate allidea che Dio, la Madonna e i santi fossero ogni minuto sulle bocche dei sacrileghi, si
erano mobilitate raccogliendo circa dodicimila firme e presentandole alle autorit per chiedere che si
adottassero misure repressive. Alcune fabbriche avevano emanato regolamenti interni che proibivano di
bestemmiare, e si era giunti a licenziare alcuni lavoratori che non avevano voluto correggersi. La sera
in cui Dalmau indoss il frac nel suo studio, per non farsi scoprire a casa, si celebrava appunto il
successo di quella pia iniziativa.
Dalmau sincammin lungo il paseo de Grcia, illuminato pi di ogni altra via della citt. Non
si sentiva a suo agio, sia per labito che indossava, comprato di seconda mano per timore di una spesa
spropositata, nel caso lo avesse ordinato al sarto di don Manuel o a un altro di pari livello, sia per le
occhiate che gli rivolgevano i poveri e i bisognosi in fila davanti alle case dei ricchi per ricevere gli
avanzi dei pasti, o che cercavano un rifugio per quella notte di primavera che si annunciava piuttosto
fresca, per non dire fredda. Gli si avvicin un trinxeraire per chiedere lelemosina. Dalmau aggrott le
sopracciglia davanti a quel ragazzino sporco e denutrito e gli diede un paio di centesimi. Era da tempo
che non vedeva Maravillas, pens. Fu subito circondato da altri quattro trinxeraires richiamati dalla sua
generosit.
Ho gi dato a un vostro compagno, disse, cercando di toglierseli di torno. Non posso fare
lelemosina a tutti. I bambini per lo seguirono per tutto il viale, parandoglisi davanti, implorandolo,
tirandolo per le falde del frac. Basta! grid alla fine Dalmau, innervosito da quellassedio. Volete
che chiami la polizia municipale o il guardiano notturno?
Prima ancora che finisse la frase, i ragazzini scapparono via. Dalmau rimase un attimo fermo,
ormai oltre calle Aragn e i binari del treno che la percorrevano, superati grazie al ponte della banchina
ferroviaria. Alla sua destra si ergeva casa Amatller e poco pi gi casa Lle Morera, che stava
costruendo Domnech, mentre lui aveva appena finito di minacciare un miserevole gruppetto di
bambini di strada agitando lo spauracchio della polizia. Prov disprezzo per se stesso. E solo per non
avere speso altri otto centesimi, due per trinxeraire, di fronte al denaro sperperato per lacquisto del
frac, sebbene di seconda mano. I soldi scorrevano, tra donne e alcol. Anche il contributo versato per il
ballo di quella sera era stato piuttosto salato, eppure faceva il taccagno sullelemosina. Si guard
intorno cercando i ragazzini, ma ormai erano fuggiti. O forse lo stavano osservando nascosti in uno dei
pertugi dove solevano ripararsi per dormire. Dalmau respir laria fresca della sera e prest ascolto ai
suoni che si udivano a quellora: una donna che accennava una canzone in un appartamento con le
finestre ancora aperte, il battito degli zoccoli ferrati di un cavallo sul selciato, lo scalpiccio dei
trinxeraires mentre fuggivano. Quei suoni erano indipendenti gli uni dagli altri, chiari, limpidi, e non si
confondevano in un tuttuno come accadeva nel chiasso del giorno.
Gli fu difficile riprendere il cammino, ma alla fine si decise, seppur con lentezza. La nostalgia
gli stringeva lo stomaco. Aveva udito molte volte quegli stessi suoni quando cercava Emma. Cosa ne
sar stato di lei?, si chiese, pienamente consapevole della gravit delle proprie colpe. Montserrat era
morta da oltre un anno. Dunque era da oltre un anno che con Emma era finita e lui, rassegnato, aveva
permesso che il ricordo di lei si stemperasse tra bagordi e lavoro. Peccato che in momenti come quello
la memoria tornasse a pungolargli la coscienza. Lei era cos, folle e temeraria, confess alla notte.
Perch non avrebbero dovuto esserlo anche i ricordi di lei? Cont gli errori che lui aveva commesso:
uno, due... La paura di essere rifiutato. La superbia, o la codardia, che gli aveva impedito di seguirla la
sera in cui lei si era rifiutata di accettare le sue scuse. Avrebbe dovuto seguirla, sarebbe dovuto andarle
dietro, quella notte, il giorno successivo e il giorno dopo ancora. Quella vigliaccheria aveva messo il
punto finale alla felicit di Dalmau e forse anche alla sua giovinezza.
Assorto in quei pensieri, Dalmau raggiunse la Maison Dore. Il caff-ristorante alla moda si
trovava allangolo tra plaza de Catalunya e calle de Rivadeneyra, un vicolo che dava sulla chiesa di
Santa Anna, da dove in pochi passi si raggiungeva casa sua, in calle Bertrellans. Gli invitati in abito da
sera scendevano da una lunga fila di carrozze a cavallo, con una folla di curiosi assiepata intorno a loro;
sembravano immersi in una luce particolare che risaltava nel buio circostante. Dalmau si fece strada tra
la gente e super lingresso prima che sopraggiungessero gli occupanti della successiva vettura a
noleggio. Mostr linvito che don Manuel gli aveva consegnato in cambio di una somma destinata a
opere di bene e si mescol agli invitati che gi riempivano i locali, distribuiti su due piani pi il
seminterrato, dove cerano la cucina e altri locali di servizio. Larredamento era in stile modernista, un
po sovraccarico e barocco, composto da mobili classici francesi e affreschi dei pi celebri artisti
catalani: De Riquer, Vancells, Urgell i Inglada, Riu i Dria... Dalmau contempl le opere disposte tra le
file di colonne di ferro che terminavano in archi con motivi floreali, sopra la testa della gente e il fumo
di sigari e pipe. Non era la prima volta che entrava in quel locale. L si tenevano alcuni dei pi rinomati
ritrovi della citt su temi quali la politica, larte, la letteratura e persino le corride; lui vi aveva
partecipato di quando in quando come semplice spettatore, perch si considerava incapace di
conversare con chi possedeva una vasta cultura.
Passeggi tra gli invitati con la coppa di champagne che un cameriere gli aveva messo in mano.
In effetti, quella sera si erano dati appuntamento l tutti quelli che a Barcellona contavano qualcosa:
borghesi e industriali con mogli e figlie, come Jos e Amadeo gli avevano annunciato; militari in
uniforme di gala, il cui petto faceva sfoggio di uninfinit di medaglie. Dalmau si chiese ironicamente
quale tra quelle avesse premiato la vergognosa resa e perdita di Cuba e delle Filippine. Cerano anche
politici, come il sindaco della citt, alcuni sacerdoti che facevano parte del consiglio comunale e
persino il vescovo, come gli parve di capire passando accanto a un gruppo che si riferiva a Sua
Eminenza. Non mancavano ovviamente i membri dellaristocrazia, una vera folla di maggiorenti
monarchici che avevano ottenuto il titolo di conte, marchese o visconte a suon di denari versati in
occasione di ricevimenti come quello. Erano gli aristocratici moderni, in competizione con quelli che
ostentavano titoli risalenti alle radici pi antiche della storia catalana e alle gesta guerresche degli
antenati. Doa Celia andava in brodo di giuggiole al solo vederli, e Dalmau era convinto che avrebbe
sacrificato volentieri buona parte del patrimonio di famiglia pur di ottenere uno di quei titoli. Don
Manuel, dal canto suo, si dedicava con pi fervore alla Chiesa e alla propria pittura che alla vita di
societ, anche se di certo non la rifuggiva. Dalmau sapeva di dovergli molto: s, il maestro stava
diventando ricco grazie a lui, ma erano ben pochi i miserabili che riuscivano a entrare nel novero degli
eletti ai quali era consentito affrancarsi dalla miseria. E lui era stato eletto da una persona che lo aveva
trattato come un tutore, se non come un padre, a volte anche severo, come accadeva negli ultimi tempi
a proposito delle nottate di bisboccia di Dalmau e dello stato pietoso in cui si presentava al lavoro in
fabbrica.
Ma il mio lavoro continua a essere eccellente! Non  cos? aveva reagito allultima rampogna
del maestro che gli rimproverava di comportarsi in modo sempre pi dissoluto.
Don Manuel era rimasto attonito per il tono e le parole del suo collaboratore pi apprezzato.
S, si era limitato a rispondere, poi gli aveva voltato le spalle e si era chiuso nel suo ufficio.
Alla fine della mattinata, quando Dalmau aveva visto che il maestro stava per andare a casa a
pranzare, gli si era parato davanti e gli aveva chiesto scusa. Questa vita  completamente nuova per
me, don Manuel, aveva aggiunto.  una vita piena di tentazioni che mi sta corrompendo, ma far
tesoro dei vostri consigli, non dovete preoccuparvi.
La musica, un valzer, lo strapp dai ricordi. Dalmau osserv a lungo le giravolte delle coppie
sulla pista da ballo: alcune sembravano quasi galleggiare e si muovevano con scioltezza, altre
seguivano il ritmo in modo pi impacciato. Come in altre occasioni, constat che il talento nella danza
non dipendeva dallet: cerano giovani palesemente poco portati, mentre si potevano notare coppie di
anziani muoversi con eleganza. Quando lorchestra attacc il secondo pezzo, Dalmau decise di salire al
primo piano, dove si beveva e si discuteva in piccoli gruppi. Incontr Jos e Amadeo, assieme a tanti
altri giovani borghesi che aveva conosciuto nelle uscite notturne. Ed erano davvero tutti accompagnati
dalle sorelle con le loro amiche. Ragazze splendide, avide di divertimento e desiderose di conoscere
tutto ci che era loro vietato nei lussuosi appartamenti in cui i genitori le tenevano rinchiuse, in attesa
di un marito che fosse giudicato adatto per loro e per gli interessi della famiglia.
Dalmau si ritrov subito al centro dellattenzione di un folto gruppo di ragazze che, pur
cercando di mantenere un contegno, lo assalirono con uninfinit di domande sui suoi disegni e la sua
vita. Figlio di un anarchico? os chiedergli una di loro, provocando un imbarazzato silenzio che
Dalmau infranse con naturalezza.
S, ammise. Mio padre  stato condannato nel processo di Montjuc per lattentato del
Corpus Domini.  morto per quello.
 stato giustiziato?
Con la garrota?
E voi? Anche voi siete anarchico?
Alcuni giovani che le accompagnavano tentarono di arginare la curiosit morbosa delle ragazze
e, mentre la discussione si animava, Dalmau intravide rsula poco distante, che conversava in un altro
capannello, anche se gli sembr molto pi interessata a quanto si diceva nel suo gruppo che in quello
che la circondava. Per un momento si chiese se avesse raccontato a qualcuna di quelle amiche la sua
prima esperienza sessuale.
Andiamo a ballare!
La proposta quasi unanime delle fanciulle lo riport alla realt.
Noi anarchici non sappiamo ballare, tent di scusarsi Dalmau.
La politica non dovrebbe entrare in un ricevimento come questo, lo rimprover una delle
ragazze.
 vero, comment unaltra. Qui ballano tutti gli uomini con due gambe... e senza sottana.
Trascinato al piano di sotto tra le risate, Dalmau ball, impacciatissimo. Lo champagne e
lentusiasmo delle sue compagne lo ingannarono sino a fargli credere di saper cogliere il ritmo del
valzer: Un, due, tre, un, due, tre, gli ripetevano allorecchio tirandolo per un braccio o per una spalla,
in modo da marcare il tempo. Dalmau si lasciava guidare, ma ogni volta dopo qualche passo
sinterrompeva, incespicando o pestando i piedi alla compagna, che, mordendosi le labbra, faceva finta
di niente. Quelle giovani donne non si stringevano a lui come faceva Emma, quando festeggiavano su
una pedana allestita nel quartiere. Ballavano tenendo il corpo distante, rigido, anche se alcune
irradiavano una sensualit capace di turbarlo. Con locchio della mente, le disegnava nude. Il
carboncino correva sulla carta delineando i loro contorni acerbi e virginali. A tratti, si scopr a tremare
di desiderio, ed era pronto a giurare che gli leggessero nel pensiero, poich arrossivano sfoggiando una
civetteria di cui, bench inesperte, erano gi maestre.
Irene. Cos si chiamava la bionda dal viso angelico, le forme perfette e la pelle bianca e
immacolata, pi bassa di Dalmau e con mani e seni piccoli. Aveva un aspetto talmente delicato che a
Dalmau sembrava una bambola fragilissima, da maneggiare con cura. Con lei ball pi che con le altre,
cercando di non pestarle i piedi. Di cognome fa Amat, gli sussurr allorecchio Jos in un momento
di pausa; avevano deciso di riposare e prendere un po di fresco sulla terrazza del piano superiore, con
una coppa di champagne in mano.  figlia di uno dei pi grandi industriali tessili, lo inform. E
direi che le piaci, aggiunse in fretta quando vide che la giovane si avvicinava.
Dalmau chiacchier con Irene, un po discosto dagli altri; la ragazza era radiosa, consapevole
che le compagne la osservavano e le riconoscevano la vittoria in una sorta di competizione clandestina.
Risero e tornarono al piano di sotto senza separarsi. Brindarono. Bevvero e fecero mille giravolte sulla
pista da ballo, circondati da una folla di cui neppure si accorgevano, come se fossero stati soli.
Alla fine di un brano, lorchestra, che suonava su una pedana rialzata, si ritir per lasciare il
posto a un gruppo di signore che vi si inerpicarono pi o meno con disinvoltura. Tra loro cera doa
Celia. Fu chiesto silenzio e furono fatte tintinnare le coppe di champagne per richiamare lattenzione
degli invitati. La pista da ballo si riemp di persone scese dal secondo piano. In mezzo alla folla, con il
corpo di Irene cos vicino da sentirne il calore, Dalmau calcol che fossero presenti almeno
quattrocento persone, se non di pi.
Eccellentissimo generale, cominci una dama vestita di nero. Sua Eminenza, aggiunse,
salutando il vescovo con un lieve cenno del capo. Eccellentissimo signor sindaco di Barcellona... La
donna prosegu menzionando le numerose autorit presenti al ricevimento, poi rivolse un saluto
generale agli astanti e ringrazi i barcellonesi per la loro generosit nella beneficenza e nella carit
verso i bisognosi. Infine si dilung in una filippica contro la blasfemia. Dalmau aveva smesso di
ascoltare quando loratrice stava ancora salutando il capitolo della cattedrale. Osservava Irene con la
coda dellocchio: aveva assunto unespressione seria, come se condividesse ci che diceva loratrice.
Dalmau si chiese quanti anni avesse; probabilmente tra i diciotto e i venti. Non ne dimostrava pi di
sedici, ma in quel caso non si sarebbe accompagnata a un gruppo di ragazze pi grandi, non avrebbe
avuto la libert di movimento e di azione che dimostrava, e non avrebbe potuto n bere n ballare,
anche se di certo i genitori la osservavano e la vigilavano a distanza, e forse gi conoscevano Dalmau e
la sua vita meglio di lui. Diciottanni, decise, anche se non ne era del tutto sicuro. Quelle riflessioni
sullet dellangelo che aveva al fianco gli impedirono di vedere rsula, che si faceva largo tra la gente
e si avvicinava a un giovane dallaspetto ancora impeccabile, nonostante le ore trascorse ballando, e gli
parlava indicando il palco. Il giovane sorrise e annu. Prese la parola il vescovo, poi il sindaco. Quando
sembrava che i discorsi fossero ormai giunti alla fine e che fosse ora di riaprire le danze, il giovane sal
sul palco con un salto. Gli astanti, sorpresi, fecero silenzio.
Signore e signori, disse il ragazzo con disinvoltura, la voce grave e forte. Noi giovani siamo
ben consapevoli dellimportanza di questa iniziativa benefica e degli sforzi dei nostri genitori per
offrirci un mondo pi pacifico, pi giusto e retto dai principi della religione cattolica. Per questo, il
grande artista Dalmau Sala si  offerto di pronunciare alcune parole di ringraziamento a nome di tutti
noi.
Dalmau non lo sent: era ancora immerso nella contemplazione del bel naso dritto di Irene, forse
solo un poco allins, il minimo indispensabile per ammorbidire la durezza delle sue linee
mediterranee. Stava per passare a esaminare le labbra, quando le vide aprirsi in un meraviglioso sorriso
rivolto proprio a lui.
Bravissimo! esclam la ragazza. E come avete saputo tener bene il segreto!
Dalmau rispose al suo sorriso e si strinse nelle spalle, confuso. A cosa vi riferite?
Gli applausi delle persone che lo circondavano e che si scostarono lo fecero ammutolire,
lasciandolo al centro di un circolo pieno di aspettativa. Tutti si congratulavano con lui, senza che lui ne
capisse il motivo. Il giovane che laveva presentato era sceso dal palco con un altro salto ed era tornato
a confondersi nella ressa; al suo posto ora cera una delle dame in nero, che si era avvicinata al bordo
del palco.
Dalmau Sala! lo chiam da l. Venite, figliolo, salite qui con noi. Vi stiamo aspettando. Lo
incit agitando le mani.
Perch? chiese lui, sbalordito.
Ti sei offerto di parlare a nome di tutti noi, gli spieg Amadeo, che si trovava l accanto.
 una tattica perfetta per conquistare questa gente, gli sussurr Jos. Ottima idea, aggiunse,
spingendolo verso il palco come se fosse il suo agente.
La gente apr un varco davanti a lui lasciandogli libero il passaggio verso la signora sul palco,
che continuava a tendergli la mano. Dalmau rest paralizzato per alcuni secondi e Jos dovette dargli
unaltra spinta. I presenti lo incoraggiavano, la dama vestita di nero lo chiamava, e lui si volt per
guardare Irene, che gli sorrise. Jos, la gente, la dama in nero, il sorriso di Irene, tutto lo spingeva verso
il palco, su cui alla fine sal, accorgendosi che gli tremavano le gambe. Non voleva parlare in pubblico.
Molte di noi... cominci la signora in nero. Molte di noi... ripet cercando di ottenere il
silenzio. Molte di noi hanno visitato lormai celebre mostra dei vostri ritratti di trinxeraires al Crculo
Artstico de Sant Lluc, e alcune hanno persino comprato le vostre opere. Si volt verso unaltra dama
che era salita con lei sul palco e che fece cenno di s dal fondo, dovera rimasta con le amiche,
mescolandosi ai membri dellorchestra. Siamo molto onorate della vostra presenza qui, del vostro
aiuto e del vostro appoggio alla lotta contro la blasfemia. Siete proprio voi, gli artisti famosi che tutti
seguono e vogliono imitare, a poter dare alla societ lesempio migliore di moderazione e ritegno nel
linguaggio. Vi cedo la parola, concluse, indietreggiando di alcuni passi per riunirsi alle colleghe.
Vi cedo la parola! Dalmau non voleva dirne nemmeno mezza! Non era mai riuscito a parlare in
pubblico. Si accorse che aveva le mani e la schiena sudate. L, in piedi, da solo, con una fila di dame e
musicisti che lo osservavano da dietro e centinaia di persone davanti, che pendevano dalle sue labbra,
Dalmau sent lo stomaco in disordine. Si schiar la voce allunico scopo di guadagnare tempo, perch
era certo di non riuscire a proferire verbo. Not lo scintillio delle medaglie dei militari e dei gioielli
delle signore, le inappuntabili vesti dei sacerdoti e gli abiti di seta delle donne; vide Irene, e i suoi occhi
verdi che lo fissavano. Prov imbarazzo, si sent ridicolo in quel frac che, se ne accorgeva solo ora, gli
stava largo di spalle e stretto in vita. Dovevano essersene accorti tutti.
Forza! si ud dal pubblico.
Avanti, buttati! lo incoraggi unaltra voce.
Non ce la faceva. Si schiar nuovamente la gola. Toss. Gli tremava persino la laringe.
Ha perso la lingua, comment qualcuno in tono scherzoso.
Il panico raggiunse anche le dita di Dalmau, che si tortur le mani, intrecciate davanti a s. Le
risa si mescolarono al rombo che sentiva nelle orecchie, provocato da tutto lalcol che aveva bevuto. E
non si mosse da l, in piedi, paralizzato, con il sudore che gli gocciolava dalle tempie.
Dicci qualcosa, figliolo, cerc affettuosamente dincoraggiarlo un anziano che si trovava
proprio sotto al palco.
Basta anche un semplice grazie, gli sugger un altro.
Ha perso la lingua, ripet il burlone di prima.
Le risate si fecero pi forti.
Non doveva essere trascorso pi di un minuto. Un lasso di tempo eterno. Doveva fare qualcosa!
Ma il corpo non rispondeva. E non voleva guardare la gente: tra la folla cera anche Irene.
 diventato muto, disse qualcuno.
E di marmo, come una delle sue modelle.
Altre risate.
Molte grazie, balbett alla fine Dalmau, con voce tremante.
Ormai lo ascoltavano solo lanziano e luomo che poco prima gli aveva consigliato di
ringraziare. Tutti gli altri spettatori avevano ripreso le chiacchiere con le persone del proprio gruppo. I
camerieri rientrarono nella sala con i vassoi pieni di coppe di champagne.
Musica! gridarono dalla pista.
Che se ne torni ai suoi quadri! url qualcun altro.
Dalmau sent che tutto lo champagne che aveva bevuto gli si agitava nello stomaco, e un sapore
acido che gli risaliva in gola. Ebbe un primo conato mentre alcuni giovani lo schernivano, ne ebbe un
altro mentre la dama in nero lo prendeva per un braccio per portarlo via. Quando avvert il contatto di
quella mano, Dalmau si volt e vomit sullorlo del vestito e sulle scarpe della signora. Nella sala si
udirono commenti di ogni genere ed esclamazioni scandalizzate. Mentre un paio di camerieri aiutavano
la signora a pulire il vestito di seta e pizzi, un altro invit Dalmau a infilarsi dietro la fila dei musicisti e
lasciare il locale dalluscita di servizio della cantina. Si lasci accompagnare.
...
.
...
7.
...
.
...
Emma e il pollivendolo viaggiavano sul treno diretto a Sarri, lungo una linea ferroviaria che
partiva da plaza de Catalunya e raggiungeva quello che un tempo era stato un municipio indipendente,
ormai incorporato nella grande Barcellona. Il percorso si snodava in parte lungo calle Balmes,
dividendola in due come accadeva in molte altre strade della citt occupate dai binari di tram e treni.
Tuttavia, a differenza dei tram, che per la maggior parte erano gi elettrificati o tirati da muli o cavalli,
quella di Sarri era una vera e propria linea ferroviaria, le cui pesanti locomotive si muovevano con un
gran frastuono, fischiando e sbuffando vapore e un denso fumo nero che insudiciava persone e cose con
unirritante regolarit, ossia ogni quindici o venti minuti, per la disperazione di chi viveva da quelle parti.
Mentre percorrevano calle Balmes, Emma pensava proprio alla grande locomotiva che trainava
i vagoni. Anni prima, quando nel quartiere della Barceloneta era stata costruita la stazione della prima
linea ferroviaria di Spagna che univa la capitale catalana a Matar, le donne della zona avevano messo
in giro la voce che i macchinisti rapivano i bambini per usarne il grasso come lubrificante per le
macchine. Prov unintensa nostalgia che le serr lo stomaco, ricordando che, quando era bambina, suo
padre si prendeva gioco di lei raccontandole quella storia paurosa. Se fosse stato vero, pens, il
macchinista dellimponente locomotiva che tirava il treno su cui si trovava avrebbe dovuto sequestrare
una folla di bambini per mantenere lubrificata quella poderosa macchina. Sorrise, ripensando a suo
padre che puntava lindice verso una di quelle locomotive, mentre lei tentava di nascondersi tra le sue gambe.
Stai pensando a qualcosa di divertente? le chiese Matas strappandola ai ricordi.
No, rispose Emma senza esitazione. Non voleva condividere i propri pensieri con il pollivendolo.
Da alcuni giorni il vecchio sdentato non le dava tregua e, bench avesse mantenuto la promessa
di non metterle le mani addosso, la accarezzava con lo sguardo dei suoi occhi torbidi, gli stessi che in
quel momento, dopo averla fissata con scetticismo, scivolarono sul seno. Era dicembre, e faceva
freddo, un freddo tremendo che in quel vagone malandato si faceva ancora pi tagliente a causa degli
spifferi, quasi a ricordare che viaggiavano in terza classe, la peggiore. Tenendosi ben dritta sullo
scomodo sedile di legno, Emma si copr il petto sollevando la cesta che conteneva due oche vive. Il
vecchio smise di osservarla con lussuria e guard fuori dal finestrino, mentre la giovane donna si
concentrava sulle oche. Quegli uccelli erano il motivo per cui avevano preso il treno, diretti alla
stazione di La Bonanova, in una zona non del tutto edificata tra Barcellona e Sarri, dove si trovavano
alcune imponenti ville circondate da grandi giardini ben curati. Da quelle parti il pollivendolo poteva
contare su una buona clientela che gli comprava le oche a otto pesetas ognuna, un prezzo ben maggiore
di quello che riuscivano a spuntare per polli, galline, anatre o pernici.
Emma sapeva che era solo questione di tempo prima che Matas finisse per allungare le mani,
magari cingendole la vita con una scusa improbabile o sfiorandole il petto come per caso, approfittando
degli inevitabili contatti che potevano capitare durante le giornate di lavoro.
Se dovesse succedere, gli rifiler una sberla memorabile! Poco ma sicuro! aveva promesso a
Dora circa tre mesi prima, quando aveva iniziato a lavorare per lui. Gli far cadere i quattro denti che
gli sono rimasti, aveva aggiunto con rabbia.
 solo un vecchio porco, aveva minimizzato la sua compagna di stanza.
E tu vorresti che mi lasciassi palpeggiare da quello schifoso?
Dora naturalmente non lo voleva e, fedele alla teoria secondo cui ogni donna aveva bisogno di
un uomo che la proteggesse, faceva di tutto per presentare Emma agli amici del proprio fidanzato, che
lavorava in un negozio di cappelli. Aveva un carattere affabile ma un po distratto, una corporatura
minuta che, secondo Emma, faceva dubitare che fosse in grado di difendere se stesso, figuriamoci una
donna, anche se a Dora taceva quelle perplessit perch la vedeva felice e pronta a rivolgergli mille
attenzioni affettuose.
Emma le dava corda. Aveva perso il contatto con le amiche del quartiere di Sant Antoni,
persino con sua cugina Rosa e le altre con cui aveva partecipato a scioperi e manifestazioni, insieme a
Montserrat. Ogni tanto ne incontrava una, ma alla fine della conversazione non riusciva a non chiedersi
se dietro quelle chiacchiere amichevoli non ci fosse il ricordo dei disegni dei suoi nudi e di tutti i
pettegolezzi che dovevano essersi moltiplicati al riguardo. Cos preferiva trascorrere il tempo libero con
Dora, che le aveva presentato un cugino di Juan Manuel, il suo fidanzato; poi un altro impiegato della
cappelleria, ancora pi magro di lui; infine un paio di altri amici, compreso un disoccupato al quale
avevano dovuto offrire il vino e la trippa consumati in un locale... Erano persone insulse, banali, che
Emma aveva scartato al primo incontro, rifiutandosi di approfondire la conoscenza.
Sei ancora innamorata di Dalmau, aveva constatato Dora qualche giorno prima, nellintimit
del letto che dividevano, quasi rimproverandola per lennesimo rifiuto che quella sera aveva opposto a
un nuovo pretendente, un conducente di tram molto pi grande di lei il cui unico argomento di
conversazione era stato il tragitto che percorreva ogni giorno, descritto con un orgoglio del tutto fuori
luogo, come se portare in giro per la citt quattro poveracci fosse unimpresa paragonabile alla
traversata di un oceano al comando di un veliero.
Emma aveva ragionato sulle parole dellamica. Era ormai trascorso quasi un anno dalla morte di
Montserrat e dallassurda rottura del suo fidanzamento. Non poteva dimenticare Dalmau, lo sapeva, e
inconsciamente metteva a confronto con lui tutti gli uomini che Dora insisteva a presentarle. Dalmau
era... un genio. E gli altri delle mezze calzette. Aveva immaginato mille volte un futuro con lui, ormai
asceso alle vette dellarte, ammirato, invidiato. E lei, al suo fianco, partecipe del suo successo, come
Dalmau stesso le aveva promesso tante volte. Cosa le offriva invece Dora? Un tranviere mezzo calvo?
Per quel gran genio ti ha abbandonata come una vecchia sgualdrina! era esplosa Dora con
rabbia, dandole le spalle, offesa dai pensieri che Emma le aveva confessato.
Hai ragione, aveva ammesso la ragazza con voce spenta.
Per questo, Emma si era sforzata di valutare in modo diverso il nuovo candidato che lamica le
aveva fatto conoscere dopo il tranviere. Aveva dovuto prometterglielo, perch lamica laveva
minacciata di non presentarle pi nessuno. Tanto a cosa serve? si era lamentata Dora. Io e Juan
Manuel lo facciamo perch ti vogliamo bene, ma tu ti dai un sacco di arie, neanche fossi la regina di
Saba. Ci offendi.
Si chiamava Antonio e faceva il muratore. Emma si era fatta lidea che avesse ventidue o
ventitr anni. Aveva cercato di convincersi che avesse un volto abbastanza attraente, per cominciare
con il piede giusto, ma alla fine aveva dovuto ammettere con se stessa che non era vero. Il ragazzo
aveva tratti duri, grossolani, e il naso schiacciato, forse per via di un pugno o di un incidente, con un
paio di sopracciglia folte che si univano al centro della fronte sotto una massa di capelli neri e ricci. In
realt non  poi cos brutto, aveva cercato di consolarsi Emma. Ed era grande e forte. Molto. Emma
aveva osservato le mani di quel ragazzo pi a lungo di quanto sarebbe stato conveniente: erano forti,
con dita grosse e tozze, ruvide anche solo a guardarle, capaci di afferrare e tirare la fune pi grezza,
capaci forse di picchiare duro... Non era colto, e probabilmente era analfabeta come la maggior parte
dei suoi colleghi, per aveva saputo sorprenderla quando, una volta rotto il ghiaccio, aveva cominciato
a parlare di ci che lo appassionava davvero: la lotta operaia.
Aveva idee elementari. Lunico riferimento che citava sempre era Lerroux, uno dei dirigenti
repubblicani pi radicali. In malora i preti! Devono pagarci di pi. Il salario  una miseria. I
bambini non dovrebbero lavorare. Sai quanti ne ho visti, farsi male nei cantieri? La domenica
dovrebbe essere un giorno di riposo. E la giornata di lavoro? Che mi dici della giornata di lavoro?
Si erano conosciuti sul Paralelo, lungo il quale passeggiava la gente comune, a un tavolino allaperto di
un caff dove poco dopo Dora e il fidanzato li avevano lasciati soli, visto che il pavido dipendente della
cappelleria non amava quei discorsi rivoluzionari. Emma, invece, aveva ascoltato affascinata le parole
di Antonio, una sfilza di consegne che portava incise nel cuore e nella sua vita di tutti i giorni; speranze
per le quali Montserrat aveva perduto la virt in prigione e la vita in strada. E anche lei aveva perso...
Con un gesto della mano aveva scacciato dalla mente il pensiero di Dalmau e si era concentrata sulla
voce del muratore: un suono roco, appassionato, che senza saperlo le rimproverava di aver abbandonato
la lotta degli oppressi contro la borghesia ricca e cattolica dopo la morte di quella che lei considerava
una sorella, ma che nello stesso tempo le infondeva un entusiasmo di cui da tempo sentiva la
mancanza, come se al fianco di quelluomo la vita fosse tornata a chiamarla, a chiederle di realizzare
qualcosa dimportante.
La mano del pollivendolo che la prendeva per il gomito, sollecitandola ad alzarsi per scendere
dal treno, riport Emma alla realt. Si liber dal contatto colpendo la mano con la cesta e, dopo aver
percorso tutto il vagone, scese sulla banchina della stazione scoperta di La Bonanova. Segu Matas
lungo viottoli terrosi che costeggiavano alcuni campi. Intorno a lei erano disseminati casali, conventi,
collegi e grandi case signorili, separati da terreni coltivati o incolti che ora, al sole di quella mattina
dinverno, emergevano a poco a poco dalla nebbia che li aveva avvolti. Il pollivendolo le raccont che
molte di quelle case in inverno rimanevano vuote: erano residenze per la villeggiatura estiva dei ricchi
barcellonesi che ancora non avevano preso labitudine di trascorrere la bella stagione nei villaggi sulla
costa o in localit distanti dalla grande citt.
Erano veri e propri palazzi, la cui imponenza faceva sentire Emma minuscola. Le domestiche
della signora alla quale Matas portava le oche non permisero loro neppure di entrare nelle cucine,
sbrigando gli acquisti davanti alla porta di servizio. Misero loro in mano le diciotto pesetas pattuite e li
congedarono. Emma rimase indietro, assorta a osservare la casa: colonne, verande, grandi vetrate,
marmi, una torretta dalla quale si vedeva il mare, volando con lo sguardo oltre la citt. Lei condivideva
il letto con lamica Dora, tosatrice di conigli e fidanzata dellinsulso commesso di un negozio di
cappelli; tutto quello che aveva era mezzo letto in affitto in una stanza piccola e buia dove a malapena
riusciva a muoversi. Quei ricchi borghesi di Barcellona invece potevano addirittura permettersi il lusso
di tenere chiusi dei palazzi sontuosi in attesa che la canicola li spingesse a cercare il fresco in una
localit pi elevata e meno gremita.
Emma non fece caso alle sollecitazioni di Matas, che si era fermato qualche passo davanti a lei,
sorpreso. Il vecchio batteva i piedi per combattere il freddo che gli gelava le ossa e le gridava di
sbrigarsi. Emma non aveva voglia di obbedire agli ordini che uscivano dalla bocca delluomo in una
nuvola di vapore. Molte case signorili appartenevano certamente agli industriali che dirigevano le
fabbriche di Barcellona, gli stessi che si erano sempre opposti con forza a ogni rivendicazione dei
propri operai.
Era stato Antonio a parlargliene. La crisi economica ricadeva sulla massa degli operai.
Laumento del prezzo del cotone a livello internazionale stava facendo strage dellindustria tessile
catalana, il ramo principale delleconomia della regione. La meccanizzazione delle fabbriche rubava il
lavoro alle persone; gli uomini venivano licenziati per essere sostituiti dalle donne, pagate la met.
Dopo lo sciagurato fallimento dello sciopero generale allinizio del 1902, nel quale era morta
Montserrat, la lotta operaia non si era fermata: si era dissociata dai postulati degli anarchici, i grandi
sconfitti di quella protesta, ma era rimasta fedele ad altri movimenti politici e sociali, come quello
capitanato da Lerroux.
Guarda che ti lascio qui! la minacci il pollivendolo.
La precariet del lavoro e, soprattutto, la miseria permettevano agli imprenditori di essere
intransigenti. Molti uomini avevano dovuto accettare di fare i crumiri pur di ottenere il posto dei
compagni con cui avevano fatto fronte comune durante lo sciopero. Morivano di fame!
Non  giusto,  uningiustizia, uningiustizia, diceva Emma tra s.
Non farmelo pi ripetere! insistette il vecchio.
Eppure la borsa di Barcellona prosperava, le aveva detto Antonio, e i finanzieri consideravano
la citt un luogo propizio per i loro investimenti.
E allora resta l!
La ragazza sospir, strinse i pugni e sput in direzione del palazzo. Figli di puttana, borbott
furiosa prima di girare su se stessa e seguire Matas, che gi imboccava la strada della stazione. Prima
o poi, la pagherete cara.
Antonio ed Emma erano in uno degli oltre quaranta punti di ritrovo dei repubblicani sparsi in
tutta Barcellona: una piccola taverna che il proprietario metteva a disposizione del partito, dove si era
riunita una folla di uomini e donne in attesa del discorso di un esponente dei repubblicani, mentre loste
e la sua famiglia servivano caff, vino e birra, realizzando guadagni ben maggiori di quelli che
avrebbero incassato in una sera qualunque di quel dicembre del 1902. Luomo cedeva gratuitamente il
locale, ma non le consumazioni, che si faceva pagare con una rigidit esasperante.
Emma, stretta ad Antonio, in piedi come lei perch le poche sedie del locale erano state
occupate molto prima del loro arrivo, attendeva stringendo un bicchiere di vino forte e aspro come gli
uomini intorno, che chiacchieravano con voci stentoree, si salutavano gridando da un lato allaltro della
taverna e ridevano sguaiatamente. Tutti riponevano grandi speranze nei repubblicani per le imminenti
elezioni comunali della citt di Barcellona, dove la maggioranza delle masse popolari appoggiava i
radicali di Lerroux.
Ci presenteremo con il voto in una mano e la pistola nellaltra, aveva minacciato il capo
partito, riferendosi alla volont dimpedire latavica pratica dei brogli elettorali cui le autorit erano
dedite.
Dun tratto scoppi un applauso; un giovane della cerchia di Lerroux sinerpic sulla traballante
tribuna costruita con quattro assi in un angolo del locale e chiese silenzio con le mani alzate. Emma
sent che la tensione cresceva fino a diventare palpabile: quella gente umile che voleva mettere i
bastoni tra le ruote ai ricchi aveva ormai un ruolo da protagonista a pieno titolo nella politica. Gli
anarchici, tornati al terrorismo con una serie indiscriminata di attentati in tutta la citt, avevano perso
influenza sulle masse operaie dopo il fallimento dello sciopero generale di inizio 1902, e neppure il
Partito socialista operaio, formato da uomini di cultura che si consideravano superiori ai lavoratori, per
lo pi analfabeti, aveva saputo approfittare del momento di svolta in cui la classe subalterna aveva
preso coscienza del proprio potere.
Tutto quel ribollire di lotte, dindignazione contro lingiustizia e dimpegno di classe
consolidatosi intorno al Partito repubblicano, Emma lo sentiva dentro di s e lo vide esplodere in una
sorta di delirio quando loratore critic ferocemente il processo di Montjuc, quello che aveva portato
alla morte di suo padre, pretendendo che si stabilissero responsabilit e risarcimenti. Ascoltando i nomi
dei torturatori, le lacrime le rigarono le guance.
Il tenente della Guardia Civil, Narciso Portas! grid il giovane repubblicano dalla pedana.
Un boia!
S, era lui. Emma trem. Narciso Portas...! Quelluomo aveva massacrato suo padre e gli altri
anarchici arrestati dopo lattentato del Corpus Domini di fronte alla chiesa di Santa Mara de la Mar.
Nei sotterranei della prigione erano stati usati fruste, ferri incandescenti, caschi di ferro che
deformavano la testa... Erano state strappate unghie e schiacciati genitali. Gli uomini, straziati,
confessavano crimini che non avevano commesso. Era lui, s, Narciso Portas. Suo padre e quello di
Dalmau, entrambi sfigurati, avevano raccontato tutto a Josefa nella visita che le era stata consentita
dopo la condanna a morte poi commutata in un esilio al quale nessuno dei due era sopravvissuto.
Emma allora aveva solo dodici anni. Laspetto di suo padre le aveva fatto paura e, insieme a
Montserrat, si era stretta alla gonna di Josefa. Lui, comprendendo il terrore che suscitava nella figlia,
non aveva neppure tentato di avvicinarsi; una smorfia che voleva essere un sorriso era il ricordo che le
restava dellultima volta che aveva visto suo padre.
Bastardo! grid Emma, unendosi ai fischi e alle urla.
Gli astanti vibravano dindignazione e proferivano ogni genere dinsulti. Lottare, lottare,
lottare! quella era la parola dordine. Loratore chiese denaro per la casa del popolo che Lerroux
voleva costruire. La gente promise di contribuire. Il giovane chiese volontari disposti a lavorare per la
causa, ed Emma non vide nessuno, uomo o donna che fosse, tenere la mano abbassata.
Loratore del partito, colmo di soddisfazione, sorrise. Voi potete abbassare le mani, disse con
condiscendenza a un gruppo di donne vicine. Pensate piuttosto a occuparvi dei vostri uomini.
Qualche risata fece eco al consiglio. Emma si guard intorno: quasi tutti gli uomini ridevano o
annuivano. Antonio, per, accorgendosi che lei lo guardava, si cancell dalla faccia il sorriso con cui
aveva accolto quelle parole.
Che vuoi dire, imbecille? esclam una donna piuttosto anziana. Credi che siamo inferiori
agli uomini?
No, no... tent di rimediare il giovane oratore. Voi avete la vostra funzione, importante,
trascendentale, che  la famiglia. Dovete educare i figli ai valori repubblicani; lunit della famiglia 
un aspetto imprescindibile della lotta operaia. Ma anche lassistenza ai detenuti, la solidariet con gli
scioperanti e con i compagni pi bisognosi fanno parte della vostra missione e...
E pure succhiarvelo ogni tanto, vero? lo interruppe una ragazza mostrandogli il pugno.
No... Loratore cerc di farsi sentire tra i lazzi e gli insulti che ormai uomini e donne si
scambiavano. Volevo dire...
Ditemi un po, avete mai affrontato un reggimento a cavallo della Guardia Civil? Nel silenzio
che cal, Emma attese una risposta. Il giovane esit, quindi Emma grid con tutto il fiato che aveva:
Io s! La gente si fece da parte, alcuni per vedere chi fosse a parlare dal fondo della taverna, altri per
farle spazio. Io s! ripet Emma mentre le si apriva davanti un passaggio fino alla pedana. Fin da
quando ero molto piccola. Erano pi vicini di come siete voi ora, armati, con i cavalli che scalpitavano
e schiumavano, e i militari avrebbero voluto ucciderci con lo sguardo mentre li insultavamo. Molte
volte ho dovuto correre per non farmi prendere. E ceri anche tu, ricordo di averti vista varie volte.
Emma cerc invano di ritrovare nella massa il volto della donna che aveva parlato per prima. E anche
tu, tu e tu. Indicava a una a una le donne presenti, sicura che quasi tutte avessero vissuto momenti
simili. Invece a te non ti ho mai visto, disse alloratore. Tu non ceri, in mezzo a tutte le donne con
cui ho lottato per evitare che i nostri uomini fossero presi a bastonate dalla Guardia Civil o dai soldati
durante uno sciopero. I presenti manifestavano rumorosamente il proprio accordo con Emma, che
attese finch non vi fu nuovamente il silenzio. Mia... Sent lo stomaco stretto in una morsa e un nodo
in gola, mentre era assalita da uninfinit di ricordi e sensazioni che sembravano esploderle dentro.
Mia sorella  morta nello sciopero generale. Lhanno uccisa su una barricata, mentre affrontava i
soldati! E voi ora mi dite che la nostra funzione  solo quella di educare i figli e soccorrere i detenuti?
Lultima domanda fu pronunciata con voce rotta. Molte fra le donne presenti piangevano, e non
pochi uomini si trattenevano a malapena; vicino a lei, Antonio si asciugava gli occhi.
Il giovane che li aveva arringati sulla necessit della lotta seppe cogliere loccasione e si mise
ad applaudire Emma con entusiasmo. Per tutte le donne repubblicane! grid, poi scese dal palco e si
diresse verso di lei.
Gli astanti si unirono allapplauso, che divenne fragoroso, lanciando grida di esultanza ed
encomi a madri, sorelle, mogli e amiche. Si levarono i bicchieri in un brindisi.
Nella confusione generale loratore, accompagnato da un paio di uomini che gli facevano da
scorta, raggiunse Emma. Mi chiamo Joaqun Truchero, e ti faccio le mie pi vive congratulazioni, le
disse, porgendole una mano che Emma strinse. Hai fatto un grande discorso. Il partito ha bisogno di
donne come te. Vieni?
Senza che nessuno attendesse la sua risposta, Emma fu risucchiata nella loro scia, mentre la
gente intorno applaudiva al suo passaggio. Antonio la segu. Entrarono in quello che doveva essere il
magazzino della taverna, ma quando il giovane repubblicano fece per chiudersi la porta alle spalle,
Antonio glielo imped.
Tu no, gli intim Joaqun. Devo parlare da solo con la compagna.
Il muratore, intimidito, cedette e si tir indietro, ma Emma non accett limposizione.
Lui entra con me, disse, spalancando lei stessa il battente della porta per far passare Antonio.
Truchero non fece ulteriori commenti e invit Emma a sedersi su una cassa, imitandola. Gli
uomini della scorta e Antonio rimasero in piedi.
Oggi ci hai dato una lezione, cominci il giovane repubblicano dopo essersi schiarito la voce
e aver lanciato unocchiata furtiva alle gambe di Emma, incrociate sotto una gonna che al fuoco di
quello sguardo sembr dun tratto troppo corta. Abbiamo bisogno di donne come te, che sappiano
diffondere tra le altre lo spirito... la passione per la lotta operaia. Joaqun si lanci in un altro
infiammato discorso, parlando stavolta a una sola ascoltatrice, una donna che studiava con evidente
soddisfazione, soppesandola, sorridendole e toccandola in pi di unoccasione, come per sottolineare
con quei contatti le idee che voleva trasmetterle.
Emma osservava di sottecchi Antonio, che ascoltava con espressione torva, aggrottando le folte
sopracciglia, ma rimanendo immobile, vicino ai due uomini di Joaqun, alti e forti quanto lui. Il giovane
repubblicano doveva avere pochi anni pi di Emma. Era audace e, visto il suo comportamento,
piuttosto disinibito, pens lei. Aveva la parlantina facile e un sorriso che riusciva talvolta a contagiarla.
Era un seduttore, consapevole del proprio fascino e determinato a usarlo. Indossava una giacca lisa e
sformata, come se cercasse di confondersi con gli operai che andavano ad ascoltarlo, ma quella
sensazione era smentita dalle scarpe, parecchio sporche, sebbene palesemente molto pi costose di
quelle che un qualsiasi lavoratore avrebbe potuto permettersi. Doveva averle inzaccherate apposta, si
disse Emma, tirando la gonna per coprirsi il pi possibile le gambe, che sembravano calamitare
lattenzione delluomo.
Joaqun Truchero concluse la sua tirata e, mentre le dava appuntamento nel nuovo locale della
Confraternita Repubblicana che Lerroux aveva allestito in un edificio dellEixample, vicino
alluniversit, Emma si rese conto che non aveva quasi ascoltato quello che lui le aveva detto, perch si
era preoccupata solo del proprio aspetto, del suo, delle reazioni di Antonio, di quelle dita che le
sfioravano le braccia, il gomito, le mani. Addirittura gli aveva permesso di toccarle i capelli senza
reagire. Tent di ricordare una cosa qualunque di quelle che le aveva detto, forse che doveva tagliarseli
per assomigliare di pi a chiss chi... Era da non credersi che un tizio appena conosciuto si permettesse
di dirle come doveva tagliarsi i capelli! Eppure quella carezza sul collo...
Emma, andiamo?
Si risvegli dalle sue fantasticherie al suono della voce roca e poderosa di Antonio. Perch
aveva quel tono? Lo cap osservando il volto corrucciato del muratore e scoprendosi assorta nelle
riflessioni sul proprio taglio di capelli, mentre ancora stringeva la mano che Joaqun Truchero le aveva
dato per salutarla. S... balbett rivolta ad Antonio e ritirando bruscamente la mano. Certo...
Subito.
Allora verrai? chiese Joaqun.
Dove?
Luomo la fiss, sorpreso. Nella sede della Confraternita Repubblicana. Come abbiamo detto,
no?
Ah, gi... s... s.
Emma oltrepass la porta che Antonio le teneva aperta e rientr nella sala della taverna, ancora
piena di repubblicani che bevevano e discutevano animatamente. Camminando al fianco del muratore,
si chiese perch Truchero lavesse turbata cos tanto.
Dal giorno in cui Emma conobbe Joaqun Truchero, il rapporto tra lei e Antonio si complic.
Quella stessa sera, mentre passeggiavano lungo il Paralelo come avevano fatto negli ultimi mesi, il
muratore mantenne unespressione imbronciata, chiusa, pensierosa. Emma si sforz di capirlo. In
fondo, durante la sua predica il giovane repubblicano laveva toccata pi volte di quanto non lo avesse
fatto Antonio da quando si conoscevano. Doveva essere geloso, o almeno contrariato; doveva sentirsi
umiliato per la propria timidezza, per quei modi impacciati che tanto balzavano allocchio in confronto
allarroganza e alla galanteria dellaltro. Emma decise di far finta di niente. Gli sarebbe passata. Del
resto, non erano neppure fidanzati, anche se a sentir Dora bastava vedersi per tre volte di fila per
considerare seria una relazione.
Le cose, tuttavia, peggiorarono quando Emma mantenne la promessa di recarsi alla sede della
Confraternita Repubblicana. Si trattava di un nuovo punto di ritrovo per i repubblicani, come le mostr
Joaqun con lorgoglio di chi aveva partecipato alla sua realizzazione, ma a differenza degli altri
disseminati per la citt, che erano piccoli, composti da un solo locale squallido e mal ventilato o
condiviso con altre attivit, come la taverna in cui si erano conosciuti, era immenso. Contava oltre
millecento soci e disponeva di numerosi vantaggi: un posto di ristoro, una sala riunioni, alcune
cooperative di consumo, un ufficio di consulenza legale e un ambulatorio medico-chirurgico, oltre a
vari servizi che semplificavano la vita dei membri del partito associati alla Confraternita.
Adesso abbiamo anche avviato la costruzione della Casa del Popolo, si vant il giovane.
Ancora pi grande di questa!
La visita procedeva come in processione. Davanti cera Joaqun, che per loccasione era ben
vestito e aveva dato una ripulita alle sue costose calzature, poi Emma, seguita da altri giovani di idee
radicali e votati alla politica, dei quali Lerroux aveva voluto circondarsi e che lo idolatravano; per
ultimo, dietro tutti, cera Antonio, che li seguiva di malavoglia. Emma si sent di nuovo confusa dalle
attenzioni che Joaqun le dedicava; stavolta fu pi attenta a dissimulare, ma era impossibile, perch
alcune libert di Joaqun ricevevano addirittura il plauso degli altri, come se Emma fosse cosa sua. Nel
partito era stato deciso che il suo primo impegno poteva essere quello di fare lezione alle operaie
desiderose di imparare a leggere e scrivere, e Joaqun le propose lincarico quando giunsero in unaula.
Vedendo i banchi vuoti, Emma prov una vertigine travolgente: tocc le matite, sfogli i libri
con i primi esercizi di calligrafia, semplici, elementari, uguali a quelli che aveva usato lei da bambina.
Non riusciva a immaginarsi nei panni di maestra, per non poteva negare che la proposta la lusingava.
Avevi detto che sai leggere e scrivere, le ricord Joaqun.
Lho detto?, si chiese Emma.
S, ma da questo a diventare maestra...
 il tuo posto.
Io mi trovo meglio per strada. A scappare dalla Guardia Civil. Non ho mai insegnato niente a
nessuno.
Le strade saranno tue, ogni volta che vorrai, le assicur Joaqun. In pi potrai metterti a
capo delle operaie che avrai istruito. Perch limportante non  solo insegnare, ma anche dare una
formazione politica, diffondere i nostri ideali. La lotta contro la Chiesa...
Emma agit una mano. Se sono vere operaie, sapranno gi tutto, lo interruppe.
Non dovresti esserne cos sicura.
Qualsiasi lavoratrice sa bene chi  il nemico!
No! la contraddisse Joaqun con fervore. Non devi credere che siano tutte come te. Per
questo ti chiedo di fare loro da maestra. Ci sono molte compagne che, pur essendo operaie e
repubblicane, continuano a credere in Dio. Ammettiamolo: a parte alcune eccezioni, le donne delle
classi popolari sono ignoranti e superstiziose.
Emma avrebbe voluto ribattere, ma lui glielo imped con un gesto della mano.
Non lo pensiamo solo noi, in questo maledetto Paese in pieno declino, tenuto in ostaggio da
preti e aristocratici. Dicono le stesse cose anche in Francia.  come uno specchio che ci permette di
vederci meglio. Neppure l  consentito il voto alle donne, e proprio per questa ragione. Il dubbio che
leggeva negli occhi di Emma lo spinse a calcare ancora di pi la mano nella sua diatriba misogina. Le
donne sono deboli e influenzabili, come sanno bene i preti, che si rivolgono a loro per prime. 
risaputo. Pensaci: ogni volta che vedrai un membro del clero che cerca di fare proseliti, potrai toccare
con mano che le sue attenzioni sono rivolte a una donna. Quello che li muove per non  solo la
lussuria, bens la consapevolezza che una volta guadagnata una donna alla loro causa avranno fatto
breccia anche nella vita del marito e nel suo voto, e potranno avere il controllo sulleducazione dei
figli. Quando una donna entra nel confessionale, il marito perde ogni autorit su di lei e sulla famiglia,
perch lei si rimette a Dio, attraverso il confessore.
A differenza di quanto accaduto nel magazzino della taverna, Emma stavolta riflett seriamente
sulle parole che aveva udito. In passato, aveva ascoltato Josefa raccontare di alcune compagne che
avevano finito per tradire la causa e avvicinarsi alla Chiesa. La madre di Dalmau e di Montserrat le
aveva insultate con rabbia, e s, aveva rinfacciato loro dessere ignoranti e credulone, accusandole di
idolatria e tradimento, un po come il giovane repubblicano.
Non pensarci troppo, riprese Joaqun. Abbiamo bisogno di te. Bisogna istruire le nostre
donne, perch solo cos potranno liberarsi dal giogo dei preti. E, quanto alla strada, non ti preoccupare,
te la teniamo ben calda... Parlando, si avvicin sempre di pi a Emma, stringendola dassedio con le
sue parole e la sua presenza.
Le lezioni bisogner farle di sera, mormor Emma quasi tra s, incalzata da
quellimbarazzante vicinanza.
S, quando il lavoro e le faccende sono terminate, precis Joaqun. In genere, nel tardo
pomeriggio, ma a volte si dilungano.
La mia padrona di casa non lo permetter, lo interruppe Emma. Joaqun, Antonio e tutti gli
altri tacquero, in attesa di una spiegazione che alcuni gi intuivano. Una donna sola che rientra quando
 gi buio puzza di peccato da lontano. Finora sono riuscita al massimo a saltare qualche rosario, ma se
vede che rientro spesso tardi mi caccer di casa.
Allora cambia casa, le sugger Joaqun.
No, non era quella la soluzione. Non era latteggiamento che Emma avrebbe apprezzato in quel
momento. Hai messo un piede in fallo, caro il mio fanfarone presuntuoso, pens, prima di dargli
bruscamente le spalle e rivolgersi ad Antonio. Tu che ne pensi? gli chiese.
Il muratore esit, colto alla sprovvista da quella domanda a bruciapelo.
Dimmi: credi che sarei capace di dare queste lezioni? gli chiese lei ancora.
Ma certo! reag infine Antonio. Che domande!
Ben detto, sintromise Joaqun, cercando di ottenere unattenzione che Emma gli neg.
E la padrona di casa? continu lei, sempre rivolta ad Antonio.
Lui fece spallucce, minimizzando il problema. Se volessi essere la mia fidanzata... Solo per
finta, si corresse, come se avesse fatto una proposta sconveniente. Voglio dire... non saremmo
fidanzati davvero, ma per la tua padrona di casa s, cos non potrebbe impedirti di uscire la sera...
Per di sicuro vorrebbe conoscerti meglio. Vorrebbe sapere se sei un uomo virtuoso. Se ti
invitasse, saresti disposto a recitare un rosario con noi?
Per la prima volta da quando era entrato nella sede della Confraternita, Antonio sorrise. Se
necessario, anche cinque! le assicur.
Bene, cos abbiamo risolto il fidanzamento e la padrona di casa, torn a farsi sentire Joaqun,
con un sarcasmo mal dissimulato. Benvenuta nella Confraternita Repubblicana. Ti presento Romero,
il mio aiutante, prosegu, indicando un ragazzo ancora pi giovane di lui che gli assomigliava per
aspetto, forma e maniere. Ti informer lui di ogni dettaglio.
Detto questo, Joaqun si volt e usc dallaula, seguito da tutta la sua corte, eccetto laiutante e
Antonio ed Emma, la quale si era incantata ad accarezzare il legno di un banco. Sar una maestra!, si
complimentava con se stessa. Anche Dalmau aveva fatto lezione agli operai; per poco tempo, finch
non avevano sparato a Montserrat. Lui era stato orgoglioso allidea di aiutare giovani operai; anche i
cattolici, diceva. Emma si chiedeva se sarebbe stata allaltezza di quellimpegno, sebbene in fondo
pensasse che non poteva essere cos difficile. Le torn in mente il periodo in cui aveva aiutato nei
compiti un ragazzino che pochi anni prima Bertrn aveva preso a servizio come sguattero. Gli aveva
fatto lezione. E anche alla figlia minore di Bertrn, del tutto negata per la scrittura e la lettura, che il
padre voleva addestrare a scrivere e leggere le comande. Era stato facile, persino divertente.
Ah! Joaqun reclam di nuovo la sua attenzione. Ma che faceva, la perseguitava? La sua testa
era comparsa dalla fessura della porta socchiusa, a met altezza, come se fosse stato un nano.
Immagino sia superfluo ricordarti che la tua collaborazione sar graziosa...
Graziosa? lo interruppe Emma senza capire. Mi prendi in giro?
Graziosamente offerta senza compenso. Volevo dire questo. Gratis.
Non sono mai stata pagata per affrontare la Guardia Civil durante gli scioperi! gli rispose con
sdegno, esasperata dalla sua arroganza. Anzi... ogni volta ci ho perso pure la paga della giornata.
Capisco, rispose Joaqun e se ne and, facendo sventolare la mano a mo di saluto, come un
burattino, in un malriuscito tentativo di spirito.
Aspetta, gli ordin Emma.
La mano si immobilizz.
Anche la tua collaborazione  graziosamente offerta?
Romero sobbalz, mentre il volto del suo capo, che spuntava da dietro la porta in modo
ridicolo, si contrasse in una smorfia dirritazione. Ascoltami bene, ragazzina, la riprese Joaqun
raddrizzando la schiena. Lorganizzazione del partito non  affar tuo. Se vuoi lavorare qui come
maestra per le operaie analfabete, fa pure; in caso contrario, sai dov la porta.
Non dovreste parlare cos a Emma, scatt Antonio, interponendo il suo immenso corpo tra i
due.
Joaqun non si lasci intimidire. Parlo come voglio. E mi avete capito: se laccordo non
vinteressa, quella  la porta.
Ci detto, li lasci soli con Romero.
La sera Antonio accompagnava Emma a casa, fingendo che fosse uscita a passeggio con lui al
Paralelo invece che per insegnare a leggere e a scrivere in una scuola repubblicana. Si prest anche alla
recita del rosario, pi di una volta, assieme alla padrona di casa, alla domestica, ad alcuni conoscenti o
vicini della signora che di quando in quando le facevano visita, oltre che a Dora e a Emma,
naturalmente, che si limitava a balbettare qualcosa.
Mia madre  una di quelle donne di cui parlavate con il tuo capo, le spieg Antonio la volta
in cui lei gli chiese come facesse a conoscere tanto bene tutte quelle litanie.  una donna cos buona
che si beve qualsiasi sciocchezza. Mio padre prima si arrabbiava, ma ora la lascia fare. Quando 
ubriaco, che  il momento della verit, dice che cos almeno c qualcuno che prega per la famiglia...
per non sbagliare, rivel a Emma, come se fosse un segreto.
Lei sorrise. Dopo lincontro con Joaqun alla taverna, il rapporto con Antonio aveva attraversato
un periodo di crisi, perch lui temeva di perderla e anche  non si poteva negarlo, Emma lo ammetteva
con se stessa ogni volta che ci pensava  per la curiosit che quel ragazzo era riuscito a suscitare in lei;
ora invece il falso fidanzamento, pur essendo appunto una farsa, rendeva felice Antonio, che ne godeva
con lingenua goffaggine di un bambino di dieci anni. Eppure, tutti i suoi difetti non facevano che dare
maggior rilievo alla sua bont, che a volte riusciva a commuovere Emma. Un fiore offerto con cautela
tra le grosse dita, un sorriso, una risata grave e profonda per il pi semplice scherzo, uno sguardo
tenero che stonava con il suo aspetto da bruto, una canzone. Antonio canticchiava alla meno peggio per
Emma le melodie che pi le piacevano, ascoltate da unorchestrina nel parco o in qualche sagra di
quartiere. Cantava male, malissimo, per continuava a ripetere quei motivi, a voce bassa, mentre
passeggiavano tornando a casa, dopo la lezione alla Confraternita. Le cantava tutte le canzoni che le
aveva sentito lodare. Era in quelle occasioni che il muratore riusciva a conquistare Emma, la quale
permetteva alla tenerezza dinvaderla completamente. Le veniva voglia di accarezzare quellomaccione
cotto dal sole nei cantieri, con le mani ruvide come la carta vetrata; provava il desiderio di prenderlo
sottobraccio e scuoterlo, per vedere se riusciva a smuovere quella montagna umana che sembrava
ancorata al terreno, ma si tratteneva. Le sarebbe piaciuto farlo, per avrebbe rischiato di lanciare ad
Antonio un segnale che lui avrebbe potuto equivocare. Ogni volta che Emma si ritrovava in quella
spirale di dubbio e attrazione, finiva per sbuffare e allontanare quei pensieri dalla mente. Da oltre un
anno non faceva lamore con un uomo. Molte notti ripensava a Dalmau e si accarezzava, per poi
smettere. Quel gran genio ti ha abbandonata come una vecchia sgualdrina!, le aveva detto Dora,
aprendole gli occhi. No, Dalmau non meritava che lei raggiungesse lestasi pensando a lui. Ma allora, a
chi poteva pensare? Ad Antonio? Anche solo immaginare quel corpo immenso chino su di lei la
spaventava, procurandole unansia da cui si liberava a fatica. Si chiedeva con timore se il suo membro
fosse smisurato come il resto del corpo. Quasi sempre rinunciava a toccarsi, oppure continuava a
sfiorarsi pensando solo alle proprie dita, al calore che sentiva tra le gambe; in due o tre occasioni si era
stretta a Dora nel letto, fingendo di dormire profondamente, per poi staccarsi dallamica quando sentiva
che stavano per coglierla i primi spasmi.
I dubbi che tormentavano Emma non sembravano inquietare Antonio, che sembrava felice
anche solo di camminarle al fianco, suscitando in lei ulteriori preoccupazioni.
Non so cosa voglio, confess un giorno a Josefa, che era diventata la sua migliore amica e
confidente. Non voleva parlarne con Dora, perch Antonio era amico del suo fidanzato e, a volerla dire
tutta, perch in quel campo la trovava un po troppo ingenua e superficiale.
Continuava a vedersi con Josefa fuori di casa, per non rischiare dincontrare Dalmau. Non
avere paura, le aveva detto un giorno lei. Non mette quasi mai piede in casa e, quando lo fa, 
lalba.
In ogni caso, Emma preferiva incontrare la brava donna per strada e portarla a bere un caff in
un locale qualsiasi sulle Ramblas.
Dimentica mio figlio. Dimenticalo, le consigli Josefa quando ebbe ascoltato la sua
confessione, e lo ripet ancora quando la ragazza accenn a una protesta, pi per considerazione verso
la madre di Dalmau che per convinzione. Ormai sei adulta e, nella tua situazione, hai bisogno di un
compagno. Da quello che mi dici, questo Antonio  un uomo come si deve: ti tratta bene e ti rispetta, 
chiaro. Chiunque altro ti avrebbe gi alzato la gonna da tempo. Le due donne risero e sorseggiarono il
caff, sedute a un tavolino, la pi giovane con una cesta vuota ai piedi, dove erano rimaste alcune
piume di gallina; la pi anziana con unaltra cesta piena di biancheria da cucire. Figlia mia... Josefa
le prese una mano. Se  un uomo buono, dagli una possibilit, chiudi gli occhi e concediti a lui. Non
importa se non  tanto sveglio, guarda dove sono finiti quelli che lo erano: tuo padre e mio marito,
morti ammazzati per aver letto troppo e saputo troppo. Quanto a Montserrat, non c bisogno che te ne
parli. Dalmau, poi... Io lavevo messo in guardia, ma i borghesi gli hanno rubato lanima. La vita 
invecchiare insieme, aiutarsi lun laltro, tirar su i figli. Gli uomini troppo svegli scompaiono perch
non accettano lingiustizia che li circonda, e prima o poi finiscono male. Oppure, peggio ancora, se non
finiscono male diventano dei vecchi brontoloni, amareggiati dalla vita e insofferenti con le persone che
hanno vicino. Un uomo buono, sano, pulito e lavoratore  quello che fa per te, concluse Josefa.
Emma fece segno di s, mordendosi il labbro inferiore, come se quelle parole le avessero tolto
un peso dalle spalle, ma rest sorpresa dalle parole che seguirono.
Sta attenta, per, perch non va bene neppure che la moglie sia troppo superiore al marito.
Cosa intendi dire?
Tu fai da maestra alle operaie, giusto? chiese Josefa.
Emma annu.
Ebbene, il tuo uomo potrebbe sentirsi umiliato.
Non lo sembra.
Per ora, insistette Josefa.
Quindi cosa devo fare?
Josefa fece una smorfia. Devi farti furba: non darti arie. Fagli credere che il tuo compito non ti
piace, che preferiresti stare con lui.
Emma si chiese come avrebbe fatto a fingere proprio su quello. Le piaceva molto fare lezione,
in realt, le riempiva la vita. Le dava un senso di soddisfazione cos profondo che usciva sempre gonfia
di orgoglio dalla Confraternita. Aveva sette alunne, tutte donne di una certa et, fra i trentacinque e i
cinquantanni. Tutte con figli a carico. Non riuscivano mai a essere tutte presenti alle lezioni, che si
svolgevano il luned, il mercoled e il venerd. Qualcuna aveva sempre un imprevisto, un bambino
malato, un impegno, ma non mollavano; venivano ogni volta che potevano, con costanza e
determinazione. Volevano insegnare a loro volta ai propri figli. Volevano dare lesempio. La cultura, il
sapere, erano la strada che conduceva verso la libert e il progresso: cos affermavano convinte.
Emma, chiamami Emma, per favore, aveva detto a Jacinta, una donna che le si era rivolta
chiamandola maestra.
Romero, laiutante di Joaqun, le aveva consigliato di non dare troppa confidenza alle alunne, di
farsi rispettare. A lei, per, di quello che lui diceva non importava nulla.
Avevano cominciato con la a.
Una semplice a, capisci? Antonio la stava ascoltando mentre tornavano verso casa di Emma.
Loro sanno qual  la a. Sanno pronunciare il nome Emma, che ha la a. Per non sanno come si scrive
e neppure sanno attaccarla ad altre lettere per comporre una parola. Devo insegnare loro anche la m.
Emme, emme, emme, articol pi volte, unendo e separando le labbra. E-m-m-a. Non lo sanno.
Per questo ci sei tu, le disse Antonio. Per insegnargliela.
Emma approfitt del silenzio che segu per girare la testa e alzare lo sguardo sul volto di
Antonio. Pens a quello che le aveva detto Josefa, ma non le sembrava che le lezioni disturbassero
Antonio. Ti dispiace che faccia la maestra? gli chiese rompendo il silenzio.
Lui aggrott la fronte e si ferm. No. Perch dovrebbe?
Non lo so. Non sapeva come spiegarsi e si pent di aver posto la domanda.
Tu sai impastare la malta? chiese Antonio.
Emma fece cenno di no, e si mise a ridere.
E il filo a piombo, lo sai usare il filo a piombo?
Il filo a piombo?
Be, io s. E sono anche molto bravo.
Emma gli si avvicin e gli si appese al braccio. Ripresero a camminare. Antonio si muoveva
come se non fosse cambiato niente, anche se era la prima volta da quando si conoscevano che
camminavano tenendosi a braccetto. Emma, invece, tremava.
Conosco anche le lettere del mio nome, prosegu Antonio, e lo dimostr scandendole tutte.
E so scriverlo, naturalmente. Posso scrivere quello che vuoi.
Be... Emma incespic nel parlare. Se sai usare il filo a piombo e sai leggere e scrivere,
allora ne sai pi di me.
Le sembr che il muratore, senza perdere il passo, camminasse pi impettito.
Da quel che si diceva, oltre sessantamila persone si erano radunate al primo picnic democratico
organizzato dal Partito repubblicano su unaltura che sovrastava il quartiere di Grcia: il Coll. Era il 15
febbraio, un giorno festivo in cui il freddo dellinverno ormai agli sgoccioli dava battaglia al sole
dellincipiente primavera mediterranea. Emma, Antonio, Dora con il fidanzato e alcuni amici di lui
erano venuti in gruppo, carichi del necessario, dagli ingredienti per preparare un buon riso alla catalana,
alla frutta, al pane e al vino, parecchio, oltre alle coperte su cui sedersi e addirittura un telone da tirare
tra gli alberi per ripararsi dal sole o dalla pioggia. Emma aveva portato un paio di polli per il riso.
Aveva dovuto faticare non poco per convincere Matas a cederglieli allo stesso prezzo che il suo
complice gli faceva presso il deposito degli animali malati nella stazione di Francia.
Cos non ci guadagno niente, si era lamentato il vecchio. Anzi, ci perdo quello che mi 
costato dar loro da mangiare.
Sono per me, gli aveva ricordato Emma. Su di me, non devi lucrare.
Se non ci guadagno niente e non posso neanche toccarti il culo, a che mi servi?
Ti servo per lavorare, vecchio bavoso. Per lavorare come un mulo, brutto porco. Per stare in
giro tutto il giorno a imbrogliare la gente con i tuoi polli e le tue galline. Ti pare forse che io non mi dia
abbastanza da fare per vendere i tuoi animali?
Chiunque ne sarebbe capace.
Emma non aveva voluto mettersi a discutere. Aveva afferrato due polli per le zampe e li aveva
messi davanti agli occhi di Matas. Allora, me li vendi o no?
Allora, me le fai toccare le tette o no? aveva ribattuto prontamente il vecchio, allungando una
mano verso di lei.
Non se ne parla, si era rifiutata Emma, che per aveva alzato i polli sopra le loro teste,
mettendo in rilievo i seni sodi e alti. Ti basta guardarmele, come fai tutti i santi giorni.
E allora fammi vedere un po di pi, laveva implorata Matas. Togliti la camicia.
Se lo facessi, potresti agitarti. E non faresti neppure in tempo ad arrivare al bagno.
Quanto mi conosci! Un giorno, per...
Un giorno non si sa. Avanti! esclam la ragazza con il tono che avrebbe usato per rivolgersi a
un bambino, e riabbass i polli interponendoli tra s e Matas. Basta cos, ora.
Glieli pag con il denaro che aveva racimolato assieme agli altri e lo piant l senza nemmeno
invitarlo al Coll. Depravato, si disse mentre passava vicino al Parque, dove si trovava il primo ricovero
notturno in cui si era rifugiata in quel giorno lontano in cui lo zio laveva cacciata di casa. Sorrise al
pensiero di quanto era stato facile convincere Matas. Era bastato permettergli di guardarle il seno,
come se quellautorizzazione avesse stabilito tra loro un vincolo. Per una volta il vecchio non aveva
dovuto farlo in modo furtivo, come al solito, anche se Emma se ne accorgeva sempre e a volte lo
insultava, a volte lo scherniva e quasi sempre preferiva far finta di niente.
Il sorriso era ormai svanito quando arriv a casa, dove Dora, un paio di sue amiche che
avrebbero partecipato alla colazione sullerba e la padrona di casa si sperticarono in lodi per lottimo
prezzo al quale si era procurata quei due magnifici polli. Torsero il collo ai volatili seduta stante e li
smembrarono per portarli al picnic.
Il Coll era gremito di gente. I fuochi punteggiavano il terreno e uninfinit di colonne di fumo si
alzavano al cielo. Il partito, con Lerroux in testa, aveva organizzato una gara per i bambini, che si
sfidavano nella corsa o nel salto con i sacchi. Cerano balli, cori... Alcuni attivisti piantarono un albero:
lalbero della libert. Su tutta la collina si tenevano riunioni, molte a carattere spontaneo, nelle quali si
parlava con calma oppure tra urla e risate, come cera da aspettarsi da quella folla di operai. Allarrivo
al Coll, cera chi offriva cibo e bevande ai compagni pi poveri; si raccoglievano donazioni e i pi
giovani si premuravano di assistere e dare da mangiare ai vecchi cui era rimasta solo la famiglia
repubblicana.
Latmosfera era allegra e festosa, e lo slancio di solidariet condiviso da quelle migliaia di
persone avvolgeva come un alone lintera montagna, visibile da ogni angolo di Barcellona, una festa di
tutti, a cui potevano partecipare i catalanisti, i conservatori, i cattolici e persino gli anarchici, molti dei
quali avevano finito per entrare nelle file di quel partito politico che lottava per i lavoratori. Dopo un
gran cercare, le ragazze trovarono gli uomini, che erano partiti allalba per assicurarsi un buon posto
sotto uno dei rari alberi che punteggiavano laltura, e per farsi carico dei viaggi necessari a trasportare
la legna e gli arnesi pi pesanti. Le donne portarono i polli di Emma, gi divisi in pezzi, con le viscere e
il sangue raccolti in due barattoli, e poi olio, pane, una seppia, scampi, unanguilla, cipolle, cozze,
fagioli, un peperone rosso arrostito, zafferano tostato, aglio, sale e pepe.
Erano tutti giovani. Sette coppie. Cappellai come Juan Manuel, il fidanzato di Dora, o
commessi di altri negozi. Tutti avevano chiesto alle rispettive madri o ad altre parenti la ricetta del riso
alla catalana, e non appena la padella fu sul fuoco le precise istruzioni raccolte da ognuno si rivelarono
in contrasto con quelle di tutti gli altri. Discussero se si dovesse cuocere prima il pollo, il sangue o
languilla.
E il pomodoro, non lo mettete? intervenne una ragazza paffuta di nome Mara.
Emma ha fatto la cuoca, disse Dora, facendosi sentire al di sopra delle altre voci.
Gli uomini si allontanarono dal fuoco. Le donne resistettero ancora un po, ma alla fine Dora le
convinse ed Emma ebbe campo libero.
Ricordava quella ricetta, che poteva includere lanatra o languilla. Bisogna soffriggere tutto il
pollo con il lardo, tranne il sangue, lo stomaco e il fegato.
Le altre seguirono le sue istruzioni. Fecero dorare il pollo nel lardo e, prima che fosse cotto,
aggiunsero i pomodori, spezzettati come voleva Emma. Gli uomini intanto bevevano vino e
chiacchieravano seduti sotto lalbero. Emma si accorse che Antonio era a disagio quando vedeva che
gli altri abbracciavano e baciavano le rispettive fidanzate, facevano loro mille complimenti e le
facevano bere dai propri bicchieri. Lui, invece...
E tu, perch non mi porti un po di vino? lo rimprover Emma.
Antonio sorrise e obbed; si alz dalla coperta su cui era seduto e le porse il bicchiere.
Emma bevve. Grazie, tesoro, gli disse, dandogli un bacio sulla bocca che fece arrossire quella
montagna duomo. La vicinanza del fuoco, i cui riflessi illuminavano i volti, nascose il suo turbamento.
E ora bisogna aggiungere le croste di pane a questolio caldo... prosegu Emma, indicando una
seconda padella. In questo modo, si attenuano lodore e il sapore.
Nella seconda padella furono cotti gli scampi e la seppia per una decina di minuti, poi fu
scottata languilla, quindi agli ingredienti di mare venne aggiunta la cipolla, affinch imbiondisse.
Ora aspettiamo che sia tutto cotto a puntino e poi aggiungeremo il pollo, annunci Emma.
Nessuno le rispose e lei si stup per quello strano silenzio. Mara, la ragazza in carne che si trovava
dallaltra parte del fuoco, le indic con lo sguardo qualcosa alle sue spalle.
Cosa...? disse Emma, voltandosi.
Gli uomini si erano alzati, e dai gruppi che li circondavano si erano avvicinate altre persone,
abbandonando i fuochi che controllavano da lontano.
Lerroux in persona, la fronte ampia, il lungo volto ornato da baffi con la punta allins, vestito
in modo impeccabile, accompagnato da Joaqun Truchero e circondato da una comitiva di persone, era
proprio l, vicino a loro, e sembrava in attesa della reazione di Emma.
Non baster per tutti, fu lunica cosa che la ragazza riusc a dire, indicando con il pollice le
padelle dietro di s.
Gi, per mi piacerebbe assaggiarne un po. Era stato Lerroux a parlare, e fu sempre lui a
staccarsi dal gruppo di accompagnatori e avvicinarsi a Emma, porgendole la mano.
Prima di stringerla, Emma pul la propria sul grembiule.
Ci sono un mucchio di donne che stanno aspettando il tuo discorso, aggiunse luomo.
Emma impallid. Lerroux fece finta di niente e cominci a salutare uomini e donne.
Non era questo che volevi? Ora era Joaqun a parlare.
Antonio si avvicin, e i guardaspalle che accompagnavano i capi fecero lo stesso.
Devo preparare il riso, disse Emma, tentando di sottrarsi alla richiesta.
Sono sicuro che le tue amiche sapranno farlo buono come te, o quasi. Lerroux parlava senza
smettere di salutare, e cera chi cercava di prolungare la stretta di mano per restare qualche istante di
pi vicino al proprio idolo. Quello di cui invece non sono affatto sicuro  che le tue compagne
sappiano fare un discorso; in questo, lesperta sei tu. Quindi tu parlerai e loro cucineranno. Signorine,
siete daccordo?
Le ragazze assentirono in coro, intimidite.
Quando  pronto il soffritto di pesce, bisogna versarlo nella pentola del pollo, le istru Emma,
allapparenza pi preoccupata per il riso che per il discorso. Poi bisogna mescolare, e quando tutto
sar ben dorato...
Si aggiungono le cozze e i fagioli, la interruppe Dora.
Esatto, e poi...
Il riso, risposero insieme alcune delle altre.
Emma le guard con aria interrogativa.
E una volta dorato il riso, ci si versa sopra il brodo, concluse Mara, ammiccando con
simpatia. Adesso, va a fare il tuo discorso, la spron.
Avanti, la incalz Joaqun.
Devo parlare qui? si stup Emma.
Quale posto migliore di questo?
La gente continuava ad avvicinarsi al punto in cui Lerroux si era fermato con i suoi,
sistemandosi pi in basso o pi in alto lungo il pendio. Il capofila repubblicano si avvicin a Emma, le
prese una mano e la sollev verso il cielo. Cittadini! grid. Vi presento Emma Tsies, repubblicana,
atea, rivoluzionaria, combattente, che insegna alle vostre donne alla scuola della Confraternita
Repubblicana. Eccole, quelle sono le sue allieve, aggiunse, indicando le alunne di Emma che si
assiepavano dietro Joaqun. Ascoltatela.
Non so cosa dire, sussurr Emma a Lerroux mentre tutti gridavano e applaudivano. Non ho
preparato un discorso.
Meglio. Era quello che volevo. Se il discorso  preparato,  pi facile. Cos, invece, potr
verificare se sei brava come mi dicono.
E se balbetto?
La gente aspettava.
Tutti rideranno di te, le rispose Lerroux, facendosi da parte e tendendo un braccio verso di lei
per darle la parola.
Emma sent che sudava. Fece un respiro profondo. Davanti a s vide Jacinta, assieme alle altre,
che la guardava affascinata, con venerazione.
Pilar! si butt Emma, indicando una donna sulla quarantina. Come va con la l?
Linterpellata alz il pugno, strinse le labbra e scosse la testa, come per dire che ancora non
padroneggiava del tutto quella lettera. Molti risero.
E con la i come te la cavi? Labbiamo studiata gi da un pezzo: la i, la terza vocale.
Stavolta Pilar fece un cenno dassenso.
Una l e una i. Emma ormai parlava a tutti. Poi la l con la i, l, i, l, i, li, li...
Libert! grid qualcuno tra gli astanti.
Emma fece un balzo verso il punto da cui proveniva la voce. S, liberta! grid. Proprio
quello che queste donne stanno conquistando, sforzandosi dimparare: la libert. Rubano ore ai figli e
alla famiglia, ore che poi recuperano lavorando di notte, mentre tutti dormono, per poter dedicare un
po di tempo a imparare a leggere e a scrivere. Solo la conoscenza permetter loro di essere libere.
Lerroux sorrideva apertamente ascoltando il discorso di quella nuova leva. Joaqun aveva avuto
fiuto. Quella che aveva davanti era una donna attraente, bella, sensuale come poche, il che era gi
abbastanza per farla salire su un palco e conquistare lattenzione di ogni uomo presente. Oltre a quello,
per, Emma era appassionata, determinata e intelligente, capace dimbastire un discorso brillante e
soprattutto spontaneo, come quello che il capo repubblicano stava ascoltando compiaciuto in quel
momento.
Soltanto il sapere potr liberarci dalle catene che la Chiesa cimpone, gridava Emma. E da
tutte quelle idee che incatenano lanima delle persone e le convincono di essere colpevoli, rendendole
inermi di fronte a un destino imposto dalla volont divina! Non possiamo rassegnarci a questa valle di
lacrime, allingiustizia, come pretende la Chiesa, come se la sofferenza fosse una prova da superare per
ottenere chiss quali premi in un aldil che vogliono farci credere reale. Se le possono tenere, la valle e
le lacrime. Noi vogliamo sorridere, e vogliamo che i nostri figli ridano a crepapelle davanti alla vita.
Tutte queste scempiaggini sono soltanto invenzioni per giustificare la loro esistenza e per proteggere gli
interessi dei borghesi, che infatti sono quelli che li pagano e li sostengono!
Emma ormai correva come un treno. Stringeva i pugni e gridava davanti a unassemblea sempre
pi numerosa e partecipe. Il discorso le si presentava con facilit; era lo stesso che tante volte aveva
udito dalla bocca di suo padre. Non vedeva pi chi lascoltava; vedeva davanti a s solo il volto del
padre, animato, che spruzzava saliva a ogni improperio contro la Chiesa.
Non possiamo accettare lingiustizia, come vorrebbe la Chiesa! Dobbiamo lottare! Donne!
Non permetteremo che facciano di noi lo strumento della Chiesa. Listruzione. Leducazione. Come
succede anche nei Paesi che ci circondano, lo Stato si separa sempre di pi dalla Chiesa, che fa
delleducazione cattolica lo strumento per mantenere viva la fede nel suo Dio. Anzi, nei suoi tre dei! La
Chiesa si fonda su un atto di credulit assurda che sembrerebbe una semplice superstizione, come aver
paura dei gatti neri, se non fosse per il timore che riesce a incutere nei fedeli. Emma si ferm un
secondo, la gente intorno era scoppiata a ridere. Amici! La cultura ci aiuter a liberarci dalla
superstizione con cui preti e frati cercano dincatenare la vostra vita e, soprattutto, sar lo strumento per
educare i nostri figli alla virt, alla libert, alluguaglianza e alla fratellanza... Emma concluse il suo
discorso con il pugno alzato, intonando la prima strofa della Marsigliese: Allons enfants de la Patrie,
le jour de gloire est arriv!
Lerroux si un a lei, entusiasta, cingendole la vita e alzando anche lui il pugno: Contre nous de
la tyrannie, ltendard sanglant est lev, cantarono insieme.
Joaqun tent di fare la stessa cosa accostandosi al fianco libero di Emma, ma lei glielo imped e
il giovane dovette accontentarsi di restare un po discosto, anche lui con il pugno alzato.
Nel giro di pochi secondi, le decine di migliaia di persone sparse per il Coll si misero a cantare
linno; molti lo sapevano a memoria pur essendo analfabeti, altri ne storpiavano le parole tante volte
ascoltate, ma tutti sembravano convinti che quel canto avrebbe portato loro la libert e la giustizia,
comera accaduto ormai da pi di un secolo nel Paese vicino.
Aux armes, citoyens! Formez vos bataillons! Marchons, marchons! Quun sang impur abreuve
nos sillons!
La chiamata alle armi dei cittadini a marciare contro la tirannia fece venire la pelle doca a
uomini e donne e li fece piangere. Emma tremava, la gola serrata. Il clamore doveva sentirsi in tutta la
citt. Ad alcuni parve di sentire unirsi al loro grido le sirene delle fabbriche e delle barche, le
campanelle dei tram e il fischio dei treni.
Concluso linno francese, tutti si misero ad applaudire e a lanciare grida di esultanza che non
erano indirizzate a Emma e nemmeno a Lerroux, bens a loro stessi. Si applaudivano a vicenda
abbracciandosi e baciandosi, consapevoli che era la forza del popolo a dover rompere tutte quelle
barriere e che erano i protagonisti di una storia alla quale non avevano mai potuto partecipare.
Come tutti intorno a loro, anche Lerroux abbracci Emma con forza. Fantastico!
Eccezionale! continuava a ripeterle allorecchio. Poi si scost, senza lasciarle le braccia, cos si
ritrovarono luno di fronte allaltra. Dovremo parlare, compagna. Ti attendono responsabilit
importanti. Il mio segretario si metter in contatto con te. Si stacc, le baci la mano, e subito fu
circondato dai suoi seguaci, poi con il pugno alzato, assieme ai molti che sinfiammavano al grido di
Libert! si diresse verso un altro gruppo, un altro fuoco, altri fedeli seguaci.
Emma sbuff e finse di sistemarsi il vestito, lo aggiust passandoci sopra le mani, poi si
concentr sui capelli, ritardando il momento di affrontare i compagni che la circondavano, tra i quali
scorse Antonio, che aveva gli occhi fissi su di lei e lo sguardo spento.
Brava!  stato incredibile! le dicevano tutti.
Ma eri proprio tu, quella che parlava? le chiese Dora, simulando uno stupore esagerato, con
gli occhi spalancati e la voce rotta. Proprio tu, quella che dorme con me ogni notte?
A che punto  il riso? Emma voleva dare un taglio a tutti quei complimenti. Non c
nessuno che badi alla cottura! esclam con tono di rimprovero.
Il riso, impregnato del profumo del fuoco di legna, era squisito. Mangiarono tutti, e molti si
servirono due volte, compreso Antonio, che ingurgitava sempre il doppio degli altri. Il vino scorreva e
la conversazione, smorzatasi mentre lavoravano le mascelle, vir su scherzi e barzellette. Risero. Dopo
la frutta aprirono tre bottiglie, una di anice e due di ratafa, un tipico liquore catalano a base di grappa,
anice o entrambi, macerati con zucchero, noci verdi ed erbe aromatiche come la menta, la verbena, un
pizzico di noce moscata e uno di cannella.
Dopo la cena, i ragazzi cominciarono a sonnecchiare, cullati dal suono di una chitarra che
proveniva da un gruppo vicino. Le coppie si stringevano, alcuni si abbracciavano e si baciavano, altri si
parlavano sussurrando, attenti a non rovinare la magia di quei momenti. Emma guard Antonio, seduto
vicino a lei sulla coperta e con un bicchiere di ratafa in mano. Per qualche momento lui evit il suo
sguardo.
Cosa c? si preoccup lei. Non lo aveva visto ridere assieme agli altri. Non aveva detto una
parola e sembrava triste.
Antonio incresp le labbra.
Emma si stup. Lo aveva baciato! Per la prima volta. Perch non era contento?
Dopo... Antonio si blocc. Fece una smorfia. Dopo il tuo...
Discorso? lo interruppe lei, inquieta.
S. Discorso. Ecco, credo...
Cos che pensi, Antonio? chiese Emma, impaziente. Dimmelo!
Credo di non essere alla tua altezza, riusc a risponderle il muratore, tutto dun fiato.
Cosa?
Quello che ho detto.
Non dire stupidaggini.
Non  una stupidaggine.
Emma lo squadr dalla testa ai piedi e fu percorsa da un brivido. Una scossa elettrica la
attravers lentamente, con una pacatezza simile a quella che caratterizzava la montagna duomo al suo
fianco. Le sinumidirono gli occhi. Era possibile che si fosse innamorata di quel muratore rozzo e
impacciato? Non volle pensarci; gli tolse il bicchiere dalle mani, bevve un lungo sorso di ratafa e gli
pos la testa sul petto. Guarda che puoi respirare, gli disse poco dopo, accorgendosi che Antonio
tratteneva il fiato.
Dora aveva ricevuto istruzioni di giustificare Emma con la padrona di casa: la malattia di una
cugina, Rosa, s, tubercolosi o tifo, chiss, certo, una di quelle piaghe che affliggevano gli abitanti dei
quartieri bassi, avvelenati dallacqua putrida e dallaria infetta, poveretti!
In quel preciso momento della sera, Emma e Antonio stavano controllando che non ci fosse
nessuno nello stretto budello su cui si affacciava la casa in cui lui viveva. Erano dovuti arrivare quasi
fino a Sant Mart, il quartiere dove si trovava la maggior parte delle fabbriche della citt. L, lungo un
lato del cortile interno di un edificio di cinque piani, erano allineate quattro baracche basse tirate su alla
meno peggio, formate da un solo locale di venti metri quadrati scarsi, con il tetto piatto, le porte piccole
e ununica finestra che affacciava su quel che restava del cortile, trasformato in mero passaggio. Emma
aveva sentito parlare di quelle casupole: in un clima di speculazione, e per rispondere alla crescente
domanda di alloggi, nei cortili degli edifici erano state costruite baracche dette di corridoio o di
passaggio, alle quali si accedeva solitamente dallandrone del palazzo principale, o addirittura
passando attraverso la prima della fila, che era chiamata casa tappo.
Superarono landrone del palazzo e sinfilarono nello stretto corridoio del cortile in cui erano
state ricavate le quattro baracche, che ne occupavano quasi tutta la superficie. Dopo aver aperto la
porta, Antonio dovette chinarsi per varcare la soglia. Dentro cera ununica stanza che serviva per tutto:
cucina, sala da pranzo, camera da letto. Il gabinetto, spieg il muratore, era al primo piano, in comune
con gli altri inquilini. Non cerano n acqua corrente, n luce a gas.
Emma osserv il disordine e la sporcizia tipici della casa di un uomo che viveva da solo.
Quante altre donne ci hai portato, qui?
La domanda le era venuta spontanea, e laveva espressa nel momento stesso in cui le si era
presentata alla mente. Tuttavia, davanti allespressione sbalordita di Antonio, che aveva appena acceso
una lampada a olio utile a malapena a schiarire le ombre, stava per lasciar cadere la questione, ma poi
si disse che doveva andare a fondo. Quante donne cerano state, nella vita del muratore?
Sono troppo rozzo per far innamorare le ragazze, tu lo sai bene, le rispose lui.
Alla luce tremolante della lampada, Emma lo squadr di nuovo dalla testa ai piedi. Era vero:
Antonio era rozzo. Il ritorno dal Coll, oltre unora di camminata, aveva dissipato i fumi dellalcol e
quelli delleccitazione provata dopo il discorso. La tenerezza e il sollievo avvertiti nellappoggiarsi al
suo petto erano rimasti lass, in montagna. Lei stessa gli aveva chiesto di farle vedere la sua casa,
poich Antonio non sarebbe mai stato capace di proporglielo. In quel momento, chiusa in quella
squallida stanzetta, lentusiasmo si raffredd e gli volt le spalle. Lui non si muoveva. Poteva essere
linizio, o la fine, stava a lei decidere. Deglut. La forza di quelluomo le faceva paura, la sua stazza, la
sua rudezza, ma era ormai da un pezzo che uscivano insieme, e lui non aveva mai neppure tentato
dimporsi.
Vuoi dire che sono la prima? concluse, cedendo le redini allistinto. Si volt e si avvicin,
non pi di due passi, perch lo spazio era minuscolo, sino a trovarsi sotto il mento di Antonio, che
rispose balbettando qualcosa dincomprensibile. Dimmi di s. Dimmelo, anche se non  vero.
 che io...
Allora taci.
Emma gli accarezz il petto e lo strinse a s. Non riusciva ad avvolgergli il torso con le braccia.
Percep lodore del suo sudore dopo un giorno intero in giro; era acre, forte. Sgradevole? Non avrebbe
saputo dirlo, non ancora. Antonio le appoggi le mani sulle spalle. Emma simmobilizz, quasi curva.
Non sentiva niente! Nessuna attrazione. Perch? Cosa mancava? Lui le accarezz la nuca e se
lavvicin delicatamente al petto. Emma sentiva i capelli impigliarsi nei calli delle sue mani. Cosa le
succedeva? Se fosse stata con Dalmau, a quellora si sarebbe gi sentita eccitata, invece... Dalmau! Era
lui, il suo primo amore, a tenerla prigioniera. Alz la testa per guardare il mento di Antonio.
Baciami, gli ordin.
Fu lei, dopo un lungo momento in cui si limitarono a sfregarsi le labbra, a decidere dinfilare la
lingua nella bocca di Antonio. Ma che faceva, lui? Ritraeva la sua? Non era possibile! Emma rise tra
s, senza staccare le labbra, e continu a giocherellare con la lingua dentro la sua bocca, cercando,
premendo, sfiorando, finch lui non si sciolse, accett il gioco e fin per infilarle la lingua intera tra le
labbra.
Sei un selvaggio! Emma si stacc, mettendosi a tossire.
Scusa.
Non avevi mai baciato?
No.
Emma rimase un attimo interdetta. E... il resto?
Quello, s.
Le ci volle un momento per capire: le prostitute non baciano. Ah. E sei sano? Pulito?
S, le assicur Antonio. Sto sempre molto attento. Mi ha insegnato mio padre. Vuoi
vederlo? aggiunse, indicandosi linguine.
No, no, no! Cio, immagino che finir per vederlo, no? Dovr vederlo, aggiunse quasi tra s.
Gli offr di nuovo le labbra. Antonio fu pi cauto, stavolta. La cingeva in vita, concentrato su
quel bacio. Emma sent il respiro di lui che accelerava e prese coraggio, piantandogli le unghie nella
schiena, ma se ne ruppe una. Quelluomo era di ferro! Prov la necessit imperiosa di vedere il suo
torso, il ventre, la schiena, e gli sbotton la camicia. Lui continuava a baciarla, a succhiarle le labbra.
Quando fu riuscita a togliergli la camicia, Emma si stacc da lui. I muscoli si confondevano con il pelo
riccio e con uninfinit di cicatrici; alcune erano piccole, ma un paio gli attraversavano il petto. Fece
scorrere il dito sulla pi grande, attraversata a distanza regolare dai punti di sutura che lavevano
richiusa. Lui la osservava, con il respiro spezzato. Emma abbracci quel torso nudo, gli pos la guancia
sul petto. Sei un toro, sussurr. Il mio toro.
Antonio trov il coraggio di allungare le mani sino alle natiche di Emma, che si strinse ancora
di pi a lui sentendo che la carezzava. Ora s, era eccitata. Voleva che lui la possedesse. Si allontan un
poco, affinch lui potesse vederla, e si tolse labito a fiori, che scivol sfiorandole il corpo come un
velo, formando un mucchietto spiegazzato ai suoi piedi. Poi dovette combattere con il corsetto, finch
non riusc a liberarsi anche di quello e rimase con un paio di calze lunghe. Si mostr nuda ad Antonio, i
seni grandi e sodi, i capezzoli gi turgidi.
Vieni, lo chiam.
Gli prese le mani e se le port ai seni. Lui li accarezz. Fu come sentire mille punture insieme,
che la fecero tremare. Le mani ruvide e segnate di Antonio le graffiavano la pelle.
Cosa c? le chiese lui, vedendo che Emma si irrigidiva.
Continua, ti prego! lo incalz lei.
Quelle mani pungevano, infliggendole punture leggerissime sulla pelle liscia e delicata dei seni
e del ventre che la portavano alle soglie del dolore, senza mai andare oltre, senza mai farle male,
eppure suscitando in lei un mare di sensazioni contrastanti che si mescolavano al desiderio e al timore,
e si scioglievano in un brivido quando si facevano pi intense o pi frequenti.
Andiamo, riusc ad articolare Emma, scossa dai fremiti.
Il letto era accostato al muro. Emma si tolse le calze e inciamp, ma lui la sostenne. Fa
attenzione, le disse. Non c fretta.
Ma io s, che ho fretta, lo corresse lei, abbracciandolo con forza, ormai completamente nuda.
Ho molta fretta, ho bisogno di sentirti dentro di me. Esit un momento. Hai un preservativo?
No.
Emma esit, poi si lasci cadere sul letto, di schiena, con le gambe divaricate verso di lui. Non
importa. Dopo mi accompagnerai in uno di quegli ambulatori della citt vecchia. Spogliati! Lo incalz
quando se lo vide piantato davanti, perso a contemplarla. Lho forse turbato con tutta questa urgenza?,
si chiese. No, no, no, dovette ammettere con spavento quando Antonio scopr il pene eretto, immenso,
che palpitava quasi a contatto con il ventre. Oh! Lesclamazione le usc spontanea. Oh, mamma mia
bella! aggiunse, mentre il muratore si stendeva su di lei. Non mi farai male, vero?
No... Certo che no.
Giuramelo! pretese Emma, un po per scherzo e un po per timore.
Te lo giuro davanti a Dio!
Lascia perdere Dio e i santi, gli intim. Ti voglio dentro di me!
Emma divaric le gambe, sollevandole e cingendo i fianchi di Antonio, mentre lui, appoggiato
sui gomiti per non schiacciarla, cominci a penetrarla con delicatezza.
Emma temette di rompersi in due. Cos, piano, ansim. Poi si mise a ridere come una sciocca.
Lanci un grido e si morse le labbra. Era come se la stessero aprendo da parte a parte, come se la
stessero squartando. Piano! implor.
Lui obbed, continuando con una lentezza esasperante.
Emma respirava affannosamente, gli colpiva la schiena con i pugni. Alla fine sent che il
proprio corpo si adattava a quello di lui, che stringeva e avvolgeva quel membro enorme che
minacciava di dividerla in due.
E il dolore divent piacere.
Sospir.
Quellansito segn linizio. Antonio prese a muoversi su di lei, senza fretta. Avvinta ai suoi
fianchi, Emma sinarc sotto di lui, offrendosi. Antonio continu con lo stesso ritmo cadenzato, quasi
meccanico, un tempo che le sembr infinito. Emma respirava con affanno, sudava e si contorceva. Le
sembrava dimpazzire.
Di pi, gli ordin.
Antonio sorrise e si mosse pi in fretta.
Emma grid di nuovo. Di pi!
E lui la accontent. A Emma sfugg un urlo di piacere, poi serr la bocca per smorzare gli
ansiti, ma non resistette e torn a gridare nella notte. Raggiunse il piacere prima di lui, i muscoli in
tensione. Desiderava che si fermasse. Desiderava sciogliere le gambe e allargare le braccia, respirare,
ma Antonio tardava. Quando lui giunse allestasi, Emma temette di morire.
Non si accorse neppure della sporcizia. Un primo piano in un edificio del Raval di Barcellona,
pieno di prostitute e di donne nella sua situazione. Emma era come in trance. Era stato Antonio a
doversi informare su un ambulatorio per le cose damore; del sesso, laveva corretto la vecchia a cui
si era rivolto. Lui non aveva fatto commenti, e la donna lo aveva indirizzato verso un vicolo talmente
stretto che per non sfiorare i muri delle case ai lati avevano dovuto stringersi luno allaltra.
Allingresso era appeso un cartello scolorito: CLINICA LPEZ. SIFILIDE. GONORREA. HERPES.
OGNI TIPO DI INFEZIONI E MALATTIE DELLAPPARATO URINARIO. LAVANDE
VAGINALI. PRIMO PIANO.
Antonio pag qualcosa in pi per passare davanti a una turba di miserabili che affollava la sala
daspetto.
Ehi, muratore, come sta quel gran bel tronco che ti ritrovi in mezzo alle gambe? gli chiese
una donna con i capelli viola.
Antonio non la riconobbe, ma quando quella allung il braccio verso di lui, con il pugno chiuso
e le labbra strette, fu evidente che lei lo conosceva eccome. Alcune delle presenti scoppiarono a ridere
con voci arrochite. Emma parve non accorgersi di nulla. Oltrepassata la sala dattesa, entrarono in un
piccolo locale. Furono accolti da uninfermiera i cui lineamenti rugosi non nascondevano la stanchezza
e il disgusto. La donna fece stendere Emma su una brandina, le sollev la gonna, le sfil le calze, ma
prima dintrodurle la cannula tra le gambe si ferm.
E il medico? chiese Antonio.
Il medico non si occupa di queste cose, replic sgarbatamente linfermiera, sfidandolo con lo
sguardo per capire se doveva continuare il trattamento oppure no.
Antonio si consult con Emma.
Avanti, disse lei.
Linfermiera introdusse la cannula, collegata a un marchingegno in ceramica di forma cilindrica
che linfermiera chiamava irrigatore, grazie al quale si pompava nella vagina e nellutero acqua e un
antisettico, solitamente aceto. Linfermiera azion lapparecchio e il liquido fu spinto con forza dentro
Emma, fuoriuscendo ai lati della cannula e riversandosi in una bacinella che linfermiera vuotava in un
secchio.
Dovrebbero farmi un trattamento triplo, scherz Emma quando linfermiera si assent per
qualche istante.
Antonio sorrise. Lei chiuse gli occhi e ricord la notte appena trascorsa. Il suo muratore laveva
portata allestasi una, due, tre volte. Tre volte aveva creduto dimpazzire dal piacere. Mai avrebbe
immaginato di poter raggiungere un tale piacere quando accoglieva Dalmau dentro di s. Ora non
voleva restare incinta di Antonio, tuttavia era innegabile che la loro relazione era cambiata. Quante
altre volte sarebbe stato capace di farla godere tanto?
Terminata la lavanda, Emma e Antonio uscirono da quel posto squallido e maleodorante e
cercarono una trattoria in cui mangiare qualcosa. Sardine sotto sale e una bella fetta di pane ancora
caldo cosparso dolio, altro pane tostato con lardo e zucchero, uova al tegamino, sanguinaccio, aglio e
cipolla, pane e vino. I due divorarono tutto, allinizio masticando senza parlare, per saziare la fame
accumulatasi da quando avevano mangiato il riso alla catalana, quasi ventiquattrore prima. Soddisfatto
lo stomaco, giunse il momento degli sguardi, dei sorrisi e delle risate complici.
Bravo, Antonio! Emma imit il grido che nel bel mezzo della notte era risuonato dalla
baracca di fianco.
Lei era rimasta ammutolita, turbata dal fatto che qualcuno li stesse ascoltando.
Continua, va avanti, bella! laveva incoraggiata unaltra voce, inconfondibilmente di donna,
proveniente dalla baracca sullaltro lato.
A casa tua fate lamore tutti insieme? gli chiese ora, nella trattoria.
Antonio non seppe cosa rispondere; abbass gli occhi, imbarazzato.
Emma gli prese la mano. Mi verrai a prendere, stasera, alla Confraternita? volle sapere, pur
conoscendo gi la risposta.
Certo!
Dopo la scampagnata al Coll, lattivit dei repubblicani si fece frenetica. Fu fondato un nuovo
partito, lUnione Repubblicana, in vista delle elezioni legislative di aprile. Emma si impegn
duramente nellorganizzazione. Nonostante gli sforzi del governo di Madrid per garantire elezioni
corrette, in tutta la Spagna ci si aspettavano i soliti brogli. Nei mesi precedenti il voto, riunioni e comizi
si moltiplicarono. Si svolgevano di solito in locali chiusi, soprattutto nei teatri del Paralelo, perch il
governatore aveva vietato gli assembramenti allaperto. Emma partecipava a ogni raduno
accompagnando Lerroux o altri oratori. La chiamavano la Professoressa.
Le veniva data la parola quasi sempre. Per pochi minuti, il tempo strettamente necessario per
esortare le poche donne presenti a far s che figli, mariti e genitori votassero tutti per i repubblicani. Le
donne non avevano diritto di voto, e men che meno potevano candidarsi a una qualsiasi carica pubblica,
ragion per cui, una volta portata a termine quellopera di proselitismo indiretto, la presenza della
Professoressa diventava inutile e subentravano gli uomini.
I suoi erano discorsi veementi ed entusiasti; le piaceva parlare in pubblico perch le ricordava
suo padre, a volte in modo cos vivo che doveva lottare contro una nostalgia soffocante. Quella
presenza, quel ricordo, scioglieva ogni timidezza e preoccupazione; Emma parlava al padre, cercava la
sua approvazione, il suo applauso, non quelli della gente. Nei pochi minuti che le erano concessi ogni
volta, riusciva sempre ad appassionare il pubblico. Listruzione, la Chiesa, la monarchia, la Chiesa, la
Chiesa, la Chiesa... I capi le avevano chiesto di non attaccare il capitale e la borghesia, dato che nel
nuovo partito repubblicano confluivano tendenze di ogni tipo: di destra, di centro e di sinistra, tutte
accomunate dal rigetto della monarchia.
Emma aveva rifiutato di parlare se non le avessero permesso di criticare il capitalismo, ma
Lerroux era riuscito a convincerla: Il futuro dei popoli  in mano ai lavoratori, ma prima dobbiamo
abbattere una struttura marcia e corrotta. Dobbiamo impedire ai vecchi politici conservatori di
controllare le elezioni. Dobbiamo conquistare il potere un pezzo alla volta. Quando ci saremo riusciti,
sar giunto il nostro momento.
La monarchia e la Chiesa, che ne era il braccio religioso, diventarono quindi per Emma il
bersaglio di ogni critica. A volte, quando era sul palco, temeva che si levassero voci a rinfacciarle la
morte di Montserrat; temeva che una di quelle libertarie con cui aveva partecipato alla manifestazione
il giorno in cui Montserrat era stata uccisa potesse darle la colpa di quella tragedia. Evidentemente,
per, nessuna di quelle donne aveva assistito alla tragedia, o nessuna ritenne necessario farsi sentire.
Invece molti conoscenti, compresi alcuni che vivevano nel quartiere di Sant Antoni, le si avvicinavano
per salutarla e congratularsi. Di Dalmau, nessuna traccia. Dalmau non sinteressava pi alla causa
operaia, le aveva confessato Josefa, e se anche avesse letto o sentito parlare di quei raduni non avrebbe
mai potuto indovinare che la Professoressa era Emma. Lei quasi ne soffriva; dopo tutto quello che
era successo con Dalmau, non le sarebbe dispiaciuto che lui la vedesse l, trionfante, capace
dinfiammare gli animi degli ascoltatori. Daltro canto, la mano forte e ruvida del muratore che
laiutava a scendere dal palco dimostrava quanto poco desiderasse rivedere il suo vecchio fidanzato.
In realt, anche in quella tornata elettorale vi furono gravi brogli in tutto il Paese:
compravendita di voti, intimidazioni, nomi falsi, morti che votavano, sedi elettorali inaccessibili,
possidenti terrieri e padroni che imponevano il voto a impiegati e mezzadri, documenti contraffatti,
impiegati postali che non recapitavano le schede elettorali. I politici conservatori continuavano nelle
loro pratiche arbitrarie, certi dellimpunit.
Tuttavia, a Barcellona, dove Lerroux aveva chiesto ai suoi seguaci di porre la massima
attenzione alle operazioni di voto, arrivando a minacciare le autorit di possibili rivolte in caso di
brogli, i repubblicani triplicarono i risultati e tutti i candidati dellUnione Repubblicana furono eletti.
Se il contributo di Emma alla scalata al potere caldeggiata da Lerroux era stato limitato da
ragioni dinteresse politico, ben presto la Professoressa ebbe lopportunit di rifarsi della censura e del
poco spazio che le erano stati imposti durante la campagna elettorale. Partecip a unadunata nella
plaza de toros della Barceloneta, molto vicino al lazzaretto dove lei e Matas compravano i polli. Circa
quindicimila persone, dodicimila delle quali erano sedute sulle gradinate, mentre le altre occupavano
larena, si erano date appuntamento in quella sede taurina per commemorare lanniversario del
processo di Montjuc che i repubblicani avevano assunto a causa propria, chiedendo la revisione del
processo, lamnistia e la riabilitazione dei condannati.
Emma assistette allo spettacolo che si ripeteva davanti allarena in occasione di ogni corrida, e
che a volte aveva gi visto con Matas quando si trovavano in zona: stuoli di storpi e zoppi, muniti di
flauti e fisarmoniche, cercavano di superarsi lun laltro per procacciarsi lelemosina degli spettatori in
arrivo, producendo uno strepito assordante che feriva le orecchie. Nonostante tutto, Emma si mostr
generosa con uno di quei disgraziati e depose alcuni centesimi, che certo non le avanzavano, nel
berretto malconcio in cui luomo raccoglieva le offerte.
Perch gli hai dato quei soldi? le chiese Antonio.
Perch spero che mi porti fortuna...
E cos sei diventata superstiziosa? la canzon lui.
Emma fece spallucce, ma non appena furono entrati nellarena si rese conto che avrebbe avuto
davvero bisogno di fortuna, e tanta. Le migliaia di persone che si trov davanti la impressionarono;
quello non era un teatro o un locale che poteva contenere qualche centinaio di persone, o al massimo
poco pi di un migliaio. Quella enorme folla la turb, schiacciandola.
Non so se ce la faccio, confess al muratore, facendo correre lo sguardo sulle gradinate
gremite.
La risposta di Antonio si perse nel vociare del pubblico, ma in ogni caso Emma non lo stava
ascoltando. Sudava, preoccupata e spaventata da quella folla. Furono raggiunti da Romero, laiutante di
Joaqun Truchero, che fece loro strada sino alla tribuna, vicino allingresso dal quale i tori entravano
nellarena.
Nel caso, potr scappare da l, si disse Emma con ironia, mentre le venivano presentati gli altri
oratori che lei salutava in modo assente, senza far caso ai nomi e a ci che le dicevano, pi preoccupata
della possibilit che percepissero il suo terrore dalla mano sudata che porgeva loro. Gli oratori furono
fatti accomodare sotto il palco, tutti in prima fila, mentre Antonio, su indicazione di Romero, trov
posto qualche fila pi indietro, vicino a dove finivano le sedie e il pubblico restava in piedi. Seduta in
mezzo a tutti quei politici, Emma si sentiva sola e in soggezione. Era una semplice venditrice di polli,
che oltretutto si procurava in modo fraudolento. Alla Confraternita non aveva detto a nessuno quale
fosse il suo lavoro, bench Joaqun Truchero insistesse a volte nel chiederle maggiori dettagli su quel
Sono una venditrice ambulante di alimenti con cui lei aveva tentato di placare la sua curiosit. Gli
altri oratori, invece, erano persone di prestigio, indossavano giacca scura, cravatta e bombetta, erano
uomini seri e circospetti, uomini che avevano il doppio dei suoi anni.
Emma aveva preparato un discorso grazie allaiuto e alla pazienza di Antonio, che si era
prestato ad ascoltarla mentre lei lo ripeteva allinfinito. Ora per non ricordava pi niente... Si agit
inquieta sulla sedia. I discorsi erano iniziati e le grida degli oratori che cercavano di farsi sentire in
quello spazio immenso la distraevano. Sent gli applausi e le esultanze rivolti a un uomo che aveva
terminato il proprio discorso e aveva il pugno alzato. Fra quanto sarebbe toccato a lei? Se almeno
avesse avuto vicino Antonio... Si volt per cercarlo tra la gente, ma non lo vide. Fiss lingresso per i
tori. Una via di fuga.
La chiamarono. Sal sul palco. La Professoressa! fu presentata. Il pubblico applaud.
Emma esit per qualche secondo. Si guard intorno. La folla era in attesa. Nei giorni di corrida,
quando il pubblico faceva silenzio, si sentivano gli zoccoli del toro che raspavano il terreno. Chi era
seduto sulla terra battuta si alz, e lo stesso fecero gli altri sulle gradinate; tutti la applaudirono.
Le urla entusiaste e il ricordo di suo padre le infusero coraggio. Il discorso le torn in mente e si
mise a urlare per farsi sentire da tutta quella folla. Il governo non aveva ancora confessato le torture. La
Chiesa, che sembrava voler resuscitare lInquisizione, aveva legittimato moralmente quellingiustizia.
Come potevano sostenere di non aver torturato quei detenuti? Lei li aveva visti, da bambina, e si era
allontanata da suo padre perch aveva avuto paura di quelluomo deformato dalle sevizie. Il pubblico
ascolt quel racconto con il fiato sospeso. Non lho mai pi rivisto. Emma tacque, con la gola
serrata, incapace di parlare, finch non scoppi a piangere, proprio l, sul palco degli oratori, davanti a
tutti. S, quel processo ingiusto aveva fatto di lei unorfana! Sulle prime tent di nascondere le lacrime,
poi strinse le labbra e rest ferma e dritta in silenzio, davanti ai quindicimila spettatori che esplosero in
un immenso ruggito.
Fatevi sentire fino al castello! grid uno dei dirigenti repubblicani, accorso in aiuto di Emma,
indicando la collina del Montjuc con la sua fortezza adibita a prigione, che svettava allaltro capo del
lungomare di Barcellona.
La mattina dopo, un anziano cliente della trattoria dove Emma e Antonio si erano dati
appuntamento per fare colazione, vicino al cantiere dove lui lavorava, si mise a leggere il giornale a
voce alta: Il discorso della Professoressa ha infiammato gli animi dei presenti, declam, per farsi
sentire da tutti. Orfana di un anarchico ingiustamente condannato nel processo di Montjuc, loratrice
ha saputo stregare gli ascoltatori con un discorso pieno di emozione, bagnato al suo culmine da lacrime
sincere...
Emma e Antonio si guardarono con occhi innamorati al di sopra del tavolo al quale erano
seduti, condiviso con altri operai che andavano e venivano, e che non mancavano quasi mai dindugiare
con lo sguardo sulla splendida donna che accompagnava il muratore.
Hai parlato molto bene, le disse Antonio.
Ascoltate! grid il lettore, attirando lattenzione di quanti affollavano il locale. Mentre i
repubblicani si riunivano per chiedere la revisione di un processo che ha umiliato e screditato la Spagna
presso tutti i Paesi civilizzati, e che ha provocato la morte e lesilio di molti innocenti per i quali si
esige una pubblica riabilitazione, la borghesia, il clero e tutte le autorit cittadine si recavano a un ballo
celebrato con il solito sfarzo, un vero e proprio insulto per il popolo in miseria, allo scopo di
raccogliere fondi per una campagna contro chi bestemmia in strada e sul posto di lavoro...
Qualcuno bestemmi, e gli avventori si scatenarono in un repertorio di insulti e scurrilit
anticlericali.
Calma, calma, calma! alz la voce il vecchio, in attesa che le urla si placassero. Volete che
vada avanti o no?
Tutti annuirono.
Vediamo... in strada e sul posto di lavoro... ripet. S. La celebrazione, presieduta...
Emma non ascolt pi, ma a un certo punto sussult alludire un nome che conosceva: Dalmau
Sala.
Il giovane e rinomato pittore e ceramista, leggeva il vecchio, ha trascorso tutta la serata in
affettuosa conversazione con la signorina Irene Amat, figlia di uno dei pi grandi industriali tessili di
Spagna, e ha poi fatto una pessima figura al momento dei discorsi, mostrandosi incapace di pronunciare
una sola parola dal palco, dovera stato invitato per ringraziare il gruppo di pie donne che tanto si
adoperano per il bene della societ, scacciando il demonio dalle nostre bocche. Il momento pi ridicolo
 stato quando il pittore, invece di parlare, ha vomitato addosso a una delle lodevoli signore; la sua
impertinenza  stata punita con limmediato allontanamento dal lussuoso locale, anche se c chi
sostiene che la vittima abbia vomitato a sua volta una serie di blasfemie, scandalizzando il pio
uditorio.
La fine della lettura fu seguita da un nuovo profluvio dimproperi e risate.
Emma rest curva sulla sedia. Borghesi. Lusso. Affettuosa conversazione. Figuraccia. Vomito.
Davvero, ti hanno rubato il cuore, Dalmau, concluse tra s, ricordando le parole di Josefa. Fece un gran
sospiro, si raddrizz sulla sedia e si rivolse ad Antonio, che mangiava tranquillamente. Ti amo,
muratore, gli disse allimprovviso.
Ad Antonio and di traverso il boccone di uova e patate che stava masticando, e fu scosso da un violento accesso di tosse.
...
.
...
8.
...
.
...
Un paio di sere prima, Maravillas e Delfn vagabondavano tra plaza de Catalunya e calle
Rivadeneyra, chiedendo lelemosina ai passanti che si fermavano davanti al caff-ristorante Maison
Dore ad ammirare le sontuose carrozze in attesa dei proprietari. I trinxeraires non erano gli unici: l si
aggiravano anche frotte di borseggiatori, pronti a cogliere loccasione propizia. Cerano poi mendicanti
meno giovani, uomini e donne indigenti di ogni et, che dopo aver chiesto qualcosa nelle case sul paseo
de Grcia o aver mangiato una minestra in una delle tante istituzioni di beneficenza gestite dalla
Chiesa, tentavano la sorte in quellassembramento di ricchi.
In realt, soltanto i pi sfrontati si azzardavano ad avvicinarsi agli ingressi, sorvegliati dalla
Guardia Civil e dalla polizia municipale a protezione delle personalit allinterno, o alle carrozze, i cui
cocchieri sembravano distratti, impegnati a chiacchierare e scherzare tra loro, ma sempre pronti a far
schioccare la frusta non appena qualcuno gli ronzava intorno.
Maravillas aveva appena proposto al fratello di andarsene, in cerca di un posto dove trascorrere
la notte, quando un cameriere comparve sulla porta di servizio portandosi appresso un giovane ben
vestito che barcollava. La trinxeraire prese Delfn per un braccio e lo trattenne. Aspetta, gli intim.
No, si oppose lui seguendo lo sguardo della sorella e scorgendo Dalmau. Sono stanco, andiamo a dormire.
Vai tu, se vuoi, ribatt Maravillas.
Delfn non lo fece.
Dalmau respir a fondo laria della notte e si rese conto degli sguardi fissi su di lui. Il fresco
non bast a schiarirgli le idee.
Tutto bene? gli chiese il cameriere, che aveva avuto la cortesia di non trattarlo come un ubriacone qualsiasi.
No, rispose Dalmau, con la bocca impastata che sapeva di vomito.
Volete che chiami un calesse? disse, accennando a farlo.
No... grazie, riusc ad articolare Dalmau.
Il cameriere lo salut e scomparve allinterno del locale. Dalmau sembr riflettere per qualche
istante; le risate e le battute che lo avevano accompagnato mentre usciva dalla Maison Dore gli
bruciavano ancora, ferendo il suo amor proprio. Borghesi figli di puttana, farfugli, incamminandosi
barcollante verso le Ramblas. Aveva bisogno di bere ancora. Maravillas e Delfn lo seguirono.
Attraversarono il viale e si addentrarono nel Raval. I trinxeraires lo videro entrare nella prima taverna
in calle Tallers. Maravillas si appost allesterno, mentre Delfn brontol qualcosa e and a sdraiarsi
nellandrone di un palazzo, accoccolandosi per provare a dormire. La quiete non sarebbe durata
neanche cinque minuti; unanziana prostituta lo allontan a calci. Nel frattempo, Dalmau si era seduto a
un tavolino solitario e loste gli aveva servito da bere: assenzio. Maravillas conosceva quel liquore
verde che poteva dare le allucinazioni; lo aveva provato, alcune volte. Nello stato in cui si trovava
Dalmau, non avrebbe retto nemmeno due bicchieri prima di perdere i sensi, soprattutto se li avesse
bevuti senza diluirli con lacqua ma aggiungendo solo zucchero, come sembrava che stesse facendo.
Delfn trov un altro androne, poco pi in l. La vecchia prostituta rimase a sorvegliare i due
trinxeraires con sguardo attento.
Ehi! Non vorrai spaventarmi i clienti! grid a Maravillas.
Se sono clienti tuoi, hanno gi superato qualsiasi spavento, ribatt la ragazzina.
Due uomini che passavano per strada risero. La prostituta scrut Maravillas da capo a piedi:
sporca e cenciosa, con un mucchio di vestiti addosso e i piedi avvolti negli stracci. Piccola, magra,
cadaverica. Hai la lingua sciolta, la apostrof, pensando che, vecchia comera, non sarebbe stata
neanche capace dinseguirla.
A differenza di te, io non la uso per leccarlo agli uomini.
Come no. La donna scosse la testa e sput. Quant vero Iddio, un giorno ti trover qui, a
succhiarlo a un sifilitico, sentenzi.
Maravillas guard la vecchia negli occhi, foschi, privi di qualsiasi emozione, rabbia compresa, e
tacque. Poi torn a osservare linterno della taverna. Un altro bicchiere. Dalmau doveva essersi scolato
il primo in un solo colpo. Una donna visibilmente ubriaca e truccata in modo volgare, con una grossa
crocchia di capelli sulla nuca e il seno enorme fasciato in un corsetto, sul punto di esplodere dalla
scollatura, si sedette al tavolino, accanto a Dalmau. Loste serv del vino senza che lui glielo avesse
ordinato n avesse accettato la presenza della donna. Maravillas si irrit, avvicinandosi distinto alla
porta. Loste non fu clemente come la prostituta: non appena la vide, afferr una spranga che teneva sul
bancone e si diresse verso di lei, facendola scappare, inseguita dalle risate della vecchia.
Picchia forte, Mateu, incit la donna, ma loste non super la soglia del locale.
Quando Maravillas si azzard a riavvicinarsi alla taverna, la donna con la crocchia aveva preso
la mano di Dalmau e gli parlava, anche se lui non sembrava darle ascolto; in ogni caso, da dove si
trovava la bambina non riusciva a sentire cosa stesse dicendo. Un altro bicchiere di assenzio.
Maravillas vide Dalmau bere un sorso, due...
Non lo moller, disse la vecchia dietro di lei. Maravillas si volt. La prostituta indic con un
cenno del mento la donna nella taverna. Gli ubriachi sono la sua specialit.  per questo che Mateu le
permette di stare l dentro; li ripulisce in un baleno e poi si spartiscono i soldi. Se quello  amico tuo...
Devi solo aspettare. Quando gli avranno svuotato le tasche, lo sbatteranno fuori.
Come se avesse deciso di darle retta, Maravillas si appoggi con la schiena al muro delledificio
da cui si vedeva la taverna, di fianco al portone della vecchia prostituta, che sembr sorpresa dal
coraggio della ragazzina.
Coshai da spartire tu, con quello l? le chiese indicando linterno della taverna.
La trinxeraire non rispose.
Non importa, continu laltra. Tanto tra poco non avrai pi niente da guardare.
Questa volta Maravillas reag, voltandosi come per chiedere una spiegazione. Laltra fece un
altro cenno con il mento verso calle Tallers, dove erano spuntati due uomini in frac accompagnati da un
paio di servitori.
Arrivano i suoi amici, la avvis la prostituta.
Erano due uomini, uno pi maturo e laltro pi giovane. Nel primo, con le grosse basette che si
univano ai baffi folti, Maravillas riconobbe il padrone della fabbrica di ceramiche in cui Dalmau
lavorava e dove laveva ritratta. Il secondo invece non lo aveva mai visto: Amadeo, sent che lo
chiamava quello con le basette. Assieme a loro cerano anche due domestici. Poco dopo arrivarono
davanti alla taverna, si affacciarono allinterno e individuarono Dalmau.
 qui! grid il maestro ai domestici. Tu va a prendere la carrozza; e tu, con me.
I due obbedirono. Il primo si gir e part di corsa verso le Ramblas, mentre il secondo entr nel
locale con don Manuel. Maravillas si avvicin approfittando del fatto che loste era occupato, e vide la
donna che prima era accanto a Dalmau svignarsela tra i tavoli. Si chiese se lo avesse gi derubato. Il
domestico e Amadeo lo sollevarono e se lo caricarono addosso a peso morto. Dalmau non reag. Il
padrone della fabbrica affront i reclami delloste, che pretendeva il pagamento di vari bicchieri di
assenzio, pi quelli che Dalmau aveva effettivamente bevuto, oltre a un intero fiasco di vino.
Non pagate, don Manuel, si raccomand Amadeo. In queste taverne non fanno credito. Si
paga a ogni consumazione, un bicchiere alla volta.
I signori... cerc di difendersi loste.
Buon uomo, lo interruppe don Manuel, prendendo il portafogli dalla tasca interna del frac.
Mi stupisce che, in cos breve tempo, questo giovane abbia potuto bere tutto quello che dite, ma non
voglio discutere. Quanto vi devo?
Mentre lo pagava, Maravillas si appiatt contro il muro perch la carrozza era arrivata,
fermandosi davanti alla porta della taverna. La trinxeraire rimase bloccata tra ledificio e la ruota
posteriore.
Dove abita Dalmau? chiese Amadeo.
So che sta nella citt vecchia, rispose don Manuel. Ma non so esattamente dove.
E allora, dove lo portiamo? domand Amadeo sotto lo sguardo attento del cocchiere seduto
in cassetta.
Il maestro ci pens su. A casa mia! ordin infine.
Caricarono Dalmau sulla carrozza. Don Manuel e Amadeo salirono a bordo, i domestici si
issarono sui predellini posteriori e il cocchiere incit i cavalli. Maravillas evit, in punta di piedi, che la
ruota la schiacciasse e segu la carrozza con lo sguardo. Poi, in silenzio, sincammin verso le Ramblas.
Ehi! la chiam la vecchia prostituta. Ti stai scordando il ragazzino.
Dalmau si lasci ricadere sul letto e chiuse gli occhi in un vano tentativo di alleviare il
tremendo mal di testa che era esploso non appena si era sollevato. Ud voci attutite fuori dalla stanza in
cui si trovava. Cominci a ricordare: la festa, la figuraccia, la taverna, una donna... La memoria
arrivava fin l. Respir a fondo pi volte e riapr gli occhi, senza muoversi: la stanza era illuminata
dalla tenue luce proveniente da un lucernario. Era piccola e sobria, il letto e una bacinella su un com e,
in un angolo, una sedia di legno grezzo e una panca di canapa con sopra un mucchio di panni ben
ripiegati. I suoi? Si rese conto di essere nudo. Non cera altro, nella stanza. La luce proveniva da un
cortile e illuminava a malapena quella camera interna, priva di finestre. Dalmau decise di alzarsi, ma
ebbe un capogiro. La testa sembrava sul punto di esplodere, cosa che quasi accadde non appena la porta
si apr ed entrarono allimprovviso luce, aria e rumori. La vita lo colp senza scampo.
Il signore si  gi svegliato?
Ci mise un po a riconoscere la voce e la figura imponente di Anna, la cuoca di don Manuel e
doa Celia. Sconcertato, pens che forse si trovava a casa loro.
S, lo anticip Anna. Hai dormito a casa di don Manuel Bello. A quanto pare, non sapeva
dove portarti e, se ti avesse lasciato solo, non avresti mosso un passo. Sentendo la cuoca, Dalmau si
ricord di essere nudo e fece il gesto di coprirsi. Lei rise e indic il suo pube, coperto dal lenzuolo.
Tutto quel vantarsi, io qua e io l, e poi ce lhai piccolo come tutti gli altri...
Perdio, Anna! protest lui richiudendo gli occhi. Di chi  questa stanza?
Di una delle domestiche. Ha dovuto dividere il letto con unaltra perch tu smaltissi la
sbronza. La cuoca rimase in attesa.
Mi dispiace, si scus Dalmau con voce roca. Che ore sono?
Mattina inoltrata. Il signore ha detto di non disturbarti. Ti porto una tazza di brodo, ti rimetter
in sesto.
E cos fu: nonostante il solo odore gli desse la nausea, il brodo gli fece bene. Dalmau si alz, si
sciacqu la faccia nella bacinella e indoss i vestiti della sera precedente, risparmiandosi il frac, che
Anna aveva appeso l accanto. Si sent a disagio; la camicia e i pantaloni sembravano graffiargli la
pelle. Usc dalla stanza e si ritrov nella zona di servizio della casa del maestro. Stanze per la servit,
ripostigli, la dispensa e poi la cucina, dove si diresse.
Non ci arriv. rsula gli sbarr il passo fissandolo con uno sguardo gelido. La disastrosa scena
della sua figuraccia gli torn in mente come un lampo. E a quel punto comprese.
Sei stata tu! la accus. Sei stata tu a macchinare la storia del discorso. Tu!
Ti avevo avvertito, ceramista, lo interruppe lei in tono tagliente, puntandogli il dito allaltezza
del ventre.
Tu lo sapevi, che ho difficolt a parlare in pubblico. Don Manuel... o padre Jacint... Uno di
loro due deve avertelo detto.
Non hai voluto darmi retta, insistette lei.
Sei una... Dalmau tacque. Lindignazione per non aveva ancora vinto sulla prudenza.
Cosa? Cosa sarei? rsula aveva mutato radicalmente il tono di voce: adesso era malizioso. Si
avvicin, con gli occhi che le brillavano.
Sei pazza! esclam lui indietreggiando di un passo.
Lei si ferm. Preferisci continuare la guerra?
Vai al diavolo! sbott Dalmau, stufo di lei e di quella discussione.
Non and in cucina, non recuper il frac e nemmeno salut Anna. Usc da quella casa sbattendo
la porta.
Dalmau cammin fino alla fabbrica di ceramiche. Si ferm a bere dellacqua da una fontanella.
Non mangiava da ventiquattrore, e il brodo, insieme allalterco con rsula, gli avevano risvegliato
lappetito, per cui fece una sosta alla bancarella di un ambulante che vendeva panini. Ne chiese uno alla
salsiccia, ma quando stava per pagare si accorse di non avere un centesimo in tasca. Limmagine della
donna con i grandi seni e la crocchia di capelli che fino ad allora era rimasta sospesa nei fumi della
sbronza riacquist concretezza, e Dalmau ricord il modo in cui lo toccava, gli frugava addosso.
Immagin che avesse preso lei i suoi soldi. Il venditore lo squadr diffidente mentre lui si cercava
inutilmente nelle tasche, e tir indietro il panino che gli stava porgendo.
Dalmau storse la bocca e si strinse nelle spalle. Me lo darebbe, in cambio di una cravatta?
prov a scherzare, tirando fuori da una tasca il cravattino stropicciato.
Lambulante non fece una piega. No, rispose. Ma per le scarpe, s.
Non credo che le stiano, ribatt Dalmau e lo salut.
Allingresso della fabbrica chiese a Paco di portargli qualcosa da mangiare; poi si fece
coraggio, sospir e sincammin verso lufficio di don Manuel.
Dopo aver bussato infil la testa nello spiraglio della porta, esitante. Volevo scusarmi.
Entra, lo esort il maestro, indicando una delle sedie per gli ospiti davanti alla scrivania a cui
era seduto.
Dalmau avrebbe preferito sottrarsi a quella conversazione; poteva immaginarne il tenore, e
sapeva di non poterla evitare: se lo meritava. Per cui affront lo sguardo di don Manuel e si scus
prima che il maestro cominciasse a parlare.
Sono profondamente dispiaciuto per quanto  successo, davvero... Per sapevate che non so
parlare in pubblico, tent di giustificarsi Dalmau non appena si fu seduto.
Non avresti dovuto farlo, ribatt don Manuel. Non eri obbligato a pronunciare alcun
discorso.
Mi hanno esortato, applaudito, insomma, mi hanno spinto a farlo... continu a giustificarsi
lui.
Eri ubriaco, figliolo.
Non mi sono reso conto di quanto avevo bevuto. E poi, con la tensione di dover parlare
davanti a tutta quella gente... Mi dispiace molto, concluse, incapace di trovare altro da dire.
Cal il silenzio. Dalmau si pass la lingua sulle labbra secche. Abbass la testa, respir, rialz
lo sguardo e si rese conto che don Manuel aveva ancora qualcosa da dirgli.
Devi evitare di bere, in quelle occasioni. Quante volte ti ho detto che limmagine 
fondamentale? Vestirsi bene, comportarsi in maniera decente: sono queste cose a decretare il successo.
S, anche per gli artisti. Come hai fatto a non renderti conto che non eri nelle condizioni di tenere un
discorso?
Qualcuno mi ha esortato a salire sul palco... disse Dalmau. Vostra figlia, per esempio,
avrebbe voluto aggiungere. Si sono presi gioco di me, don Manuel, e in modo calcolato. Mi hanno
trattato...
Non devi vederla cos... lo interruppe il maestro.
... per quello che sono. Un lavoratore, figlio di operai, che vive nella citt vecchia e non merita
considerazione n rispetto.
Ci fu unaltra pausa, ma stavolta nessuno dei due lavrebbe infranta. Dalmau pensava di aver
parlato abbastanza. Don Manuel, da parte sua, constatava che non cera verso di far cambiare idea al
suo pupillo. Non poteva negarlo: lui stesso aveva visto la gente additarlo e ridere di lui. La stessa Celia
si era divertita senza ritegno alla figuraccia del ragazzo!
Cerca di controllarti con lalcol, ripet infine il maestro, come ultimo consiglio. Vieni a
pranzo a casa nostra? gli propose quindi, con il senso di colpa che affiorava nel tono di voce.
Dalmau si scus dicendo che aveva troppo lavoro in sospeso, ma il motivo era che non voleva
rivedere quellarpia della figlia del maestro. rsula era riuscita a umiliarlo. Dalmau se ne and nel suo
studio e, mentre indossava i panni da lavoro che aveva lasciato l il giorno prima, si ricord di Irene, la
ragazza con cui aveva ballato e bevuto. Cosa poteva pensare ormai di lui? Gli si strinse lo stomaco
rivedendosi mentre vomitava sui piedi della signora vestita di nero. Irene non avrebbe voluto pi
saperne di lui. Tutti avevano riso alle spalle di Dalmau, sicuramente; magari lo stavano ancora facendo.
Sospir, cercando di non pensarci. Si sentiva molto pi comodo con la sua camicia, i pantaloni e le
scarpe vecchie. Aveva appena finito di abbottonare il camice, quando Paco gli port da mangiare:
zuppa di cavolo e pane, salsiccia con fagioli bianchi saltati con la pancetta. Pag il conto che gli
present il guardiano con i soldi che teneva da parte nello studio. Assaggi la zuppa. Sua madre
cucinava una zuppa di cavolo squisita, con il formaggio grattugiato che si scioglieva per il calore; in
quella il formaggio non cera. Sua madre... Se avesse saputo cosera successo... Non era neanche
rientrato a dormire. A lei diceva che dormiva nello studio o a casa di qualche amico; la madre annuiva,
con lespressione sospettosa. Certe volte, quando si vedevano a casa, lei cercava di affrontare
largomento di quelle nuove abitudini, e un giorno si era azzardata a definirle vizi che lo stavano
consumando, ma Dalmau tagliava sempre corto: Mamma, sono abbastanza grande da sapere quello
che faccio.
Se era a casa, Josefa gli preparava la colazione e, seduta accanto a lui, cercava di parlare di
argomenti che non lo facessero alzare da tavola adirato per poi andarsene se lei insisteva. Gli preparava
il pranzo e la cena, se si presentava al momento opportuno.  unottima cuoca, pens Dalmau dopo
aver sorbito unaltra cucchiaiata di zuppa di cavolo. Guard il fiasco di vino che avrebbe dovuto
accompagnare il pranzo e qualcosa nella testa e nello stomaco protest. Esit, ma dopo un altro paio di
cucchiaiate si vers un bel bicchiere di vino. Gli fece bene, ammise; molto bene, disse tra s al secondo
bicchiere. Le immagini della sera precedente riaffiorarono tutte assieme: rsula, Irene, il maestro, la
signora in nero, il pubblico attento per un discorso che non arrivava, le risate... Quelle risate sguaiate!
In un angolo della mente fluttuavano altre ombre: sua madre, Emma... Tolse di mezzo il piatto e prese
la matita e i fogli sparsi sul tavolo. Esamin uno dei bozzetti. Quelle risate... Strapp il foglio. Fu come
una catarsi. In pochi minuti si trov immerso nel lavoro. Disegn azulejos con motivi floreali da
fabbricare in serie. Secondo lui, la difficolt di quel compito stava nel fatto che esistevano molti motivi
simili. Occorreva renderli diversi, aveva detto al maestro, tralasciando le foglie di acanto, per esempio,
e cercando qualcosa di nuovo, di moderno. Don Manuel aveva storto la bocca a quel termine. Vi
piacer, gli aveva promesso Dalmau.
Si ispir ai libri francesi di cui disponeva don Manuel. Non capiva la lingua, ma i disegni
dettagliati che colmavano le pagine erano pi che sufficienti. Pass la giornata chino sul tavolo da
disegno facendo prove su prove, elaborando fiori o dettagli in motivi geometrici, combinandoli,
colorandoli... finch Paco non arriv, come sempre, ad avvisarlo che si era fatto tardi. Lasci i fiori e i
bozzetti e guard sul cavalletto: coperto da un panno cera il quadro che stava dipingendo. Avrebbe
potuto dedicarsi per un po a quello, ma non se la sentiva. Decise di uscire: per fortuna, teneva sempre
una certa somma di denaro in studio, ben nascosta, per casi demergenza come quello. Quando varc
luscita, si ferm: non lo attirava lidea di andare a casa, e nemmeno di cercare Amadeo o Jos o
qualcuno dei giovani borghesi che a quellora in un caff o un ristorante si accingevano ad affrontare la
nottata. Non sapeva come lo avrebbero accolto; immaginava di essere stato, dalla sera prima,
largomento principale delle loro conversazioni. Era inevitabile: le battute dovevano essere state
crudeli.
Cos vagabond per il quartiere di Sant Antoni. Un paio di volte pass davanti alla trattoria di
Bertrn; il chiasso della clientela arrivava fino alla strada. Il viso di Emma si materializz in un angolo
della sua mente, laddove laveva relegato. Un leggero capogiro, come se i sentimenti avessero
abbandonato il suo cuore lasciandolo vuoto, lo costrinse a fermarsi. Imbecille! sinsult. Aveva avuto
la felicit a portata di mano e se lera lasciata sfuggire. Emma compariva spesso nei suoi ricordi. A
volte gli procurava una nostalgia opprimente, che lo annichiliva impedendogli di respirare; in altri casi,
lo faceva infuriare: ancora non sapeva chi avesse rubato i nudi, una ferita che non gli dava pace.
Doveva assolutamente dire a Emma che non era stato lui, a venderli. Lei non gli avrebbe creduto, di
sicuro lo odiava, ma Dalmau sentiva il bisogno di spiegarglielo. Emma per era sparita, neppure i
trinxeraires, che avevano occhi in tutta la citt, erano riusciti a trovarla. Con Emma in mente, decise di
entrare in unaltra trattoria, pi dimessa di quella di Bertrn. Un paio di ore dopo, lasci il locale
canticchiando e barcollando, con un operaio di una fabbrica di gas e un fontaniere; con loro aveva
condiviso il tavolo, escudella di carni varie, patate e ceci, vari fiaschi di vino e fin troppi bicchierini di
anice. I tre si persero nella citt vecchia. Era lunica maniera per far sbiadire limmagine di Emma.
La disavventura alla Maison Dore aveva prodotto una crepa nella vita di Dalmau, che cercava
nella notte e nellalcol un rifugio alla solitudine. I suoi sospetti sulla considerazione che dovevano
avere di lui tutti quei borghesi che lo avevano deriso sarebbero stati confermati pochi giorni dopo in un
caf-chantant nel Raval, quando simbatt in alcuni di loro, libertini che facevano sfoggio della propria
condizione e scialacquavano denaro in locali alquanto sordidi, prima di tornare ai lussi e alle comodit
delle loro dimore nellEixample. Per qualche tempo anche lui aveva fatto parte di quel giro, ma ormai
faceva le stesse cose in compagnia di lavoratori o, semplicemente, da solo.
Si trovava in un locale dietro i cantieri navali, una bettola a cui si accedeva attraverso un
corridoio cupo che partiva da calle del Cid. Allinterno, un bancone, alcuni tavolini e un piccolo
palcoscenico su cui si esibivano artisti falliti ormai anziani, che cercavano di attirare lattenzione di un
pubblico interessato pi che altro al gioco dazzardo, alle donne che si aggiravano tra i tavoli in cerca
di polli da spennare, alle chiacchiere e agli alcolici. La musica, poi, non era altro che un chiasso
infernale e, per parlare, bisognava quasi urlare. Barcellona era piena di locali cos, dove il sesso, il
gioco e lalcol, in molti casi con laggiunta di morfina e oppio, attentavano ai principi della famiglia e
della virt, alimentando la criminalit e il vizio, almeno secondo le autorit che, tuttavia, nulla
potevano contro la proliferazione di quei posti malfamati.
Era notte fonda quando si present il gruppetto di ricchi rampolli, che a giudicare dal frac
dovevano essere stati a un concerto, o forse a teatro o a una festa, e ora cercavano un modo per finire la
nottata. Dalmau li guard ed ebbe limpressione che ridessero di lui. Gli parve che qualcuno addirittura
lo indicasse.
Era seduto a un tavolo alquanto eterogeneo: tre operai disoccupati, radicali, probabilmente
anarchici, o cos pensava lui; una donna mezza matta che un tempo doveva essere stata ricca e dava un
nome diverso ogni volta che si presentava a qualcuno, e un paio di bohmien poveri in canna, artisti
mancati che pontificavano su qualsiasi argomento, scatenando con gli anarchici discussioni che
mettevano in fuga persino le prostitute che ronzavano loro intorno. Varie bottiglie di liquore vuote, per
la maggior parte offerte da Dalmau, testimoniavano quanto avessero bevuto fino a quel momento.
Dalmau osserv il gruppetto di borghesi. Risate, chiacchiere, atteggiamenti sfrontati rivolti a lui, a
giudicare dai gesti che non si curavano nemmeno di nascondere. La collera gli montava dentro ogni
volta che incrociava lo sguardo di uno di loro. Un tizio giovane, con unombra di barba e baffi, si
permise persino lardire di brindare a distanza alla sua salute.
Siete con me? chiese Dalmau ai suoi occasionali compagni di tavolo.
Per fare cosa? volle sapere uno degli anarchici.
Per dare una lezione a quellaccozzaglia di bastardi.
I tre operai si alzarono dal tavolo prima ancora di Dalmau. La donna emise uno strillo nervoso e
si un a loro. Gli altri invece non si mossero dalle sedie. In quattro, pi la donna al seguito, si diressero
verso il gruppo di sette, otto borghesi. Non fecero domande, non ci furono n sfide n recriminazioni;
semplicemente, si scagliarono loro addosso senza dire una parola. Dalmau fece la sua parte, imitando i
compagni.
I borghesi non si persero danimo. Non erano ubriachi quanto Dalmau e i suoi. Limpeto
iniziale di Dalmau si esaur non appena si rese conto di quanto fosse impacciato nei movimenti e, in
definitiva, di quanto fosse stato assurdo quellassalto precipitoso.
Non aveva mai fatto a pugni in vita sua. Manc clamorosamente il primo colpo contro un
avversario, e la spinta lo fece cadere addosso ad altri due, che invece centrarono il bersaglio: due pugni
al ventre e un terzo al volto stesero Dalmau al suolo, da cui non riusc a rialzarsi. Gli operai non ebbero
sorte migliore. Incitati da strilli e saltelli della pazza, misero a segno alcuni colpi, ma ne incassarono
molti di pi, soprattutto quando intervennero il proprietario del locale e due energumeni che
sorvegliavano i tavoli da gioco; il primo distribuendo bastonate, gli altri due, grossi e robusti, a mani
nude.
La rissa dur appena un paio di minuti. Gli operai e la donna furono sbattuti fuori dal locale a
spintoni; Dalmau venne afferrato per i pantaloni e la giacca, sollevato da terra e scaraventato nel vicolo,
come un sacco di spazzatura. Gli anarchici lo aiutarono a rialzarsi, sporco di fango e malconcio.
Continuiamo in un altro posto? propose uno di loro quando Dalmau riusc infine a reggersi in
piedi.
La pazza applaud. Lui, per tutta risposta, si gir e vomit lanima.
A quelle nottate di bagordi che Dalmau concludeva dormendo in un ostello o nel suo studio, se
non addirittura per strada, ma quasi mai a casa, nel timore di cosa avrebbe detto sua madre o, peggio
ancora, di cosa non avrebbe detto  il suo sguardo accusatore, il suo pianto silenzioso , si sommavano
la stanchezza e lo scoramento, un umore nero che durava per giorni e che non pass inosservato a don
Manuel: non solo per via delle occhiaie, del pallore e dellaspetto disastroso, ma anche per la scarsa
qualit delle proposte professionali del suo pupillo. Il maestro era venuto a sapere della rissa nel
malfamato caf-chantant. E lo aveva saputo anche rsula, visto che il fatto era al centro delle
chiacchiere dei giovani di buona famiglia in ogni occasione dincontro; ben presto ne parl durante un
pranzo, fingendo uningenuit e uninnocenza assoluta, per di pi mostrandosi scandalizzata per quelle
che defin sarcasticamente dicerie senzaltro false e tendenziose. Come se non bastasse ci si mise
anche il maestro, dicendo che a quanto gli risultava Dalmau non aveva rispettato i termini di consegna
di un paio di incarichi che gli aveva affidato personalmente, e che esulavano dal suo lavoro in fabbrica:
il manifesto delle feste patronali di un quartiere di Barcellona e un ex libris. Alla fine, decise di
parlargli.
Sto passando un brutto momento, si scus Dalmau.
Il maestro lo prese per un braccio e lo tir a s mentre camminavano per la fabbrica. Vorrei
aiutarti, si offr. Credo che, se riprendessi leducazione religiosa con padre Jacint, Dio ti mostrerebbe
un cammino diverso da quello che stai percorrendo.
Dio! Era complicato parlare di Dio con il maestro.
Don Manuel, non so quale sia il cammino che potrebbe mostrarmi il Signore, so invece che
sono stati i vostri amici e i figli dei vostri amici, con il loro disprezzo e le umiliazioni nei miei
confronti, a spingermi su quello in cui mi trovo. Si sono presi gioco di me. Mi hanno incoraggiato e poi
mi hanno fatto a pezzi.
Ma... Don Manuel non trov le parole.
No,  colpa mia, tagli subito corto Dalmau in tono fermo. Sono stato un ingenuo. Un
imbecille. Lo vedo riflesso sul viso di mia madre ogni volta che evitiamo di parlarne.
Non tormentarti, figliolo. Sei un maestro. Un genio. Supererai tutto questo, te lo assicuro, ma
devi correggere la rotta; non puoi continuare a maltrattare il corpo e lo spirito. Dimentica certe
situazioni imbarazzanti e mettiti a lavorare, e se ti lascerai guidare la mano da Ges Cristo, meglio
ancora. Trionferai.
In seguito a quella breve conversazione, don Manuel simpegn a proteggere quel ragazzo che
aveva aiutato a crescere. Si sentiva in certa misura responsabile di quella situazione, per averlo
stimolato e presentato in societ quando, a conti fatti, non era ancora pronto per affrontarla. Da quel
momento in poi, linsistenza perch andasse a pranzo a casa sua e trascorresse pi tempo con la sua
famiglia fu tale che Dalmau fin per acconsentire, sebbene si fosse ripromesso di sfuggire a rsula.
Decise comunque che non lo preoccupava granch quello che la ragazza poteva fargli, e in fin dei conti
probabilmente la situazione avrebbe messo a disagio pi lei che lui.
I tuoi genitori e padre Jacint sanno che mi hai preso in mano luccello? le mormor
allorecchio quando torn nella casa sul paseo de Grcia.
Nessuno di loro ti crederebbe mai, rispose rsula senza alcun indugio.
Dalmau si guard intorno. Non cera nessuno abbastanza vicino da sentirli. Vuoi fare una
prova?
Sei solo un ubriacone, sibil lei mostrando, tuttavia, un sorriso incantevole. Un povero
ceramista che dopo aver toccato il cielo con un dito  ricaduto nel fango, confermandosi per quello che
: un cane randagio. Sei un miserabile colmo di risentimento verso chi  migliore di te. Avanti. Fallo.
Lo far, disse Dalmau, con il forte desiderio di svergognare quella sfrontata.
Sorprendimi, lo sfid lei, senza alcun accenno di timore.
Dalmau si trattenne. Sapeva bene che una simile rivelazione, che gli credessero o no, avrebbe
decretato il suo licenziamento dalla fabbrica di don Manuel. E se avesse perso il lavoro, la sua vita
sarebbe andata inesorabilmente a rotoli.
Dalmau mi ha detto che voleva raccontarvi una certa cosa, lo sfid rsula mentre stavano
entrando in sala da pranzo, doa Celia in testa.
Ah, s? chiese padre Jacint, prendendolo per un braccio, con quella vigorosa delicatezza che
soltanto i preti hanno.
No... No, no. Era uno scherzo. Una burla! Ma se proprio vuole, che ve lo racconti lei.
Intanto, si stavano sedendo a tavola.
Allora, figliola? la esort don Manuel dopo essersi messo il tovagliolo in grembo.
Non oso, pap, si scherm la ragazza con finto pudore. ... un po audace.
Dalmau! salt doa Celia. Non ti invitiamo in questa casa per traviare nostra figlia!
Cara... intervenne don Manuel.
Doa Celia... si aggiunse al contempo il religioso.
rsula e Dalmau non si affrontarono direttamente, come se non si azzardassero a farlo, ma
nellistante in cui i loro sguardi sincrociarono vi fu una scintilla che innesc la fiamma, e la ragazza
torn a sfidarlo, orgogliosa, altezzosa, superba... Dalmau trattenne il respiro. Era stato straordinario!
Abbagliante! Chiuse gli occhi per godersi appieno quellistante. Doveva dipingere quella visione.
Doveva tentare di trasferire sulla tela quelle sensazioni. La capacit di trasmettere... Era da tempo che
non dipingeva. Non aveva pi scoperto la tela che giaceva sul cavalletto. Ricord che una volta aveva
dipinto gli occhi di uno dei ragazzini che alloggiavano nella fabbrica, ma poi aveva distrutto lopera
perch credeva che il piccolo vagabondo lo avesse ingannato. Gli occhi di rsula invece non
mentivano: la sua insolenza era reale.
Cosa rispondi, giovanotto? Era padre Jacint a chiederglielo.
Dalmau aveva perso il filo della conversazione. Suppongo che rsula abbia interpretato male
le mie parole, tent di riparare.
Allora raccontaci questa storiella scabrosa, ribatt la madre.
Non vorrei certo suscitare in voi lo stesso turbamento, doa Celia. Ma sono convinto che la
vostra intelligenza non vindurrebbe in tale errore, disse, approfittandone per insultare la figlia.
Capirete tuttavia che preferisco non correre il rischio.
Gli uomini annuirono e, se la signora di casa si aspettava una richiesta di scuse, non la ottenne.
Preoccupato per il suo stato danimo, don Manuel non gli dava tregua. Agli inviti a casa si
aggiungeva lobbligo di accompagnarlo nelle visite che il maestro effettuava regolarmente ai potenziali
clienti.
E il mio lavoro? aveva tentato di protestare Dalmau. I disegni...
Al momento abbiamo abbastanza disegni per almeno un anno, se ce ne fosse bisogno. Vorrei
che conoscessi un altro aspetto di questo mestiere: vendere. Evidentemente, io non lo faccio, aveva
chiarito, come se abbassarsi a quel livello fosse impossibile, per lui. Per  indispensabile mantenere
vivo il contatto con le persone che decidono da chi comprare e da chi no. A che ci servirebbe produrre
le ceramiche migliori, se poi non fossimo capaci di piazzarle sul mercato?
Don Manuel aveva atteso la reazione di Dalmau, che aveva accettato senza troppo entusiasmo,
come se qualsiasi cosa lo allontanasse dal suo studio fosse un inconveniente. Tuttavia, il maestro aveva
bisogno che Dalmau fosse pi coinvolto nellattivit, e che non si limitasse al disegno e alla parte
creativa. Le due figlie di don Manuel non contavano; men che meno eventuali mariti futuri: chiunque
avesse sposato le sue figlie avrebbe dovuto possedere molto pi di quanto le ragazze non avessero, e di
certo non avrebbero dovuto dipendere dalla fabbrica del suocero per vivere; quanto al figlio piccolo,
lerede, sarebbero dovuti passare molti anni prima che potesse interessarsi allattivit. Davanti a tali
prospettive e alla possibilit che a lui potesse accadere qualcosa, lunico su cui poteva puntare era quel
figlio di un anarchico condannato a morte che aveva quasi adottato.
Dalmau conosceva le opere moderniste, gli architetti e le loro squadre, soprattutto molti dei
capomastri che in svariate occasioni lo avevano visto inginocchiarsi e lavorare alla posa delle piastrelle
e alle composizioni in ceramica; gran parte di loro lo ritenevano un esperto in materia. Per contro, la
fama ottenuta con i disegni dei trinxeraires e alcuni lavori eccellenti, sia nella ceramica sia nel disegno,
che gli avevano aperto le porte dellarte, era sfumata quando si era reso ridicolo alla festa e in seguito
con la rissa nel caf-chantant. Dalmau non aveva fatto nulla per preservare il proprio prestigio, per
rivendicare il proprio nome come artista, n tantomeno per rimanere gomito a gomito con quelli che, a
sentire il maestro, decidevano da chi comprare e da chi no; la deriva emotiva lo aveva indotto a vivere
di notte e a sopportare le giornate. Forse don Manuel percepiva quella trascuratezza, quellapatia, e
cercava di spronarlo perch tornasse a sentirsi attratto da un mondo a cui lui stesso non si sarebbe
avvicinato, se non fosse stato per un mero interesse economico.
E cos tornarono a visitare il parco Gell, che Gaud stava costruendo. Si trattava di un vasto
terreno, circa quindici ettari, che lindustriale Eusebi Gell, mecenate di Gaud, intendeva urbanizzare e
vendere in lotti  ne aveva previsti sessanta  come residenze per gente altolocata. Il parco era situato
lontano dal centro citt, sopra Grcia; don Manuel e Dalmau vi arrivarono in carrozza, addentrandosi
nella tenuta per percorrerne i meandri, il maestro chiuso in un silenzio cupo di fronte allo sfoggio di
creativit che Gaud offriva loro, persino nei semplici viali.
Il parco era cambiato dallultima volta che Dalmau lo aveva visitato con don Manuel. Le idee
che Gaud esponeva come se fossero i sogni di un pazzo illuminato si erano tramutate in realt. Chiese
al cocchiere di fermarsi e scese dalla carrozza per avvicinarsi alle fioriere di pietra, piazzate in cima a
colonne irregolari, apparentemente in bilico, come se fossero state costruite da un bambino, alte pi di
due metri, allineate su entrambi i lati di un ponte. Senza nemmeno chiedere il permesso al maestro,
lasci il viottolo e scese sotto il ponte. Si ferm l, davanti alle colonne inclinate che sostenevano la
volta sotto la strada, formando un portico in cui si poteva transitare. Le colonne erano diverse tra loro,
alcune a spirale, altre cilindriche, di sezioni diverse, alcune con rinforzi, tutte in pietra grezza. Dalmau
rimase affascinato dalla sensazione di movimento e da quei richiami alla natura che losservatore
avvertiva camminandovi in mezzo: una prospettiva mutevole, inimmaginabile, diversa da ogni angolo
dal quale la si ammirava.
Torn alla carrozza con i sensi in subbuglio. Sal e sedette accanto al maestro, che ordin al
cocchiere di proseguire fino allingresso, dove avrebbero incontrato Gaud. Se i sentieri e i ponti lo
avevano entusiasmato, i due edifici eretti su entrambi i lati del portone dingresso esaltarono il suo
spirito: la portineria e la casa del custode, dai tetti ondulati, erano variopinte, senza linee rette, con
insolite asimmetrie negli elementi architettonici.
In portineria, fu detto loro che don Antoni Gaud li attendeva nella sala ipostila.
Poco oltre lentrata si ergeva una scalinata monumentale su due rampe, separate da una cascata,
che conduceva alla sala ipostila sopra la quale Gaud aveva progettato un teatro allaperto, dove i futuri
frequentatori del parco avrebbero potuto svolgere ogni genere di attivit. La sala ipostila era composta
da ottantasei colonne rastremate, di ordine dorico, che reggevano un soffitto a volta irregolare,
formando onde destinate a essere ricoperte dal trencads, il caratteristico mosaico che il geniale
architetto amava utilizzare. Gli spazi tra le colonne sarebbero stati adibiti a mercato affinch i futuri
abitanti potessero fare acquisti senza bisogno di recarsi nel centro di Barcellona.
L don Manuel incontr larchitetto, circondato dai suoi aiutanti, tra i quali Dalmau sintrufol
dopo aver salutato. I due uomini parlarono del parco Gell e dellopera che avrebbe rappresentato il
culmine dellurbanizzazione: la chiesa, una cappella che sarebbe stata eretta nel punto pi elevato del
parco, da dove avrebbe protetto i suoi abitanti. Se don Manuel era un devoto cristiano, Gaud,
larchitetto di Dio, lo era almeno quanto lui: un uomo che andava a messa, si confessava e riceveva la
Comunione ogni giorno.
Non riesco neppure a immaginare come sar la chiesa, dopo aver visto gli edifici allingresso e
la Sagrada Familia, ammise don Manuel mentre larchitetto indicava, sopra di loro, il luogo esatto in
cui sarebbe sorta.
Dalmau non pot sentire la risposta di Gaud, che prese sottobraccio don Manuel e gli parl
allorecchio, ma vide che i due sorridevano e poi sent che il maestro passava al motivo della visita.
Confido che conterai su di me, per gli azulejos e le ceramiche, disse. Nulla mi sarebbe pi
gradito che collaborare alla costruzione della casa di nostro Signore.
Gaud annu, anche se di fatto, come gli avrebbe rivelato don Manuel a bordo della carrozza che
li riportava a Barcellona, lunica cosa concreta ottenuta quel giorno fu limpegno a fornirgli a titolo
gratuito gli scarti e gli avanzi di ceramica della fabbrica, che larchitetto avrebbe utilizzato per il
trencads con cui prevedeva di ricoprire una parte dellopera.
Quella sera, con i sensi ancora pervasi dalla genialit di Gaud, Dalmau tolse il panno che
copriva la tela sul cavalletto, mise il quadro incompiuto assieme agli altri che si accumulavano nello
studio e prese una tela bianca, come a sancire lintenzione dintraprendere una nuova opera. Torn a
sedersi al tavolo da lavoro, prese un foglio e cominci ad abbozzare gli occhi il cui sguardo superbo
affiorava ancora alla memoria, con lintento di farli rivivere.
Non ci riusc. Disegn e stracci vari bozzetti, alcuni dopo un semplice schizzo che nessuno
avrebbe saputo contestualizzare. Pi provava e falliva, pi rivivevano nella sua testa le colonne
inclinate, i tetti ondulati degli edifici, le finestre irregolari, limponente sala ipostila con il soffitto a
volte diseguali... Se l, tra quelle opere architettoniche, aveva provato sensazioni inebrianti, ora lo
attanagliava uno stato danimo che sembrava intorpidirgli la mano ogni volta che provava a disegnare,
rallentandola, rendendola imprecisa, grezza. Paura? si chiese ad alta voce. Non posso avere paura.
 ridicolo! Accartocci lultimo bozzetto. Sono solo un po impressionato. Questo s. Certo. Ho la
testa da unaltra parte.  logico.  difficile superare lemozione che provocano i geni.
Lasci lo studio. Diede qualche centesimo ai due ragazzini che si rintanavano al caldo delle
fornaci in quella fredda fine dellanno, salut Paco, si abbotton il cappotto, si calc il berretto fino alle
orecchie e sincammin verso il Raval, tanto crudele quanto accogliente, per perdersi ancora una volta
nella notte barcellonese. Una ridda dimmagini gli vorticava in testa: le dame in nero, Gaud, sua
madre, altre dame in nero, il maestro, Irene, eterea, delicata, e rsula, cos malvagia. Al di sopra di
tutte, Emma. Sempre Emma... Dove sei? Cosa ne  stato di te? Un paio di bicchieri... forse tre, e tutte
quelle visioni lo avrebbero lasciato in pace, come se la sbronza potesse metterle in fuga.
Anna, la cuoca di don Manuel, quel giorno li gratific con uno spezzatino di vitello: la carne
veniva soffritta con la pancetta, nel fondo si rosolava una cipolla finemente tagliata, si aggiungeva vino
bianco, un battuto daglio, prezzemolo, sale e pepe. I giorni in cui Dalmau mangiava in cucina
rimaneva meravigliato dalla preparazione di quel manicaretto. Una volta cotto in pentola, a fuoco lento,
Anna lo ricopriva con un foglio di carta oleata, che faceva aderire ai bordi con un impasto di farina, poi
copriva tutto con una ciotola piena dacqua. Dalmau le aveva chiesto il motivo di quella ciotola, e lei
aveva risposto che il vapore prodotto dallacqua inzuppava la carta. Dalmau non si era accontentato
della spiegazione, e lei aveva alzato le spalle: Perch si  sempre fatto cos.
Con o senza la ciotola, lo spezzatino alla fine era squisito. Dalmau mangi, convers con don
Manuel e sopport i silenzi e i brontolii di doa Celia, spesso pi espressivi delle parole del marito, a
confermare la convinzione di Dalmau che quella donna lo odiasse. Le occhiate che rivolgeva al suo
abbigliamento, ostentando disprezzo, dimostravano chiaramente ci che pensava di lui, delle sue
origini, di tutta la sua famiglia. I commenti velenosi che gli propinava in qualsiasi occasione, mettendo
in dubbio la sua cultura, purtroppo scarsa a parte lesperienza con le ceramiche, il disegno e alcune arti,
erano frequenti.
Suonate qualche strumento, Dalmau? gli chiese un giorno a pranzo, quando la conversazione
riguardava il nuovo programma del liceo. Musicale, intendo dire, aggiunse per provocarlo.
Dalmau riflett, mentre doa Celia lo fissava in attesa di risposta, il maestro chiudeva gli occhi
imbarazzato e rsula gongolava, vedendolo in difficolt.
Ah! Meno male che avete specificato musicale, doa Celia, perch spesso suono il pedale
della macchina da cucire di mia madre, che emette un sibilo monotono, noioso almeno quanto alcuni
concerti cui assistono certi intenditori, rispose Dalmau.
La donna sirrigid, offesa.
E lui si prese la soddisfazione di aggiungere: Gli altri strumenti, quelli musicali, no. A casa
mia non c mai stato altro strumento o marchingegno che non fosse la macchina da cucire. Eravamo
poveri, sapete? Non ricordo di aver mai avuto nemmeno un flauto. Anche se ogni tanto si fischiettava.
A parte queste situazioni di tensione, Dalmau approfittava dei momenti in cui don Manuel o
doa Celia si rivolgevano a rsula per fissare la ragazza, oltre le posate dargento e la cristalleria
elegante, fingendo attenzione, mentre in realt desiderava suscitare unocchiata di sfida, fosse anche
solo con lintenzione di metterlo in imbarazzo. Ricordava bene la sensazione provata giorni addietro,
quando aveva tentato di trasferire quella superbia in un dipinto, senza trovare soddisfazione in nessuno
dei bozzetti. Era consapevole che nei suoi disegni, finiti dal primo allultimo nel cestino, mancavano i
toni tenui, la prospettiva di un quadro, il viso di una donna che incorniciasse quei tratti, ma non riusciva
nemmeno a realizzare un semplice schizzo, a cogliere il soggetto, il motivo centrale.
Don Manuel continuava a esigere che ci fosse anche lui, quando andava nei cantieri. Oltre che
al parco Gell di Gaud, Dalmau lo accompagn nella casa Lle Morera, quella che Domnech stava
ristrutturando nello stesso isolato del paseo de Grcia in cui Puig aveva riammodernato la casa
Amatller. Erano entrambi edifici antichi, costruiti in base al piano regolatore di Cerd dopo
labbattimento delle muraglie di Barcellona, prima che la nuova arte, il Modernismo, simponesse nella
Ciudad Condal. Costruzioni funzionali, austere, architettonicamente ineccepibili, ma senza alcun segno
distintivo, a parte lottima struttura. Era proprio contro quelluniformit, quella tediosa regolarit
urbanistica realizzata da un ingegnere specializzato in infrastrutture qual era Cerd, per di pi imposto
da Madrid, che si ribellavano gli architetti di Barcellona e molti dei proprietari e investitori catalani.
Persino il municipio aveva modificato i propri criteri e, dopo lEsposizione universale del 1888,
aveva emanato un nuovo regolamento in ambito di costruzione edile, in cui si prevedeva la possibilit
di ricorrere a elementi decorativi per le facciate, i coronamenti degli edifici, le balconate... Lausterit
del XIX secolo lasci il passo alla creativit ornamentale e alloriginalit, cos, in unepoca in cui le
industrie arricchivano la borghesia tanto quanto impoverivano i propri dipendenti, molti personaggi
facoltosi vollero ristrutturare quegli edifici monotoni costruiti neanche cinquantanni prima per
adattarli ai nuovi tempi e, soprattutto, alla nuova corrente artistica.
Era ci che succedeva con la casa Lle Morera, dove Domnech stava realizzando uno dei
migliori lavori architettonici della citt: in quel contesto la decorazione non era unaggiunta
indipendente, bens una parte integrante delledificio. Dalmau, assorto, lo ascoltava parlare di
comunione tra luce, colori e forme negli interni. E, per tutto quello, poteva contare sui migliori artisti
del momento: Arnau, Juyol, Serra, Rigalt, Escofer, Bru, Homar. Erano i grandi dellepoca, e ciascuno
lavorava alla propria specialit: mosaici, ceramiche, sculture, modanature... tutti sotto la direzione e il
controllo diretto del grande architetto. Domnech puntava su un eclettismo modernista e sulla
profusione di elementi decorativi per facciate e interni, ma a differenza di Gaud, che deformava anche
le pietre, nella sua opera si avvertiva un certo ordine, un seducente equilibrio estetico.
Non era la stessa cosa che percorrere il paseo de Grcia, come Dalmau aveva fatto tante volte, e
contemplare gli edifici. Con quelle visite nei cantieri, il giovane approfondiva le ragioni, i motivi, la
passione con cui quei maestri, architetti e artisti, affrontavano i progetti. Domnech era un erudito, un
uomo colto, che preferiva evitare pranzi e cene per stare in solitudine e dedicarsi alle letture. Politico,
scrittore, pubblicista, storiografo, docente, architetto, uneccellenza della societ catalana; quei talenti e
qualit erano concentrati in una persona che disegnava con entusiasmo i dettagli di un mobile o di una
banderuola, di una grondaia o di un comignolo.
Gaud e Domnech. Due geni. Entrambi affascinanti, audaci, temerari nelle loro opere. Uno
vulcanico, laltro equilibrato. Uno superbo, laltro pacato. Dalmau si metteva a confronto con tutte
due, senza trovare in s una sola virt che potesse assomigliare alle loro. Lui non era n colto n
audace. In realt, era solo il figlio di una coppia di anarchici, di due lavoratori, che aveva avuto la
fortuna di distinguersi nel disegno e di essere notato dal maestro e preso sotto la sua ala protettrice.
Quel figlio dellanarchismo e della povert, lusingato da un paio di successi, si era azzardato a civettare
con la superbia, ma la gente ricca non glielo aveva permesso, umiliandolo in pubblico. Abbozz un
occhio sul foglio che aveva davanti e lo giudic senza piet: era mediocre. I geni riuscivano a mostrare
la propria arte persino nelloggetto pi banale, come il batacchio di una porta. Tent ancora di
disegnare locchio di rsula. Pi volte. Strapp alcuni fogli, altri li accartocci.
Decise di passare a qualcosa di diverso: i fiori, per esempio, che aveva sempre plasmato in
maniera magistrale. Quel giorno per non gli piacquero. E neppure i corpi che disegn subito dopo. Era
come se gli avessero rubato la magia.
Cosa significano quegli sguardi, ceramista? gli chiese rsula un giorno, dopo il pranzo, in un
momento in cui erano soli.
Alla luce del lampadario di cristallo a soffitto, che pendeva sul tavolo coperto da una tovaglia
verdognola, finemente ricamata con motivi floreali disegnati dallo stesso maestro, brillavano le
stoviglie e i calici, e rsula, come se giocasse con lui, non gli aveva concesso neanche unocchiata
durante tutto il pranzo.
Dalmau fece il possibile per dissimulare la tensione e la squadr da capo a piedi: la figlia
maggiore di don Manuel Bello sembrava essersi liberata degli influssi reazionari dei genitori. Indossava
un vestito viola chiaro, che quasi sfiorava il pavimento, con ricami e merletti neri cos delicati che
mettevano in risalto i movimenti della ragazza, come se anche lei aspirasse ad apparire eterea,
seguendo i dettami del Modernismo e dellArt Nouveau francese a cui sispirava la moda femminile. Il
busto, fasciato da un corsetto che le appiattiva il ventre e innalzava i seni, esaltava il vitino da vespa.
Continui a guardarmi. rsula lo costrinse a interrompere losservazione.
Il mezzo sorriso insolente che le apparve sulle labbra infastid Dalmau, ma in realt era quella,
la rsula che voleva. Desiderava vederla altezzosa, insolente. Gli serviva imperiosa.
Con estrema delicatezza, Dalmau fece scivolare un dito sui fianchi della ragazza.
Lei cerc di reprimere un brivido, alz il mento e lo sfid con occhi arroganti. Dalmau avvert
un fremito lungo la schiena. Come poteva quella ragazza cos giovane esprimere tanta durezza? rsula
prese il dito con cui Dalmau aveva delineato i suoi fianchi, ora fermo su una coscia, e se lo port sul
pube. Si trovavano sulla soglia del salone da musica, esposti alla vista di chiunque passasse. rsula tir
Dalmau dietro una porta e gli infil una mano nei pantaloni. Lui la guard negli occhi, sempre freddi e
duri.
Dalmau prov a eccitarla, accarezzandola al di sopra del vestito viola istoriato di pizzi. Voleva
vedere se avrebbe cambiato espressione, se si sarebbe tramutata in una giovane focosa, bramosa di
piacere, ma rsula rest impassibile. Continuava ad accarezzargli il membro, mentre lui tendeva
lorecchio e sbirciava verso il corridoio.
Smettiamola, o romperai il giocattolo, la avvert dopo un po.
rsula lo fulmin con lo sguardo. Il mio bambolotto, disse in tono beffardo. Non ne ho mai
rotto uno.
Alla fine riusc a dipingere gli occhi della ragazza, ma non avvenne nel suo studio n al tavolo
da lavoro, con i fogli a disposizione e la tela sul cavalletto. Ci riusc un paio di notti pi tardi, ubriaco,
in uno dei tuguri nascosti nella zona pi buia e sporca della citt; uno di quei locali sordidi dove per
entrare occorreva scansare cumuli dimmondizia e corpi a terra. Si era stufato del suo gruppo, di fatto
non sapeva nemmeno chi fossero. Aveva provato repulsione per la donna sfatta, con lalito da malata,
che lo aveva abbordato chiedendogli di offrirle da bere. Balbettava, sputava le parole; aveva la mano
appiccicosa. Dalmau le aveva pagato un bicchiere di acquavite e un piattino di datteri caramellati, ma
non le aveva permesso di sedersi accanto a lui. A quella era importato ben poco, e se nera andata
barcollando verso il tavolo vicino, tenendo in mano il liquore. La musica era stridente e Dalmau si
sentiva male, soffocato dallaria viziata, dal fumo e dal fetore. Aveva il respiro agitato e si era messo
una mano sul petto come per fermare il cuore, che batteva forte. Aveva sentito sotto le dita il taccuino
che portava sempre nella tasca interna della giacca e lo aveva tirato fuori.
Faceva fatica a mettere a fuoco ma aveva preso la matita e, alla scarsa luce del locale, aveva
cominciato a disegnare. A un certo punto aveva riconosciuto rsula, la sua superbia, la sua arroganza.
Ceramista!, gli gridava quellocchio appena abbozzato. Qualcuno era spuntato al di sopra della sua
spalla, incuriosito, e lui lo aveva spinto via con una manata impacciata. Un bicchiere era caduto sul
pavimento, le schegge di vetro erano finite tra i piedi di Dalmau e il liquido gli era schizzato addosso.
Luomo aveva protestato, ma Dalmau non era in grado di prestargli attenzione. Cameriere! Un altro
bicchiere! aveva urlato alzando la mano che stringeva la matita, come se fosse stata una bacchetta.
Aveva tracciato i contorni della pupilla. Era facile, scorreva! Ogni minuscola macchia che aggiungeva
allinterno delliride lo insultava. Lei stava l, in una macchiolina grande quanto un punto. Si era alzato,
facendo cadere la sedia, aveva preso il bicchiere e se lera portato alle labbra per scolarsi il liquore e
andarsene. Tuttavia, allultimo momento ci aveva ripensato; lo aveva rimesso sul tavolo con un colpo,
spargendone il contenuto. Si era scusato a bassa voce, sebbene non ci fosse nessuno accanto a lui.
Aveva messo via il taccuino ed era uscito a respirare laria fresca della notte. Appena si era avventurato
nel vicolo, era inciampato in un mendicante.
Imbecille! gli aveva urlato dietro quello.
Dalmau aveva chiesto ancora una volta scusa, e aveva sentito il bisogno di andare a casa.
Al mattino, dopo essersi lavato, si sedette al tavolo in cucina con il disegno tra le mani. La
madre vide il taccuino, stropicciato e macchiato di umidit, mentre gli serviva la colazione, e fece una
smorfia. Dalmau non se ne accorse, assorto comera nel disegno. Ci che non era riuscito a disegnare
per tanti giorni, era venuto fuori in pochi istanti tra i fumi dellalcol, che lo spingevano in uno stato
dincoscienza altalenante. La matita volteggiava senza alcuno sforzo, agile e leggera e al contempo
profonda nel risultato.
Ti piace, mamma? chiese mostrandole il disegno.
Com lei? indag Josefa dopo aver preso il taccuino e averlo esaminato per pochi secondi.
Non lo indovini?
Da un occhio? La madre rise. Sono soltanto una sarta, figlio mio.
Dalmau la guard. Non era vero. Lei era molto pi di una sarta: era sua madre, sebbene negli
ultimi tempi lui non lavesse trattata con laffetto che meritava. Non aveva ancora concluso quel
pensiero che Josefa era gi tornata a sedersi alla macchina da cucire. Dalmau sospir, sentendo il solito
rumore monotono del pedale. Lasci il disegno sul tavolo. Non poteva continuare: rsula era
scomparsa unaltra volta. Eppure, quella notte... Stanotte eri ubriaco!, si disse.
Mamma, la chiam. Dalla stanza attigua, dove sfruttava la poca luce proveniente dalla
finestra per cucire, lei fece una pausa, come per invitarlo a proseguire. Dalmau approfitt del silenzio e
aggiunse: Grazie per la colazione.
Grazie a te, Dalmau, che ogni tanto ti ricordi di me e torni a casa.
Non dire cos, mamma!
Dalmau, devi stare attento. Lo so che non mi devi spiegazioni, ormai sei un uomo, ma non
lasciarti dominare dal vizio; sei giovane, hai una vita di successi davanti, non sprecarla come fanno
tanti sventurati che non trovano ragioni per andare avanti.
Il silenzio che cal pervase tutta la casa. Dalmau stava per dire qualcosa, ma Josefa lo anticip e
si rimise a lavorare. Allora lui si alz e and dalla madre. Non stava cucendo. Continuava a premere sul
pedale di ferro e piangeva, la stoffa ripiegata tra le mani, lontana dallago.
Dalmau le accarezz i capelli. Josefa rimase seduta. Lui le prese la testa tra le mani e la strinse a
s. Era da tanto tempo che non labbracciava cos, con la testa contro il suo torace. Non piangere, ti
prego.
Dalmau, singhiozz lei. Ho lottato tanto, assieme a tuo padre. Lho perso, e ho perso anche
tua sorella. Josefa rialz la testa e riacquist la calma. La vita non  stata generosa con me. Toms
far la stessa fine, un giorno o laltro. Mi rimani solo tu. Non deludermi, ti supplico. Che senso avrebbe
avuto la mia vita, quella di tuo padre e di tua sorella, la nostra lotta? Siamo riusciti a farti studiare, a
darti quelle conoscenze che dovrebbero garantirti la libert, una cosa di cui noi non abbiamo mai
goduto, per la quale abbiamo reclamato i nostri diritti con le bombe e le rivolte. Usa bene la tua libert,
Dalmau:  lunica eredit che ti ha lasciato tuo padre.
Lui labbracci con il respiro spezzato e il cuore gonfio. Era colpa sua. Era da tempo che non le
prestava la bench minima attenzione, a parte qualche moneta lasciata sul tavolo della cucina. Le rare
volte che tornava a dormire a casa lo faceva a notte fonda e in uno stato deplorevole. Lei capiva
comera ridotto dallodore, dai panni sporchi che ogni quindici giorni lavava ai lavatoi pubblici nei
pressi del porto; o dal chiasso che faceva certe volte per arrivare nella sua stanza, ubriaco fradicio,
inciampando nei pochi mobili lungo il tragitto. O forse qualcuno le aveva raccontato qualcosa. La gente
ci provava gusto, a spettegolare. Cosa ne sapeva la madre, dei suoi vizi? Hai tutta una vita di successi
davanti, gli aveva detto. Devi stare attento, lo aveva avvertito.
Quel giorno Dalmau non and al lavoro. Mand un messaggio a don Manuel tramite un
ragazzino a cui diede un paio di centesimi di mancia ma nessuna giustificazione da riferire, e a met
mattinata convinse la madre a uscire. Si avvicinava il Natale. Nella famiglia di Toms Sala non lo si
festeggiava mai, ma un conto era essere anarchici e anticlericali, un altro restare estranei al clima di
festa che si viveva in tutta Barcellona.
Dalmau e la madre, orgogliosamente al braccio del figlio, passeggiarono per le strade della citt
vecchia, che pullulavano di mercati e bancarelle ambulanti. I negozi sfoggiavano decorazioni per
attirare i clienti, tra il vociare dei venditori che offrivano i loro prodotti: sulle Ramblas si vendevano
torroni e frutta di stagione; sulla va de Cortes, chincaglieria. Josefa sembrava interessata a ditali e
forbici. Posso regalarti qualcosa? si offr Dalmau. Lei rifiut, sorridendo. Nella grande plaza de la
Constitucin, che si apriva tra i magnifici palazzi del municipio e del tribunale, dove secoli prima cera
stato quello della Generalitat, si estendeva un mercato con ogni sorta di statuine del presepe e
decorazioni natalizie. Madre e figlio si mescolarono alla gente che si affollava alle bancarelle.
Madonne, Ges, santi, angeli, pastori... Cerano migliaia di statuine di terracotta esposte alla vista dei
barcellonesi. Dalmau dovette riconoscere che alcuni di quei manufatti artigianali erano belli e accurati,
tanto che sinteress a chi li aveva realizzati, mentre la madre ascoltava attenta, come se assistesse a
una conferenza.
A mezzogiorno Dalmau port la madre a pranzo. Mangiarono in calle de Lancaster, nel Raval,
tra Arc del Teatre e Conde del Asalto, nella trattoria Tall de Bacall, un locale popolare specializzato in
quel prodotto, dove per pochi centesimi servivano una bella fetta di baccal fritto o in umido, con pane
e vino.
Poi ripresero a percorrere le strade affollate in direzione del paseo de la Indstria, dove si
vendevano tacchini vivi, quindi verso la rambla de Catalunya, dove cerano i venditori di volatili e
cacciagione. La luce stava gi calando in quel pomeriggio di dicembre che si faceva scuro e freddo.
Non erano ancora stati accesi i lampioni sulla rambla de Catalunya, per cui alcuni venditori si facevano
luce con lampade a petrolio e candele.
Compriamo un pollo? propose Dalmau, pi interessato ai grandi edifici che si susseguivano
lungo la via che al mercato.
La domanda, del tutto innocente, risuon come un tuono alle orecchie di Josefa. E se Emma
fosse stata l? Non era azzardato supporre che il vecchio per cui lavorava partecipasse a una fiera di
polli e volatili.
Andiamocene, disse al figlio.
Dalmau la guard stupito. Che succede?
Sono stanca. Andiamocene, per favore. Josefa sfuggiva il suo sguardo e scrutava le ombre tra
la gente che li circondava.
Dalmau ne segu lo sguardo. Puoi metterti seduta, mentre io vado a comprarlo, insistette
senza smettere di osservare le bancarelle.
Fa freddo, Dalmau, lo interruppe lei. E non ho voglia di sedermi. Voglio tornare a casa.
Daccordo, come preferisci, si arrese Dalmau.
Josefa tir un sospiro. Non poteva dirglielo, lo aveva promesso a Emma: la ragazza era incinta
del muratore, era andata a vivere con luomo al quale era legata. Tempo addietro le aveva parlato di
Antonio, forse senza il trasporto di un tempo, quando erano molto pi in confidenza, ma comunque con
affetto e un barlume di calore che lei aveva colto. Poi le aveva rivelato di essere incinta. Prima che
conoscesse il muratore, e anche dopo che aveva cominciato a uscire con lui, Josefa aveva continuato a
nutrire la speranza che Emma tornasse e si dimostrasse capace di raddrizzare la vita di suo figlio. Ci
aveva pensato tante volte, mentre lo aspettava invano la notte o lo sentiva rientrare ubriaco. E quel
desiderio si rafforzava vedendo le sue occhiaie scure al mattino, sentendo la sua voce roca, impastata, e
notando i movimenti lenti, rigidi. Dalmau aveva bisogno di una brava donna accanto a s. Ma le
illusioni di Josefa erano svanite poco pi di un mese prima, quando Emma era andata a trovarla, incinta
di diversi mesi. La giovane donna le aveva chiesto di non raccontare nulla a Dalmau. Josefa le voleva
bene come a una figlia, laveva praticamente adottata dopo la morte del padre.
Mamma! Dalmau la prese per un braccio. Ma quella non ...?
Josefa aguzz la vista. Si trovavano dallaltra parte del viale, ma in effetti era proprio lei. Erano
gi passati da l, ma evidentemente era rimasta nascosta dalla folla che affollava il mercato. Che
sfortuna, pens Josefa. Rimanevano appena tre o quattro isolati, ed Emma era l, incinta e con un pollo
in mano, a servire una coppia di clienti. Un vecchio era seduto accanto a lei, sopra una cassetta.
Emma! url Dalmau.
La ragazza si volt udendo il suo nome. Vide prima Josefa, che allarg le braccia in segno
dimpotenza, per farle capire che non era stata lei a propiziare quellincontro, poi il suo sguardo
incroci quello di Dalmau, che url di nuovo.
Emma!
Un gruppo di persone si frappose tra loro. Dalmau fece per aprirsi un varco e raggiungere la
bancarella di pollame, ma urt contro un anziano che reag rimproverandolo: E sta attento!
Lui non gli bad. Due ragazzi presero le parti del tizio e sbarrarono il passo a Dalmau.
Nemmeno li guard in faccia, teneva gli occhi fissi sul punto in cui aveva visto Emma, che adesso era
nascosta da altra gente che camminava, si fermava davanti alle cassette dei venditori o faceva acquisti
natalizi. Si disper quando la perse di vista.
Chiedete scusa, gli intim uno dei due che lo trattenevano.
Chiedo perdono, concesse Dalmau mentre cercava di liberarsi. Lo lasciarono andare. Si
lanci in avanti, sbattendo contro altre persone, fino a raggiungere la bancarella di pollame, ma cera
soltanto il vecchio, seduto su una cassetta.
E la ragazza? chiese Dalmau.
Laltro lo guard dal basso. Cristina? chiese a sua volta.
Ma quale Cristina. Emma! Quella ragazza si chiama Emma.
Il vecchio mostr i cinque denti neri e storti che gli rimanevano in bocca. Mi dispiace
contraddirvi, ma si chiama Cristina. Ve lo assicuro. La conosco da tanti anni, praticamente da quando 
nata.  mia nipote.
Vostra nipote? Ne siete sicuro?
Certamente.
E adesso dov?
La conoscete?
Emma, s. Ma... Cristina, avete detto? No...
E allora perch dovrei dirvelo?
Avrei giurato che fosse lei, confess Dalmau alla madre, che si era avvicinata alla bancarella,
dove il venditore di pollame stava servendo una donna senza nemmeno alzarsi.
Anchio, anchio, ment Josefa.
Quella sera Dalmau usc di nuovo per andare a cena. Era stato quasi sul punto di litigare con la
madre per colpa di Emma. Laverla rivista, poich rimaneva convinto che fosse lei, gli aveva fatto
dimenticare la durezza con cui Josefa aveva liquidato la questione tempo addietro. Perch avrebbe
dovuto dimenticarla, come gli consigliava lei?
Perch? insistette Dalmau. Dimmelo, mamma.
Josefa rimase in silenzio. Per un attimo, alla bancarella, si era ravvivato in lei il sogno che
Dalmau ed Emma potessero tornare insieme, ma poi si era rassegnata: il suo desiderio era
irrealizzabile. Emma aspettava un bambino, e per di pi era scappata. Le sembrava evidente: non lo
voleva neanche vedere, suo figlio. Era una sua decisione, e andava rispettata.
Le hai gi fatto fin troppo male, rispose Josefa dopo un po.
Mamma!
 vero, si rimprover Dalmau mangiando la escudella i carn dolla seduto a una tavolata
comune, in una trattoria popolare. I vicini si alternavano con il passare del tempo, in ogni caso lui non
voleva parlare con nessuno. Si sedevano alla sua destra o alla sua sinistra, e ogni tanto gli rivolgevano
la parola senza che lui rispondesse. Qualcuno insisteva. Invano. Dalmau, nel frattempo, rabbrividiva al
pensiero delle iene a cui si era riferita una volta sua madre, a proposito delle sue notti nei locali
malfamati, in qualche bordello o steso per terra a un angolo di strada. Quindi bevve, perch il vino e i
liquori lo aiutavano a soffocare le preoccupazioni, ma il ricordo di Emma tornava a invadergli i
pensieri. Non aveva mai voluto farle del male, come avrebbe potuto, se lamava da sempre? A un
tratto, gli venne in mente che presto sarebbe stato il secondo anniversario della morte di Montserrat.
Due anni! E subito dopo lo assal un altro pensiero, ancor pi doloroso: aveva fallito con tutte tre le
donne della sua vita, la madre, la sorella e la fidanzata. Lunica che forse non aveva deluso era quella
trinxeraire, Maravillas, che di tanto in tanto ricompariva nei luoghi pi inaspettati, fosse di mattina,
alla luce radiosa che illuminava il paseo de Grcia, come se i ricchi si fossero comprati il sole tutto per
loro, o nel cuore della notte nel vicolo pi buio e fetido della citt vecchia. Maravillas era capace di
mostrare un accenno di sorriso su quel visino malaticcio, emaciato e sporco, che lui ricompensava con
qualche moneta. Conservava unimmagine confusa, quasi dolente, della trinxeraire e di suo fratello che
lo aiutavano a camminare nella notte; non ricordava nemmeno dove lo avessero accompagnato. Era
tutto ci che aveva: una piccola mendicante che gli sorrideva e lo aiutava quando era ubriaco. Sospir.
Guard luomo seduto alla sua destra e dedusse, dal vestiario e dallo stato della giubba, che era un
operaio, magari di una fabbrica dove si lavorava ai macchinari e ci si sporcava di olio. Sorbiva la zuppa
rumorosamente. Sedendosi si era presentato, questo se lo ricordava, ma non ricordava il nome.
Io mi chiamo Dalmau, disse come se si fosse appena accorto dellaltro.
Luomo ferm il cucchiaio a met strada, sgocciolando nella ciotola.
Dalmau, ripet, pensoso. Arrivi tardi, ragazzo. E riprese a sorbire la zuppa.
Quella sera, lontano dalla trattoria, tra il fumo, la musica, le grida e il fetore di qualche tugurio
che gli appariva sconosciuto, sebbene ci fosse gi stato varie volte, quando lalcol aveva ormai affogato
sensi di colpa e coscienza, Dalmau tir fuori il taccuino e disegn loperaio che sorbiva la zuppa
accanto a lui, ottenendo persino leffetto del cucchiaio tremolante nella mano.
Il giorno dopo torn sulla rambla de Catalunya, al mercato del pollame: il vecchio sdentato,
seduto sulla sua cassetta, era in compagnia di una ragazza in carne e poco aggraziata, che era
impossibile confondere con Emma.
Un occhio e un cucchiaio. Un operaio. Una casa. Una prostituta. Uno scrittore fallito. Un amico.
Unaltra casa. Un fiore... appassito. Un altro amico. Ma lo erano davvero? Tutti quei disegni e altri
ancora riempivano le pagine del taccuino di Dalmau al ritmo di bevute, brindisi e ricordi perduti.
Continuava a bere, e arriv il giorno in cui si port una bottiglia in studio. Cos lavoro meglio, fu la
scusa che diede a se stesso.In effetti era vero: limmaginazione volava, la creativit si acuiva; dopo due
bicchieri di acquavite scomparivano timidezza e sfiducia, e non si sentiva pi inferiore al cospetto di
personalit e capolavori di geni quali Gaud, Domnech, Casas o Nonell.
Quando arrivava mezzogiorno e don Manuel lo invitava a pranzo a casa sua, gli effetti dellalcol
erano diminuiti e poteva comportarsi in modo consono, al punto da permettersi due calici di vino. Per
giustificare lintontimento, adduceva stanchezza: Non riesco a dormire bene, Mia madre  malata e
devo vegliarla la notte, mentiva. Schiacciava anche lui un pisolino come don Manuel e padre Jacint,
quando questultimo si presentava a pranzo, uno nel letto di camera sua e laltro su una poltrona nella
saletta attigua alla sala da pranzo, dove nessuno osava entrare e turbare il riposo del religioso, nella
penombra delle persiane socchiuse. Non disturbava affatto Dalmau: cadeva in un sonno profondo non
appena incrociava le mani sulla pancia e chiudeva gli occhi. A farlo era invece rsula, in quei momenti
in cui la casa sembrava in letargo, con doa Celia seduta nel bovindo sospeso sul paseo de Grcia, la
testa ciondoloni sul ricamo che le scivolava dalle mani, e gli altri addormentati. Anche i domestici
riposavano; in quei momenti la ragazza strappava Dalmau dalla sua siesta e lo trascinava in un posto
dove erano sicuri di essere soli.
Il mio bambolotto, sussurrava prima di spingerlo contro un angolo.
...
.
...
9.
...
.
...
Emma si era confusa tra la folla non appena aveva visto Dalmau e sua madre. Prendi questo
pollo, aveva detto a Matas gettandoglielo addosso. E tu non mi conosci, ricordatelo: io non esisto!
In pochi passi frettolosi era riuscita a perdersi tra la gente; nascosta, sbirci fra teste e schiene e vide
Dalmau avvicinarsi alla bancarella. Uno neg e laltro discusse. Josefa se ne rimaneva ferma sul lato
opposto della rambla de Catalunya, con lo sguardo che vagava tra il figlio e i passanti, senza dubbio
cercando lei. Si allontan ancora un po, accarezzandosi la pancia, un gesto che la tranquillizzava.
Perch era fuggita? Era stata una reazione istintiva, inconsapevole. Si guard alle spalle. Dalmau non la
stava seguendo. Si ferm accanto al portone di un edificio e respir a fondo, sorpresa per il ritmo
accelerato del cuore. Era convinta di poter tornare alla bancarella e affrontarlo assieme a quel passato
che credeva dessersi lasciata definitivamente alle spalle. Aveva sempre pensato che un giorno o laltro
si sarebbero incrociati, ma ogni volta che le veniva in mente quellidea cercava di allontanarla. E ora
che si era trasformata in realt, era corsa a nascondersi.
Lultima volta che aveva saputo qualcosa di Dalmau era stato nellosteria dove il lettore di
giornali aveva declamato la sua disavventura alla festa della Maison Dore; quando stava con Josefa,
Emma evitava di parlare di lui. Quel giorno allosteria aveva dichiarato al muratore che lo amava.
Ferma accanto alla facciata del palazzo, sorrise al ricordo della reazione di Antonio, che per poco non
si era strozzato; poi, goffo come al solito, comera lui, era rimasto senza parole, e lei aveva posto fine
ai suoi balbettii con un bacio acclamato dai presenti.
Era successo mesi prima che Dalmau la intravedesse al mercato del pollame di Natale. Dopo
aver saputo di lui dal giornale, per Emma era stato tutto pi facile. Aveva detto addio alla padrona di
casa e si era trasferita da Antonio. Quando la donna le aveva chiesto cosa intendesse fare in futuro, era
stata sul punto di risponderle che andava a vivere con un uomo, nel peccato, stufa di rosari, divieti e
sensi di colpa, che se ne andava perch non sopportava pi di dover stare sempre allerta per evitare le
tentazioni del demonio, che a quanto pareva era sempre in agguato in ogni angolo della casa. Invece le
aveva mentito dicendo che sarebbe andata ad abitare da un parente appena arrivato a Barcellona. La
donna le aveva permesso di baciarla per la prima volta in tutto quel tempo, ed Emma si era accorta che
piangeva. Lacrime sincere. Come quelle di Dora, la sua compagna di stanza, che aveva abbracciato
forte.
Non me ne vado dalla citt, laveva rassicurata.
Stava per scherzare sui peli di coniglio che si ritrovava addosso ogni mattina e che era arrivata a
odiare, ma si era trattenuta. I rapporti tra lamica e il cappellaio non andavano per il meglio: erano
comparsi alcuni impertinenti peli di coniglio su bombette, cappelli a cilindro e persino berretti, e non
era la prima volta. Dopo la delazione di un collega che si definiva suo amico, Juan Manuel era stato
ripreso dal mastro cappellaio, e lui aveva trasferito il disagio alla relazione con Dora, evitando di
avvicinarsi troppo a lei, come se fosse unappestata.
Neanche mi bacia sulla bocca, si era lamentata la ragazza una di quelle sere in cui si
confidavano.
Emma era stata sul punto di dirle di cambiare fidanzato, visto che si preoccupava pi delle
bombette che di lei, permettendo ai peli di coniglio di mettere in crisi il loro rapporto; di cercarsi
qualcuno come Antonio, affettuoso e gentile, ma un vero animale a letto, un mostro che incuteva
timore per il piacere che sapeva dare; Emma infatti non riusciva ad abituarsi ad avere sopra o sotto di
s una simile belva scatenata. Si accorse che si eccitava al solo pensiero; Antonio la portava al piacere
uninfinit di volte. Cerano momenti in cui aveva bisogno di placare quellimpeto: si sentiva morire,
priva di forze, incapace di seguirne il ritmo, di sopportarne il peso, e allora lo scostava di lato, e lui si
chiedeva preoccupato se le avesse fatto male. Male? Non cercare di portarmi al di l delle stelle,
rispondeva lei.
Sei una lavoratrice, seria quando serve e allegra in compagnia, sei giovane e carina, aveva
detto a Dora quel giorno, dopo aver ripensato alla felicit che aveva raggiunto. Perch non consigliarle
di cercarla a sua volta? Non le sembrava il caso dintercedere per il cappellaio. Cercati qualcuno che
non sia disposto a scambiarti per un cappello.
Non era servito a niente. Dora piangeva, e pianse anche al momento del commiato. Emma le
promise che non si sarebbe dimenticata di lei, che si sarebbero riviste spesso, ma che doveva sistemare
le cose con Juan Manuel. S. Se era quello che voleva... S, certamente. S, s, s... aveva dovuto ripetere
mille volte. Poi, con i suoi pochi averi e un nodo allo stomaco, cammin fino a calle Trafalgar, dove
prese il tram che portava a Sant Andreu. Scese allaltezza del Clot e da l, con una copia delle chiavi
avute da Antonio, si diresse alla sua nuova casa: una sola stanza, che tuttavia valeva quanto un palazzo!
Era il mese di maggio del 1903. La temperatura era gradevole; il cielo era di un azzurro intenso
e il sole brillava, anche se i raggi non penetravano nel cortile interno delledificio, in cui Emma
incontr due donne sedute con fare sfrontato nel corridoio che univa le quattro abitazioni. Una frotta di
bambini schiamazzava e si accapigliava, rinchiusa in quello spazio esiguo. Era impossibile che fossero
tutti figli di quelle due.
Badiamo a loro per qualche centesimo, chiar una vedendo la sua espressione, e mise da parte
il panno che stava ricamando. Mi chiamo Emilia. E lei  Pura, aggiunse indicando laltra.
Sei quella che scopa sempre al mattino, prima che arrivino i bambini, le disse Pura,
cogliendola alla sprovvista.
La faccia di Emma doveva essere il ritratto dellimbarazzo, tanto che le due scoppiarono a
ridere.
Oooh! finse di gemere Emilia, chiudendo gli occhi e stringendosi il panno al petto, simulando
un orgasmo.
Emma arross. Lavevano sentita. Erano quelle che a volte sentiva parlare attraverso le pareti!
Tent di liberarsi di loro entrando in casa, ma non riusciva a infilare la chiave nella serratura. Le
tremava la mano, e uno dei bambini le tirava la gonna.
Ancora! S! S! S! rincar la dose Pura.
Guarda che questa qui strillava pi di te, la notte che suo marito aveva voglia di lei...
aggiunse laltra indicando la comare.
Dio, che bei tempi! ribatt la prima, asciugandosi il sudore dalla fronte.
Entrambe scoppiarono in una risata carica di nostalgia.
Non prendertela, disse una.
Ma no, ragazza. Siamo inoffensive.
Emma si mise dimpegno e finalmente la chiave entr. Non la gir nella toppa, ma si appoggi
di spalle alla porta di casa di Antonio e si volt verso di loro: due donne bastonate dalla vita.
In realt, ti invidiamo, confess lultima.
Non puoi immaginare quanto, ragazza!
Emma sorrise. Grido cos forte?
Direi troppo poco, visto che hai sopra quel muratore...
Tu continua cos, intervenne laltra. Chiss che i nostri uomini non si ricordino a cosa serve
quello che gli penzola tra le gambe.
Stavolta risero tutte tre. Emma si present. Quella notte grid e ansim senza remore, mentre le
facce di Emilia e Pura si mescolavano a quella di Antonio e alle immagini dei pochi oggetti di quella
minuscola casa. Aveva parlato a lungo con loro, toccando con mano linvidia che provavano. Una
conversazione alquanto triste, camuffata dallironia e dal sarcasmo di due donne stanche di vivere. Non
dovevano essere molto avanti con gli anni, ma si sentivano vecchie, brutte, appassite.
Goditela adesso, Emma, con tutta lanima, le consigli Emilia con amarezza mentre Pura
annuiva. Perch ogni volta che ti concedi a un uomo, quello ti ruba un pezzo di giovinezza e di
bellezza per poi regalarlo a unaltra, un giorno.
Era la sua giovinezza rubata, quella che adesso Dalmau dava alle ragazze della borghesia?, si
chiese Emma mentre ascoltava il respiro regolare di Antonio che, disteso accanto a lei, occupava quasi
tutto il letto. Fece schioccare la lingua. Non appena avesse messo da parte qualche soldo, pens
dimenticando Dalmau, avrebbe comprato un letto pi grande. In quello non ci stavano, in due: lui
dormiva comodo e lei su un fianco, sul bordo. Allung la mano sul petto del muratore, giocherell con
i peli, li arrotol sulle dita, tir di scatto e ne strapp un ciuffo. Antonio neanche si mosse. Lei sospir e
si accovacci spingendosi accanto a lui, per non cadere dal letto.
Divent amica di Emilia e Pura. Chiacchieravano e si davano una mano luna con laltra. La
prima era sposata con un conciatore di pelli e aveva tre figli dei sei partoriti, ragazzoni che andavano e
venivano, a volte dormivano l e di solito ricomparivano quando avevano fame o qualche problema.
Pura era moglie di un operaio di una vicina cartiera; le due bambine sopravvissute erano pi piccole dei
ragazzi di Emilia e stavano ancora in casa, che consisteva di ununica stanza. A occupare la quarta
delle stamberghe che si affacciavano sul corridoio era un vedovo sudicio, vecchio e scontroso, che si
manteneva con qualche affare losco e che subaffittava la sua piccola abitazione a famiglie intere, con le
quali conviveva.
A Barcellona il 1903 era cominciato con un importante conflitto sociale. Tintori, falegnami e
panettieri che lottavano per i loro diritti avevano ottenuto almeno in parte un riconoscimento delle
proprie rivendicazioni. Emma continuava a vendere pollame con Matas, ma non appena finivano la
scarsa merce di cui disponevano lei correva a unirsi alle donne e ai bambini che accompagnavano gli
uomini nelle manifestazioni. I falegnami sembravano quelli pi in difficolt nella lotta per raggiungere
un accordo. Si battevano per la giornata di otto ore, un diritto di cui gi godevano altri lavoratori, come
i muratori, e non esitavano a usare la forza quando i padroni provavano a sostituirli con i crumiri.
Si venne a creare una circostanza simile alla volta in cui lei e Montserrat avevano ribaltato il
tram sulle Ramblas, solo che stavolta si trattava di un carro che trasportava legname senza
lautorizzazione dellassociazione dei falegnami.
Le guardie che scortavano il carro erano fuggite, al pari del carrettiere, imbattendosi in un
gruppo di scioperanti che sbarr loro il passo allangolo tra calle Roger de Llria e Provena. Emma,
assieme ad altre donne, si fece avanti. Alcuni falegnami sganciarono i muli e li portarono via. Emma
riusc a raggiungere il cassone del carro, grande e lungo, carico di assi. Era pesante. A Emma parve
addirittura pi pesante del tram, forse perch non cera Montserrat accanto a lei.
Spingete! li incoraggiavano gli altri.
Qualcuno pi alto di lei le si mise dietro, con le braccia sopra le sue spalle. Spingete pi
forte! url quelluomo, alle sue orecchie.
Lei prov con tutte le sue forze. Dove sei, sorella?, pensava con gli occhi lucidi, sentendo
Montserrat al proprio fianco. Quando il carro cominci a oscillare, lanci un urlo. Guardami! grid
al cielo quando il carro si ribalt.
Le assi si sparsero al suolo con fragore. Gli scioperanti appiccarono il fuoco con le fiaccole e il
fal illumin il tramonto. Emma torn a guardare il cielo. Montserrat non poteva essere l, e nemmeno
allinferno. Non era da nessuna parte perch la sua vita si era spenta, pens senza riuscire a evitare le
lacrime.
Brava, si congratul luomo che aveva spinto dietro di lei.
Emma tir su con il naso e annu.
Quella notte, assieme ad Antonio e ad altri muratori che appoggiavano gli scioperanti,
sintrufolarono negli edifici in costruzione, come facevano tanti altri in diversi punti di Barcellona, e
smontarono le impalcature, distruggendo quello che potevano.
Professoressa, volete usare questa? chiese a Emma un uomo maturo, cogliendola di sorpresa.
E le porse unascia.
Stavano soltanto chiedendo di poter lavorare otto ore al giorno e un aumento dei salari per
sfamare i figli, pens lei, afferrando lascia per il manico. Era pesante. E gli appaltatori, invece, quanto
guadagnavano?
Url, sferrando un colpo dascia sugli infissi di una finestra ancora da montare.
E i borghesi che avevano commissionato la costruzione di quegli edifici, quanto denaro
possedevano? Fece per colpire una seconda volta, ma lascia si era incastrata nel legno. Tent di
staccarla, invano. Gli uomini sorrisero, ma, prima che Emma reagisse, Antonio afferr il manico con
una sola mano e stacc lascia.
Vai, la incit, porgendogliela.
Ma Emma non continu: qualcuno avvis che stava arrivando la Guardia Civil. Abbandonarono
ledificio, inseguiti dalla polizia. Correvano nel buio della notte, sentendo gli zoccoli dei cavalli e le
urla degli agenti alle loro spalle. Emma fuggiva, tenendo stretta la mano di Antonio. Continuarono a
correre anche quando non si sentiva pi alcun rumore dietro di loro. Gli altri si erano sparpagliati nelle
strade della citt. Stremati, si fermarono: piegati in due, le mani sulle ginocchia, ansimanti, cercarono
di riprendere fiato. Si guardarono e si misero a ridere, tossendo. Erano vicino al mare e ripresero a
camminare con calma verso la spiaggia, in quellora deserta.
Ribellati! grid Emma alla luna, che si rifletteva tremula sul mare scuro e piatto. Antonio le
mise un braccio sulle spalle e la tir a s, davanti al mare, in piedi sulla sabbia, a pochi passi da dove
finiva il fiume dargento che la luna disegnava sullacqua. Non  possibile... mormor lei. La luna
non pu rimanere impassibile davanti a tutto quello che succede in questa citt, di fronte a tanta
ingiustizia... Antonio la strinse pi forte. Non dovrebbe mostrare tanta bellezza mentre i bambini
muoiono di fame.
La bellezza  fatta anche per noi, si azzard a ribattere Antonio.  una cosa che i ricchi non
possono toglierci.
E cosa ce ne facciamo? La diamo da mangiare ai bambini?
Il muratore tacque. Fece per baciarla, ma Emma scost il viso.
I falegnami ottennero la giornata di otto ore, ma in cambio molti persero il posto di lavoro. I
padroni non avevano pi bisogno di loro perch durante lo sciopero avevano assunto frotte di crumiri,
come succedeva in quasi tutti i settori. Qualche mese dopo, al termine dello sciopero dei lavoratori di
una compagnia del gas, soltanto sessanta degli oltre quattrocento lavoratori che avevano lottato
rimasero nellazienda.
Mentre la vita assieme al suo muratore si consolidava in un quadro felice, nonostante la realt
sociale convulsa, e lei continuava a lavorare con il pollivendolo, lattivit di Emma allinterno del
Partito repubblicano, a parte lappoggio negli scioperi, le manifestazioni e qualsiasi iniziativa a difesa
dei diritti degli operai, si spostava significativamente verso il mondo delle donne. Continuavano le
lezioni serali e i dirigenti, capeggiati da Lerroux, avevano abbracciato la causa dellistruzione di
bambini, donne e lavoratori analfabeti come uno dei grandi obiettivi del partito, in contrasto aperto e
diretto con le istituzioni ecclesiastiche che, secondo loro, pretendevano di mantenere il controllo della
societ attraverso i grandi collegi, nei quali gli studenti venivano sedotti e ingannati mediante la
dottrina religiosa.
A partire dalla fondazione della Confraternita Repubblicana nelledificio vicino alluniversit di
Barcellona, cominciarono a nascerne molte altre nei diversi quartieri della citt, non importanti quanto
quella creata da Lerroux, ma pi grandi e di certo pi attive dei cinque o sei vecchi circoli repubblicani,
entit decadenti che ormai si limitavano a organizzare funerali laici, a schernire la Chiesa durante le
festivit e a organizzare un pranzo annuale per celebrare la Prima Repubblica, proclamata trentanni
addietro, e che non ne era durata neanche due prima che venisse restaurata la monarchia borbonica, un
lontano ricordo ancora vivo nei pochi anziani nostalgici con un piede nella fossa.
Tuttavia, in seguito al successo elettorale dei nuovi repubblicani, le confraternite crescevano di
numero e dimportanza, e in ognuna cerano scuole, cooperative e consultori medici e giuridici. Inoltre,
proliferavano le associazioni di carattere sociale, di solidariet di quartiere, di autodifesa, di ospitalit.
Emma godeva di un notevole successo come maestra e come oratrice; la sua sincerit e la sua
dialettica semplice, diretta e appassionata emozionavano le masse operaie bisognose di una guida in un
momento di cambiamenti febbrili. Tale successo suscit le gelosie di non pochi compagni di partito,
disposti a rovinarla pur di non farsi mettere in ombra, e lei se ne rese ben presto conto. Tuttavia, le
procur al tempo stesso lappoggio di altre donne che capeggiavano gruppi di liberazione femminile e
di lotta per i pari diritti. Vennero a trovarla nella Confraternita, e lei le accolse con calore e interesse,
soprattutto perch la maggior parte di quelle attiviste difendeva la laicit dello Stato, come accadeva in
Francia, e basava la propria azione sullanticlericalismo, che coincideva appieno con gli ideali di
Emma. Femministe, si definivano. Tuttavia, Emma non tard a rendersi conto dellabisso che la
separava da loro. Quelle erano donne colte, che viaggiavano, alcune di estrazione piccolo-borghese,
altre insegnanti, studentesse universitarie e scrittrici, e persino una dottoressa... Tutte ribelli, radicali.
Le parlarono della libert di coscienza, di etica civile in contrapposizione ai postulati religiosi,
di uguaglianza tra i sessi e di fratellanza universale. Facevano grande sfoggio di dialettica e, quando
vennero a sapere che dava lezioni alle operaie, le esposero i principi della Escuela Moderna, dove
molte di loro realizzavano le proprie attivit.
Bisogna sviluppare lenergia spirituale dei bambini...
E rispettare la loro individualit, liberandone il potenziale spirituale.
Il bambino deve abbandonare qualsiasi posa egoistica. Bisogna educarli alla collaborazione.
S,  indispensabile porre la loro individualit al servizio della collettivit.
Spirito, individualit, cooperazione... Ma lei insegnava solo a scrivere le lettere e a metterle una
dopo laltra a poche donne sfortunate! La a si scrive cos, e disegnava il guscio, come lo chiamava
lei, tra due righe orizzontali tracciate sulla lavagna, uguali a quelle che avevano sui quaderni; poi lo
chiudeva con un segno in diagonale, verso la riga di sopra, quindi un altro dritto fino a toccare quella
sotto e il terzo, una piccola coda, rivolta verso lalto, di traverso. Tre linee, vedete? diceva loro. E
ripeteva. E quelle la imitavano. Dove diamine stava il potenziale spirituale, in tutto ci?
Bisogna educarli al rispetto dei diritti dellaltro sesso.
Proprio cos...
Voi lo sapete perch la i ha il puntino sopra? chiese Emma. Quelle donne dovevano sapere
chi era lei, le sue umili origini, anche se adesso il vestiario la distingueva. Forse lavevano sentita
parlare a qualche comizio: era quella il cui padre anarchico era stato torturato e ucciso al processo di
Montjuc. Me lo ha chiesto unalunna, Jacinta, sinvent vedendo le facce sorprese delle femministe.
E io non sapevo cosa risponderle.
Le altre rimasero perplesse.
Per differenziarla.
Da cosa?
Dalla u. Se la i non avesse il puntino sopra, la u non sarebbe altro che due i assieme, quando si
scrive in minuscolo. Emma riflett. E conoscete qualche parola che abbia due i di seguito? riattacc
dopo un attimo.
Le altre si produssero in un campionario di smorfie, ma nessuna rispose.
Se non esiste nessuna parola con due i di seguito, che bisogno c di differenziarla dalla u?
Non mi pare cos importante, sbott una maestra sventolando in aria una mano.  solo un
puntino.
Uh! Dovreste dirlo a Jacinta.  una brava persona, ma a volte un po cocciuta.
E le piant in asso dicendo che aveva da fare, convinta che quella storia del femminismo, per
quanto sembrasse interessante, non era cosa per lei. Magari quelle donne non avevano avuto
lintenzione di umiliarla, pens poco dopo, ormai rilassata, per la loro superiorit intellettuale era tale
che, pur non volendolo, si comportavano come se fossero al di sopra delle altre; sempre che non
fossero le altre a sentirsi inferiori. O no? Forse ci godevano, a sfoggiare la loro cultura? Emma non
sapeva cosa rispondersi. Sapeva solo che gli avversari delle femministe non erano le altre donne, ma gli
uomini, i repubblicani come Joaqun Truchero, che si riempivano la bocca di diritti e libert ma
temevano la sola idea di una donna libera, che si allontanasse dai doveri familiari tradizionali e
mettesse in discussione la sottomissione alluomo.
In ogni caso, la crescita del nuovo partito di Lerroux, lUnione Repubblicana, aveva bisogno
dellapporto attivo delle donne, per cui il compito di Emma non si limitava al provvedere allistruzione
di un certo numero di operaie analfabete, ma si estendeva alla lotta contro la passivit femminile.
Emma doveva aizzare le compagne a reagire, doveva risvegliare il loro interesse per listruzione.
Joaqun Truchero laveva esortata in una riunione nel suo ufficio: Devi andare a cercare le
donne, tutte quelle che sfuggono al controllo del partito. Con le operaie delle fabbriche e delle officine
abbiamo gi contatti; conoscono la nostra organizzazione e la lotta, e partecipano almeno quanto gli
uomini. Lo sai meglio di me: le conosci bene, le vedi alle manifestazioni, vengono alle tue lezioni. Ma
ci sono lavoratrici che rimangono lontane dal nostro campo dazione, alle quali non riusciamo ad
arrivare facilmente. Emma aspett che il giovane dirigente repubblicano, che aveva fatto una pausa,
riprendesse il discorso. Mi riferisco alle donne che lavorano con lago, continu lui, alludendo a
quelle che come Josefa passavano la vita sedute alla macchina da cucire. E alle domestiche delle case
borghesi, decine di migliaia di donne che sfuggono alle organizzazioni, ai sindacati e alle associazioni
operaie. Non sono organizzate, e non abbiamo alcun controllo n influenza su di loro.
Emma riflett sulle parole di Joaqun. Era vero: conosceva tante donne cos. Tengo gi lezioni
serali qui. Quello che mi proponi non  come andare ogni tanto a una manifestazione. Significherebbe
un impegno costante, quotidiano. Non posso lasciare il mio lavoro per dedicarmi al partito. Come farei
a tirare avanti?
Qui non diamo stipendi. Lo sai, afferm laltro, in tono secco. A ogni modo... Da dietro la
scrivania dovera seduto Joaqun le punt addosso quello sguardo lascivo che la metteva sempre a
disagio. A quanto le aveva detto fino a quel momento, Emma aveva sperato in una proposta che,
seppure inadeguata, le avrebbe apportato un piccolo guadagno. Di certo non si sarebbe aspettata le
parole che sent di seguito: Tu lavori vendendo polli e galline nelle case... Emma rimase sconcertata
dal fatto che lui lo sapesse. Quale migliore opportunit che entrare nelle case dei borghesi per
consegnare polli e prendere contatto con tante lavoratrici domestiche?
Lei rispose di s, colta alla sprovvista, confusa, senza rifletterci. Voleva solo uscire da l ed
evitare altre domande sul lavoro di pollivendola, e soprattutto liberarsi da quella sorta di esame
impudico, prendere una boccata daria per ripulirsi dalla sporcizia che si sentiva addosso per via degli
sguardi osceni del giovane. Una volta uscita, tir un sospiro. Sapr anche in che modo Matas si
procura quelle galline?, si chiese mentre si riempiva i polmoni di aria fresca. Il sorriso con cui Joaqun
laveva salutata era indecifrabile: un misto di desiderio e ironia, di condiscendenza e soddisfazione.
Ne parl con Antonio e con le nuove amiche del cortile, Emilia e Pura, e decise di affrontare la
sfida propostale dal dirigente repubblicano: approfittare dei suoi contatti con le domestiche delle case
borghesi. Si calcolava che le donne impiegate nei servizi domestici a Barcellona fossero almeno
ventimila, in gran parte nate nella citt stessa o in Catalogna, nelle campagne e nei paesi. Let variava
tra i quindici e i cinquantanni, anche se la fascia maggioritaria era quella di Emma, attorno ai venti.
Giovani donne in attesa di trovare qualcuno da sposare, per liberarsi dal lavoro domestico nelle case dei
ricchi e svolgerlo solo per il proprio uomo, in abitazioni misere, a volte condivise con altre famiglie,
con il bagno in comune, senza acqua corrente, luce n gas, e senza la bench minima comodit.
Quelle ragazze erano simili a Emma. Lei non abitava forse in un tugurio assieme a un uomo
buono ma povero? Immaginava che la maggior parte di loro fosse disposta a lottare, a imparare, a
liberarsi dalloppressione religiosa, dai sensi di colpa e dallidea di peccato, per affrontare una nuova
vita da donne libere. Non fu affatto cos. Tutte si rifiutarono di starla a sentire. Si ritraevano, intimidite,
impacciate, come se il solo fatto di parlare di libert, cultura e diritti sociali fosse una colpa.
Lavoravano per pi ore che nellindustria: erano a disposizione dei signori giorno e notte. Il servizio
domestico era espressamente escluso dalla giornata lavorativa di dodici ore. Non cerano riposi festivi,
come per la maggior parte dei lavoratori. La legge sul riposo domenicale era ancora in discussione al
parlamento di Madrid, cos Emma aveva sentito dire alla Confraternita; un vero paradosso per
unanticlericale come lei: le norme religiose che dal Medioevo imponevano il riposo nel giorno del
Signore avevano subito una deroga nel secolo precedente, e quella stessa societ non aveva varato
alcuna legge che stabilisse un giorno festivo per i salariati.
Le domestiche non venivano incluse in nessuno dei regolamenti che, nel bene o nel male,
gestivano i rapporti tra imprenditori e dipendenti; non godevano di nessuna garanzia. I sindacati operai
e i partiti politici non si occupavano delle donne di servizio, nessuno faceva nulla per loro. Emma si
rese conto ben presto che Joaqun le aveva affidato un compito impossibile. Non esisteva
unorganizzazione che raggruppasse tutte quelle donne. Venivano assunte tramite raccomandazioni tra
signore   una brava ragazza, pulita, fidata  o grazie allintermediazione della Chiesa, sempre
presente, che disponeva di scuole dove le ragazze imparavano a servire, obbedire e diventare timorate
di Dio, come il collegio di Mara Inmaculada, con circa mille alunne, quello che le suore della Sagrada
Familia avevano suggerito a Emma quando si era recata nel rifugio del Parque, dopo essere stata
cacciata di casa dallo zio Sebastin.
Si chiamavano Mari Cruz, Cristina, Coloma, Estela, Susanna, Violante, Remei...
Ne conosceva una che era stata violentata dal padrone. Per poi mi ha dato cinque pesetas e mi
ha chiesto perdono! Pensa un po, proprio lui, il padrone, don Marcelino! A me, ha chiesto perdono a
me...
Non stare a parlare tanto con le servette, la rimprover Matas un giorno.
Ci parlo quanto mi pare.
Non hai pensato di denunciarlo? aveva chiesto Emma, indignata, a quella ragazzina di
diciassette anni, dal viso tondo e florido, come il resto del suo giovane corpo.
 stata colpa mia, aveva risposto. Lho provocato, senza volerlo, si era affrettata a dire. Il
signor Marcelino  un uomo... con le sue debolezze... Emma aveva aspettato, furiosa, di sentire il
seguito che gi immaginava: Cos mi ha detto il reverendo Juan, il parroco. Come no.  da bravi
cristiani, perdonare! aveva detto la ragazza alzando la voce, mentre Emma le dava le spalle e se ne
andava.
Non devo giudicarle, si rimprover mentre lavava i panni di Antonio e i suoi nei lavatoi vicini
al Rec Comtal, un antico acquedotto romano trasformato in canale dirrigazione che nasceva nel ro
Besos e scorreva dietro la chiesa di Santa Mara de la Mar. Quei lavatoi, come la maggior parte di
quelli che esistevano a Barcellona, erano privati, e chi li possedeva affittava i posti per lavare, fornendo
il sapone. Si trattava di una grande vasca rettangolare di cemento, che contava una cinquantina di
banchi, tutti occupati da donne che, gomito a gomito, lavavano, parlavano, strillavano, ridevano o
cantavano mentre mettevano le mani nellacqua gelata e sfregavano i panni sulle assi di legno. In posti
come quello si radunavano, per forza di cose, la gran maggioranza delle donne di Barcellona, le cui
case non disponevano di acqua corrente, e quindi nemmeno di un lavatoio. Sono ignoranti, le disse la
donna che sfregava i panni accanto a lei, dopo che Emma le ebbe raccontato dei tentativi falliti con le
domestiche.
Per giunta, hanno paura, rincar lei. Ho persino detto che potevo insegnar loro a leggere e a
scrivere. Ma quelle che mostravano un certo interesse poi si tiravano indietro, dicendo che non
avrebbero potuto farlo. Non uscivano mai dalla dimora dei padroni; i pomeriggi in cui godevano di
qualche ora libera, preferivano passarli con i fidanzati su una panchina al parco e, se avevano qualche
soldo in pi, oltre a quelli che mettevano da parte per la dote, nella speranza di un futuro matrimonio, li
spendevano sul Paralelo.
Sei mai andata al cinema? le aveva chiesto una di quelle ragazze di paese. No, Emma non
cera mai andata. Laltra aveva sorriso con malizia. Il vescovo e i preti condannano il cinema perch
c buio e potresti baciarti.
Baciarti? Ma hai mai...? Emma non sapeva neanche come affrontare largomento.
Cosa? laveva incalzata la ragazza.
Non ti ha mai toccata? aveva chiesto infine Emma, abbandonando lidea di parlare chiaro.
In questa casa non venderemo pi una sola gallina, laveva rimproverata Matas dopo che la
domestica, tra la rabbia e limbarazzo, li aveva sbattuti fuori a spintoni, minacciando di riferire tutto
alla signora. O alla polizia! aveva strillato mentre scendevano le scale.
Ma no, alla polizia no! Vattene in parrocchia! aveva urlato Emma a sua volta, senza badare
alle proteste di Matas. Va a lamentarti dal prete, magari sar lui a infilarti le mani sotto la gonna!
Sar la mano di Dio!
Non cera verso di coinvolgerle. Persino i loro fidanzati erano contrari, pur essendo operai,
ambulanti, conciatori o tessitori, molti repubblicani e qualcuno addirittura simpatizzante anarchico.
Fai meglio a imparare a cucire e cucinare, dicevano, stando a quanto le ragazze riferivano a Emma.
Le faccende di casa e dei bambini:  questo che conta.
Dopo gli scioperi dei primi mesi dellanno, a giugno le lotte dei lavoratori si riaccesero. Gli
scaricatori di carbone si fermarono e i padroni li sostituirono con i crumiri. Poi si fermarono i
carrettieri, che subirono la stessa sorte. E i calzolai, i tornitori, i dipendenti delle segherie, che acuirono
le tensioni. E cos, quando a met giugno i muratori decisero di scioperare per chiedere aumenti
salariali, si ritrovarono in una citt militarizzata.
Pi di trentamila lavoratori, tra cui quattordicimila del settore edilizio, vissero il grande
sciopero dellestate del 1903. Fu un salto di qualit per Emma. Gli edili, dai capomastri ai manovali,
erano la categoria pi violenta nelle rivendicazioni. I picchetti erano frequenti, e si moltiplicavano i
piccoli gruppi che riuscivano a passare inosservati alla polizia ma agivano con maggior durezza e
determinazione. Emma accompagnava Antonio a bloccare i lavori nei cantieri. I crumiri avevano paura
di quelle persone: erano numerosi i pestaggi subiti e cera stato persino un morto. La Guardia Civil e i
reggimenti militari inviati a Barcellona risposero con altrettanta durezza. Le cariche di cavalleria non si
contavano, con le sciabole sguainate sui manifestanti, e cominciarono a spuntare le armi da fuoco,
come nello sciopero generale di un anno e mezzo prima in cui era stata uccisa Montserrat.
Antonio ed Emma furono coinvolti in uno di quegli scambi di fucilate tra scioperanti e forze
dellordine, nei pressi di un cantiere edile. Il muratore la costrinse a ripararsi dietro un mucchio di
sacchi di sabbia.
Questa  lultima volta che vieni con me, le disse alzando la voce per farsi sentire tra le urla e
le imprecazioni dei compagni.
Come no! sbott Emma ridendo. Non  ancora nato luomo che...
Certo, la interruppe lui, prendendole il viso tra le mani forti e callose. Non  ancora nato,
ripet. Ma... io voglio che nasca.
Emma esit un istante, poi cap e impallid, prima che la collera la facesse avvampare: quelle
arpie! Le avevano giurato di non dire niente! Quando facevano lamore avevano smesso di prendere
precauzioni, ed Emma non era pi disposta a fare altre lavande. Come poteva non rimanere incinta di
quel vigore fatto uomo? Non aveva voluto dargli altre preoccupazioni in un momento in cui non
lavorava e non aveva una paga. Finch non fosse diventato evidente, non sarebbe stato necessario
dirglielo; lo avrebbe fatto quando la situazione si fosse risolta. Emilia e Pura tuttavia non ci avevano
messo neanche quattro giorni a interpretare i segni della gravidanza che, alla fine, Emma aveva
confessato.
Che schifose! Mi avevano promesso di non dirtelo.
Antonio le impose di tacere mettendole un dito sulle labbra. Non devi rischiare, ribad.
Quando torn a casa, Emma percorse il corridoio scansando i bambini, senza degnare di
unocchiata le due donne, come sempre sedute con i panni da rammendare sulle ginocchia. Anche loro
finsero di non vederla, concentrandosi sul lavoro. Emma apr la porta e, quando stava per entrare, si
volt e a quel punto parlarono tutte tre assieme, senza che nessuna riuscisse a concludere un discorso.
Vi avevo chiesto di non dirgli che sono incinta!
L sparano!
Tua madre non ti avrebbe mai permesso di andarci!
Le tre si guardarono lun laltra. Persino i bambini sembrarono rasserenarsi quando si sorrisero.
Era il primo luned di agosto, un giorno in cui il sole estivo sembrava non voler consegnare la
citt alla sera, ed Emma stava parlando con alcune lavandaie. Glielo aveva suggerito la donna che
lavava i panni di fianco a lei al Rec Comtal, dopo aver sentito dei suoi fallimenti con le domestiche:
Sono molte le lavandaie di Horta che al luned passano a prendere i panni nelle case dei ricchi
dellEixample. Sono donne diverse. Dure. Indipendenti.
Tutta Barcellona conosceva le lavandaie che ogni luned e venerd battevano la citt, cariche di
grossi fardelli sulle spalle. Allinizio della settimana raccoglievano i panni sporchi e li riportavano
puliti il venerd, in modo che i borghesi avessero di che cambiarsi per la domenica.
I muratori erano ancora in sciopero ed Emma aveva lavorato tutto il giorno vendendo polli.
Avevano bisogno di soldi per laffitto e il cibo, ma Matas non aveva altre galline. Ci sono quelle che
ci sono, le aveva detto, deludendo le sue speranze di poter lavorare di pi.
Antonio era irremovibile sul fatto che lei non dovesse seguirlo nelle proteste, quindi una volta
finito il giro con Matas, le sere in cui non andava a insegnare a scrivere e far di conto, Emma aveva
assolutamente bisogno di trovare altro; la casa le stava stretta, non poteva pulirla pi di quanto facesse,
non doveva cucinare e i bambini a cui badavano Emilia e Pura le facevano saltare i nervi. E cos andava
dalle lavandaie.
 sempre meglio imparare a far di conto e a leggere, disse una di loro, la pi matura tra le
donne che in quel momento aspettavano larrivo delle altre e che era intervenuta vedendo lespressione
scocciata di una ragazzina alle proposte di Emma. Se non sappiamo leggere e neanche contare, alla
fine le signore ci fregano con la roba e i soldi, e noi guadagniamo meno.
La ragazzina cambi atteggiamento e le altre si avvicinarono per ascoltare cosa avesse da dire
Emma, che sent un brivido di fronte allinteresse di quelle donne umili. S. Era proprio come le era
stato detto: quelle donne erano ben diverse dalle servette. Il villaggio di Horta si trovava poco sopra
Barcellona, in una vallata ricca di ruscelli e sorgenti di cui gli abitanti avevano saputo approfittare per
offrire alla grande citt e ai suoi borghesi, pi o meno facoltosi, la possibilit di lavare i panni a prezzi
modici. A Barcellona erano pochi gli edifici dotati di acqua corrente, cos come quelli che avevano un
lavatoio. Le donne di Horta avevano trasformato il loro villaggio, che cominciava a essere inglobato
dal comune di Barcellona, in una immensa lavanderia gestita da loro stesse. Centinaia di donne 
alcune proprietarie della loro impresa familiare, altre dipendenti salariate  lavavano panni per tutta la
settimana, dallalba al tramonto, se non addirittura con il buio, e ogni luned e venerd percorrevano a
piedi i circa sette chilometri necessari per arrivare in citt, con i panni sui carri, se potevano pagarli;
una volta arrivate, li raccoglievano o li distribuivano nelle case, caricandoseli sulle spalle e in testa.
Avevano il loro punto di ritrovo in plaza de la Catedral, in un ostello situato di fianco alla casa de los
Cannigos, proprio dove Emma stava parlando; da l ripartivano per Horta tutte assieme.
Emma guard le decine di carri trainati da muli in attesa che si ammucchiassero sui cassoni i
fagotti di panni sporchi che le donne riportavano in plaza de la Catedral. Poi le vide partire, esauste
dopo una dura giornata di lavoro trascorsa a battere palmo a palmo la citt. Le aspettavano sette
chilometri di strada in salita e probabilmente avrebbero cominciato quella sera stessa a suddividere i
panni famiglia per famiglia. Duecento donne, forse trecento, se non di pi, in lunghe file irregolari, tra
decine di carri carichi di biancheria, si aprivano il passo tra gli abitanti. Di fronte a quella sorta di
esodo, Emma ebbe limpressione che Barcellona si svuotasse. Un giorno sarebbe salita fino a Horta
anche lei, a mettere in atto la sua proposta; era laccordo pattuito con la donna di fronte allostello.
Lo sciopero dei muratori continuava ancora, il giorno in cui Emma decise di andare a trovare
Josefa. Non la vedeva da tempo. La aspett allora in cui sapeva che solitamente andava a consegnare il
lavoro, a prenderne dellaltro e, nel caso, a fare la spesa. Le and incontro. Si salutarono come madre e
figlia e, dopo aver percorso un tratto insieme, Emma le annunci di essere incinta. Nessuna delle due
riusc a trattenere le lacrime. Poi parlarono di Antonio, della casetta nel cortile, del bambino in arrivo...
Emma le confess i suoi sogni: avere tanti figli, tanto lavoro e, soprattutto, lottare senza sosta per i
diritti dei lavoratori e delle donne.
E il matrimonio? chiese Josefa.
La ragazza si strinse nelle spalle; non ne avevano mai parlato.
E tu non lasciar perdere, le consigli. Deve impegnarsi.
Evitarono di menzionare Dalmau, anche se aleggi tra loro per tutta la durata dellincontro.
Emma fin per chiederle delle lavoratrici del cucito. Sarebbero andate alle scuole repubblicane? La
madre di Dalmau ricord con nostalgia i giorni in cui anche lei aveva lottato per la stessa causa.
Listruzione restava pur sempre una delle cause pi importanti, e lei stessa era un esempio di quanto
contasse: figlia di operai senza qualifica, analfabeta, aveva imparato a leggere e a far di conto quando
era gi sposata, con i figli nel ventre; tuttavia, lesilio e la morte del marito avevano stroncato illusioni
e speranze, relegando Josefa ad ago e filo, costringendola a lottare solo per la propria famiglia. Poi
Dalmau le aveva regalato la macchina da cucire...
Non credo che otterrai granch, con le sarte, concluse, nonostante tutto. Sai bene che
lavoriamo persino a lume di candela, quando cala il buio, per un compenso misero. Nessuna di loro
avr tempo... n forza. Tra una camicia, un polsino e un colletto, devono badare ai figli, al marito, alla
casa: preparare da mangiare, fare le pulizie. Siamo schiave, Emma, e le schiave restano relegate
nellignoranza. Le donne di servizio se la passano meglio di noi! Loro almeno hanno vitto e alloggio
nella casa dei signori.
Ovviamente non esisteva un sindacato che proteggesse le sarte a cottimo; non potevano contare
su unorganizzazione che le rappresentasse. Ciascuna per s, senza una comune identit e incapaci di
lottare unite, erano alle merc di intermediari e industriali, che le sfruttavano stabilendo i prezzi e le
condizioni lavorative a loro totale piacimento.
Josefa accompagn Emma quasi fino a uno dei posti in cui gli intermediari distribuivano i capi
da cucire e li ricevevano una volta pronti.
Che non si sappia che ti ci ho portata io, la preg, indicandole il posto da lontano. Resterei
senza lavoro.
La cautela, persino il timore nella voce della donna che Emma aveva sempre ammirato per
lonest, la rettitudine morale e la coerenza, avrebbero caratterizzato i colloqui con le altre sarte.
La prima con cui parl rise sarcastica. Studiare? Stai scherzando. La seconda, magra e con le
occhiaie, gracile, stava per risponderle, quando un attacco di tosse glielo imped. Poi si espresse a
fatica, come se non potesse respirare e parlare al contempo. Bronchite, tubercolosi? Emma sapeva che
erano le malattie pi diffuse tra le lavoratrici del cucito, sedute per ore e ore in ambienti insalubri che
poggiavano sul sottosuolo marcio di Barcellona. Quella donna invecchiata anzitempo accenn un
sorriso profondamente triste. Mi piacerebbe, ma non ho tempo, le disse prima di allontanarsi a passi
corti e lenti lungo un vicoletto buio della citt vecchia. Quando era ormai unombra in lontananza, si
ferm per spostare il cesto pieno di panni da cucire sullaltro braccio.
Emma non lavrebbe pi rivista. Per il resto della giornata, il sorriso sconsolato di quella donna
le rimase vivo nella mente. La immagin con i figli; doveva averne di sicuro, che la consumavano,
come del resto il marito. Forse anche una madre o un suocero anziano, o un familiare invalido o
malato; ce nerano tanti che sopravvivevano allagonia di unesistenza indegna grazie alla carit e alle
attenzioni di un parente. Labnegazione fatta donna! E lei che cercava di convincerle a studiare. Scosse
la testa e si ferm prima di entrare nellaula della Confraternita, dove gi laspettavano alcune sue
alunne. Stava facendo la cosa giusta? Che diritto aveva dinterferire nella vita di quelle persone,
inducendole a fantasticare su un cammino meraviglioso che la crudele realt avrebbe vanificato?
Apr la porta, e gli applausi della manciata di alunne la accolsero, facendola sobbalzare.
Ma che...?
Congratulazioni! gridarono allunisono.
Sulla cattedra cera un pacchettino avvolto in una tela. Per me? chiese Emma avvicinandosi.
Alcune risposero di s, altre annuirono; tutte con le facce raggianti. Lei lo apr. Vestitini da
neonato. Di lino. Bianchi, delicati. Avevano un buon odore di fresco, di una pianta aromatica, forse
lavanda, le sembr. Non riusc a trattenere le lacrime. Le sue alunne non avevano molto di pi delle
sarte o delle lavandaie. Il pianto fece affiorare il vortice di emozioni vissute quel giorno: Josefa,
limpeto di gioia e i baci con cui la donna aveva cercato di nascondere la delusione, quando aveva
scoperto che Emma avrebbe avuto un figlio da un uomo che non era suo figlio. Lei se nera resa conto,
avvertendo la presenza opprimente di Dalmau. Dire a Josefa della gravidanza significava rompere in
modo definitivo con il passato. Poi aveva affrontato la dura realt delle sarte a cottimo, quella che
aveva riso con tristezza alla sua proposta e quella a cui la tosse aveva interrotto la risposta. Non se lera
sentita di tentare con altre. Il dubbio e langoscia lavevano accompagnata fino alla Confraternita, e
adesso riceveva un regalo che le faceva tremare le gambe. Abbracci le sue alunne e pianse.
Cerano zone del municipio di Horta che erano state trasformate in pantani profumati, una
miscela di fango e acqua saponata. In assenza di fognature, le lavandaie versavano lacqua di
risciacquo in strada. Sebbene Antonio avesse pregato Emma di prendere un tram per arrivare a Horta e
lei avesse promesso di farlo dopo aver accettato qualche centesimo per il biglietto, di sicuro una parte
dei pochi risparmi del muratore, alla fine decise di andarci a piedi; si sentiva bene, forte e sana, e
comunque dal Clot, dove abitavano, non era molto lontano.
A Horta chiese di Montserrat, lanziana lavandaia che aveva parlato in suo favore davanti
allostello. Si chiamava come la sua amica, la sorella che aveva perduto senza che fossero riuscite a
perdonarsi lun laltra. Avvert una fitta di senso di colpa allo stomaco: Montserrat era morta, mentre
lei era felice.
La lavandaia accompagn Emma a incontrare le sue compagne, le proprietarie delle piccole
imprese; vivevano in case basse, di due piani al massimo, per la maggior parte imbiancate a calce, con
un cortile, lorto e i lavatoi. Emma pot constatare quanto fosse duro quel lavoro: si cominciava alle
quattro del mattino e si finiva la sera tardi. Lavavano i panni bianchi e quelli colorati in mucchi diversi.
Quella pi sporca a parte, le dissero. Di solito i pannolini dei bambini, aggiunse unaltra,
indicando con un cenno del mento una ragazza col pancione. In altre case stavano sbiancando i panni
gi lavati con acqua calda, candeggina e cenere di legno, e in altre li stendevano sui tetti, negli orti o
nei campi lungo i quali erano disseminate le case del villaggio.
Si riunirono presso un grande lavatoio, ed Emma parl loro dellimportanza dellistruzione e dei
diritti delle donne, tralasciando le invettive anticlericali. Alcune di loro possedevano unattivit, altre
ne condividevano i progetti e i principi; in un certo senso, avevano superato latavica sottomissione agli
uomini, mariti e padri, ma Emma non poteva sapere se si fossero liberate di Dio e dei suoi
rappresentanti terreni. Trov un uditorio ben disposto e promise che il partito avrebbe fatto in modo
che, presso un ateneo popolare o una confraternita, avrebbero potuto accedere allinsegnamento,
confidando nel fatto che il tempo avrebbe separato quelle disposte a forgiare il proprio destino da
quelle che preferivano affidarsi ai disegni divini.
Dopo quasi tre mesi di sciopero, i muratori furono sconfitti: non fecero nessun passo avanti
nelle loro rivendicazioni e si videro costretti a tornare al lavoro. Fallirono anche i lavoratori del gas e i
tramvieri, tra gli altri. Il padronato mantenne una ferrea opposizione alle lotte operaie; la Guardia Civil
e lesercito repressero le mobilitazioni con durezza. Le autorit ingaggiarono un battaglione del genio
militare per sostituire gli scioperanti nei servizi indispensabili alla vita quotidiana, ma forse la
posizione pi intransigente fu quella del prefetto di Barcellona, che minacci di far arrestare e
processare per sedizione, sotto la temuta giurisdizione militare che tanti danni aveva fatto nel processo
di Montjuc, i lavoratori che scioperavano per motivazioni politiche prima ancora che economiche; ci
mise fine alle serrate di solidariet tra i diversi mestieri e a qualsiasi tentativo di sciopero generale.
Tutto questo port non solo alla disillusione di molti lavoratori, che abbandonarono la lotta,
trascinandosi dietro anche gli altri, ma pure allo smantellamento del potere sindacale e delle strutture su
cui i salariati contavano per la difesa dei loro diritti.
Quando ricevette la notizia da Antonio, Emma strinse i pugni e le labbra per non mettersi a
urlare e piangere. E non era tutto: il muratore era stato uno dei capi pi in vista delle rivolte operaie, per
cui gli intermediari evitavano dingaggiarlo.
Il lavoro non mi mancher, tent di rassicurarla lui.
Non gli sarebbe mancato, certo, ma Emma sapeva bene quali mansioni avrebbe potuto svolgere
da l in avanti: lavori privi di misure di sicurezza, spesso illegali, con giornate interminabili. Compiti
pericolosi in cambio di salari miseri che venivano rifiutati da tutti gli altri, o quasi.
Neanche a me mancher, promise lei.
Tu devi occuparti del bambino. Devi...
Valgo almeno quanto te! protest Emma.
No, ribatt Antonio. Tu vali molto di pi. Devi riguardarti, per favore.
Tuttavia, non riusciva a trovare altro a parte il lavoro con Matas. Era disposta ad abbandonare
le attivit politiche: manifestazioni, lezioni serali e tutti gli altri sforzi per convincere le donne a
frequentare le scuole repubblicane. Come si era ripromessa, ottenne da Joaqun Truchero che
uninsegnante si recasse a Horta per fare lezione alle lavandaie. Cera anche lei il giorno in cui fu
inaugurata laula dellateneo popolare, in seconda o terza fila, dietro le personalit del partito che
presenziavano allevento. Non le importava; l, assieme ad altre donne, cera la ragazzina che aveva
storto la bocca quando Emma aveva parlato in plaza de la Catedral. Continu lattivismo, questa volta
con le stiratrici. Se la maggior parte delle lavandaie di professione si trovavano fuori Barcellona, le
stiratrici stavano in citt, e proprio allEixample, dove vivevano i ricchi. Anche quello era un lavoro
duro, in cui le donne utilizzavano per ore pesanti ferri da stiro scaldati con le braci, ed era malpagato
quanto quello delle lavandaie. Con una differenza fondamentale, per, che suscit linteresse di Emma:
le stiratrici si ritenevano poco remunerate per colpa della concorrenza dei conventi, dove le suore
ricorrevano al lavoro delle donne e delle ragazzine ospitate, manodopera a buon mercato che abbassava
i prezzi.
Era una delle cause per cui repubblicani e anarchici fomentavano lanticlericalismo: la
concorrenza sleale di conventi e monasteri per determinati mestieri.
Emma non trov lavoro nemmeno nei conventi; la gravidanza era ormai evidente e lei veniva
respinta senza tanti complimenti. Prov ovunque; and persino a chiedere a Dora se cera un posto
nella conceria delle pelli di coniglio.
Lultima donna incinta che ha lavorato con noi ha abortito un feto... peloso! lavvert lamica
scuotendo la testa. La ragazza le disse che stava ancora con il cappellaio, ma prima dincontrarlo si
spogliava completamente nella stanza, scuoteva i vestiti, si pettinava cento volte i capelli, che
comunque copriva con un fazzoletto, e faceva una minuziosa ispezione; soltanto dopo si presentava al
portone, dove lui la aspettava. Non un solo pelo! aggiunse dopo aver spiegato con gesti furiosi tutto
quello che doveva fare per vedere il fidanzato. Ti giuro che, se ne trova uno in qualche cappello o
berretto, non  certo mio.
Non sarebbe pi logico che fosse lui a togliersi i peli di dosso, prima di andare nella
cappelleria?
Dora sbuff prima di rispondere: S, ma dice che siccome i peli me li porto appresso io... Se
voglio continuare a stare con lui, so gi cosa mi tocca fare.
Cos viveva Emma allapprossimarsi del Natale del 1903. Stava vendendo polli sulla rambla de
Catalunya, e non pensava che Josefa e Dalmau potessero passare da quelle parti. Cerc di spiegarlo a
Matas dopo che i due furono spariti, ma finirono per discutere animatamente.
E che mimporta se quel tipo era il tuo fidanzato? Pretendo che tu lavori, invece ultimamente
non fai altro che creare problemi, con questa storia delle scuole e dellinsegnamento. Per giunta,
proprio quando c pi gente e possiamo vendere di pi, agli stessi prezzi degli altri, mi pianti in asso
per mezzo pomeriggio.
Macch mezzo pomeriggio!
Quello che . Non ti concedo un solo minuto!
Due donne si fermarono a esaminare i polli.
Non posso, disse Emma a bassa voce per non disturbare le possibili clienti, convinta che
Dalmau sarebbe tornato. Se lo sentiva... Ne era sicura! Aspettiamo che finisca la fiera, daccordo?
Non aspettiamo un bel niente, carina, la minacci il vecchio senza tanti complimenti. Se
domani non sei qui di prima mattina, scordati di lavorare con me.
Le donne smisero dinteressarsi ai polli e prestarono attenzione alla discussione, in maniera
sfacciata.
Non sto parlando di domani, ribatt Emma. Adesso. Devo andare via e non posso tornare.
Se te ne vai, non c bisogno che torni, n finch dura la fiera, n dopo.
Matas, per favore.
No.
Allora pagami la mia parte per oggi, pretese Emma, infuriata.
Laltro si frug in tasca e le diede i soldi, senza neanche guardarla in faccia. Poi fece per
rivolgersi alle clienti.
Non comprate queste galline, signore, lo anticip Emma. Sono malate. Di dove te le
procuri, disse al vecchio e gli volt le spalle.
Se ne pent mille volte prima ancora di arrivare a casa. Non era il momento per i colpi di testa.
Antonio lavorava molto pi delle otto ore per cui i muratori avevano tanto lottato e non guadagnava
neanche la met di quello che gli davano prima. Tornava sfinito, amareggiato. Quelluomo grande e
grosso, gentile per natura, adesso doveva sforzarsi per abbozzare un sorriso; Antonio non sapeva
fingere. E lei non sapeva come spiegargli che aveva perso il lavoro per evitare un ex fidanzato di cui
non gli aveva mai parlato, proprio lei che incitava gli operai nelle manifestazioni. Lei, che aveva
chiesto a una donna di servizio se il fidanzato la toccava. Si era lasciata prendere dal panico. Stupida!,
si disse. Avevano bisogno di quei soldi per mangiare. Laffitto della catapecchia nel cortile si portava
via quasi tutti i loro guadagni. Emilia e Pura la aiutavano a rendere pi saporite le patate e la bietola, a
ingannare la vista e il gusto, dicevano. Le stesse patate di ieri, ma oggi  un piatto diverso.
Questo s che  creare cose nuove! esclamava sarcastica una delle due agitando le braccia.
Altro che quel Gaud con la Sagrada Familia. Mi piacerebbe tanto vedere in che modo laffronterebbe,
quel matto, la fame di un bambino che mangia da una settimana lo stesso pane secco e le stesse patate.
Quella sera Emma non rivel niente al muratore; lo accolse con affetto, premurosa, e gli offr
una minestra di patate e cipolla cotta con un osso di vacca gi bollito in una zuppa che Pura aveva
preparato per la propria famiglia. Aggiungeva ben poco sapore, forse niente, ma vederlo dentro la
pentola lavrebbe rincuorato, laveva convinta lamica al momento di darglielo. Il giorno dopo contava
di sistemare le cose con Matas. Gli avrebbe chiesto scusa. E se Dalmau fosse ricomparso al mercato
del pollame, era disposta a parlargli di Antonio, del figlio in arrivo e di quanto fosse felice al fianco di
quelluomo.
Si present a casa del pollivendolo allalba, quando il sole lottava per filtrare attraverso la
foschia. Faceva molto freddo e lalito di Emma si condensava in nuvolette. Il cappotto, che ormai
faticava ad abbottonare per via del pancione, non bastava a proteggerla dal clima rigido; forse pi tardi,
con il sole, sarebbe andata meglio. Matas la fece entrare a scaldarsi nella sua casa con la stufa a
carbone. Emma ci mise un po a riprendersi.
Ti chiedo scusa, gli disse, ancora prima di togliersi la sciarpa. Perdonami. Ero fuori di me. E
nel mio stato...
Matas la lasci parlare. Le offr un caffellatte, mentre beveva un anice e annuiva come se la
capisse.
Emma continu a scusarsi: Quel ragazzo era stato il mio fidanzato... e non me la sentivo di
parlare con lui.
Alcuni colpi alla porta di casa la interruppero. Matas si alz e apr a una ragazza in carne, che
tremava dal freddo quanto Emma prima di entrare.
Ti presento Rosario, disse lui prendendo per mano la nuova arrivata e portandola dentro.
Ciao, la salut Emma con un brutto presentimento, subito confermato quando laltra fece un
saltello e lanci un gridolino per il pizzicotto a una natica che le aveva dato il vecchio.
Matas! lo rimprover la ragazza fingendosi indignata.
Emma esit. Lei aveva sempre tenuto a bada la lascivia di quel vecchio, ma adesso compariva
quel donnone che si lasciava toccare il didietro. Fece un respiro profondo e si alz. Non poteva
permetterlo! Ma a quel punto il proprio pancione le pes molto pi dellangoscia di perdere il lavoro.
Bastardo! esclam a mo di saluto, passando in mezzo ai due e spingendoli da parte con rabbia.
...
.
...
10.
...
.
...
Maestro, maestro...
Sentendosi chiamare, Dalmau si ferm sul ponte sopra la linea ferroviaria che attraversava
Barcellona in calle de Arag. Vari metri pi gi circolavano i treni, tra solidi muri di contenimento.
Maravillas e suo fratello, i due trinxeraires che entravano e uscivano dalla vita di Dalmau, gli erano
comparsi davanti come per incanto. Li osserv per lennesima volta; non si sarebbe mai abituato alla
miseria e alla sporcizia in cui vivevano.
Lho trovata! esclam la ragazzina.
Dalmau scosse la testa. Veniva dal pranzo a casa di don Manuel e aveva bevuto. Al termine del
pasto, mentre gli altri si assopivano in una o nellaltra sala, rsula gli si era buttata addosso. Stavolta si
erano nascosti in uno sgabuzzino pieno di cianfrusaglie, in un angolo della vasta terrazza che dava sul
cortile interno. Da l, attraverso una scala secondaria, si accedeva a una zona comune delledificio
piena di corridoi e stanzette, e agli ingressi sul retro dei negozi al pianterreno, dove una porticina di
servizio immetteva direttamente in strada.
rsula gli aveva stretto il membro eccitato, come faceva sempre. Dalmau era riuscito a
convincerla a toccarlo in modo meno brusco; quando lui veniva, lei si produceva ogni volta in
unesclamazione schifata e ritraeva la mano per non sporcarsi, lasciando Dalmau insoddisfatto.
Per quanto tempo ancora riuscirai a rinunciare al piacere che il tuo corpo ti chiede ogni volta
che mi tocchi?
Ceramista impertinente e presuntuoso.
Gli stessi insulti di sempre, ma il tono aveva perso aggressivit, e persino lo sguardo, che tanto
aveva tormentato Dalmau nei tentativi di ritrarlo sulla tela, ogni tanto si addolciva.
Lui le aveva palpato i seni, al di sopra dei ricami che ornavano la scollatura: il massimo che la
ragazza gli permetteva di fare.
Non ti piace?
rsula non aveva risposto.
S, vero? Be, non immagini quanto ti piacerebbe, se ti succhiassi i capezzoli.
Zitto, maiale!
Dalmau per si era accorto che tutte le volte in cui si appartavano, ed erano sempre pi
frequenti, rsula faceva una piccola concessione; chiudeva gli occhi e si abbandonava a un piacere che,
non appena rientrava nella casa di don Manuel Bello e doa Celia, veniva soppiantato dal senso di
colpa e dal rimorso, come se a un visitatore appena entrato venissero nascosti gli abiti variopinti con
una mantella nera, pesante e cupa. Dalmau non poteva negare che quel gioco lo intrigasse; sapeva che
un giorno rsula gli si sarebbe concessa e che i suoi occhi lo avrebbero supplicato di darle piacere.
Fantasticava su quel momento e su quegli occhi che immaginava improvvisamente indifesi,
arrendevoli, lucidi, eccitati, affamati di desiderio.
Con il ricordo di quella sensazione, intrisa al contempo di dolcezza e di un senso di sfida,
abbotton il cappotto per ripararsi dal freddo di quella nuvolosa giornata di febbraio del 1904, e rivolse
lattenzione a Maravillas.
Coshai trovato? le chiese distrattamente, frugandosi in tasca in cerca di qualche centesimo
con cui liberarsi dai due trinxeraires.
La ragazza che cercavi. Emma...
Tsies, aggiunse Dalmau, improvvisamente attento.
Proprio quella.
Maravillas, disse lui in tono fermo, dopo aver ricordato le tante volte in cui lei lo aveva
ingannato per spillargli soldi. Mi hai detto la stessa cosa un sacco di volte, e...
Ma stavolta s! lo interruppe la piccola mendicante, avvicinandosi.
Un treno pass sotto di loro, impedendo a Dalmau di sentire cosa gli stesse dicendo la
trinxeraire: lo sferragliare veniva amplificato dai muri di contenimento, riverberandosi sugli edifici
vicini e assordando i passanti. Pot comunque dedurre la risposta dallintervento di Delfn, che
Maravillas aveva esortato a parlare.
S, che labbiamo trovata, confermava laltro.
E cosa dovrebbe dire il ragazzino, che  succube della sorella?, pens Dalmau. Tuttavia, decise
di provarci unaltra volta, dicendosi che non aveva nulla da perdere.
Se vi sbagliate, giuro che non vi dar mai pi un centesimo, disse senza troppa speranza.
E se non ci sbagliamo? lo sfid Maravillas.
Allora vi ricompenser.
La trinxeraire represse un sorriso; non voleva che Dalmau capisse fino a che punto lo avesse
preso in giro. Anzi, annu tutta seria, come se davvero rischiasse di perdere le elemosine di fronte alla
possibilit di un altro errore. Quelleventualit non esisteva, per il semplice fatto che avevano sempre
saputo dove fosse Emma. Avevano temuto di perderne le tracce il giorno in cui era sparita dalla casa
dove divideva una stanza con Dora, ma poi lavevano ritrovata dal pollivendolo e seguita fino alla
Confraternita Repubblicana, quindi a casa del muratore. Di tanto in tanto, quando le loro scorribande li
portavano vicino al posto in cui poteva trovarsi Emma, Maravillas si prendeva la briga di procurarsi
notizie. In fin dei conti, per lei e il fratello non cera differenza tra il dormire vicino alle case dei ricchi
sullEixample o nel quartiere dove vivevano Emma e il suo muratore. Dovevano pur sempre trovare
riparo in un portone finch qualcuno non li cacciava nel cuore della notte; a volte un inquilino, altre
volte un vagabondo pi prepotente che simpossessava di quel rifugio. La ragazzina si era resa conto
che Emma aveva perso il posto dal pollivendolo perch aveva visto il vecchio con unaltra ragazza.
Non sapeva che lavoro facesse adesso, ammesso che ne avesse uno, ma viveva sempre con il muratore.
E perch stavolta glielo dovremmo dire? le aveva chiesto Delfn dopo che lei si era presa la
briga di rivelargli il piano.
Ma ti rendi conto che  incinta di mesi? aveva ribattuto Maravillas.
Laltro aveva annuito. Appunto. Perch il maestro dovrebbe volersi riprendere una che 
incinta di un altro?
Gi, che cosa ci avrebbe guadagnato lei?, si era chiesta la trinxeraire dopo la domanda del
fratello. Soldi, aveva risposto bruscamente solo per placare la sua curiosit. Tuttavia, la questione era
proprio quella: cosaltro ci guadagnava Maravillas, se non qualche soldo? Niente. Non avrebbe mai
potuto avvicinarsi a Dalmau se non per chiedergli lelemosina, oppure quando era ubriaco e barcollava
nella notte, magari finendo a terra. In quelle occasioni, in un momento di distrazione di Delfn, si
azzardava ad accarezzargli delicatamente i capelli scompigliati. Lui balbettava cose senza senso e
spesso vomitava, per poi rimettersi in piedi. Altre volte compariva una prostituta o un ladruncolo che li
scacciava a manate per derubare Dalmau, che raramente aveva ancora addosso denaro, dopo i giri
notturni nelle bettole, anche se una volta gli avevano rubato le scarpe e unaltra il berretto e il cappotto.
Maravillas non ci guadagnava niente, in effetti, ma voleva che Dalmau rivedesse quella donna, a cui
pareva tenere moltissimo, con quella enorme pancia per la quale doveva ringraziare il muratore. Per di
pi, si trattava della stessa che un giorno le aveva rifiutato unelemosina: se lo meritava.
Dalmau trem nel vedere Emma. Si era nascosto dietro un albero nel terreno incolto dove si era
appostato con i due trinxeraires, di fronte a dove Emma abitava, almeno a sentire Maravillas: uno
squallido edificio fatiscente in cui vivevano accalcate famiglie di operai, come si poteva dedurre dal
vociare che proveniva da ogni abitazione, una sgangherata cassa armonica in cui si mescolavano suoni
dogni sorta. Dalmau rimase sconvolto da quel ventre che sembrava sul punto di esplodere, ma ancora
di pi dal suo aspetto, con i panni sgualciti e il viso emaciato e triste. Tutto in lei emanava un senso di
fallimento e malasorte.
Te lavevo detto! si vant Maravillas. Adesso porta da mangiare al marito al cantiere. Fa il
muratore. Ci va tutti i giorni. Vedi quella gavetta e il pane?
Dalmau annu assente, paralizzato da un misto di tristezza e stupore. Ebbe la sensazione che una
fiammata gli bruciasse le viscere, mentre due lacrime gli rigavano le guance: quella non era pi la
ragazza con cui aveva condiviso amore, speranze, gioie e momenti di piacere ineguagliabili, e che
aveva ritratto nuda e voluttuosa. Rabbrivid vedendola camminare senza alcuna grazia, goffa come una
papera, a gambe divaricate per il peso che doveva sopportare.
La seguiamo? propose Maravillas.
Lui scosse la testa, nascondendo le lacrime. Se lavesse seguita, sarebbe arrivato alluomo a cui
Emma portava da mangiare, e non voleva conoscerlo, sebbene sentisse limpulso opposto. Mentre
Dalmau esitava, Emma si allontan. Doveva patire un gran freddo con addosso quel cappotto logoro e
aperto sul davanti, che pendeva ai lati del pancione, troppo piccolo per coprirle i fianchi. Dalmau sent
lo stesso freddo: gli era entrato nelle viscere nel momento in cui aveva visto Emma. Per un attimo, si
chiese se aspettasse un maschio o una femmina, ma subito dopo si maledisse per quel pensiero. Cosa
gli importava, di che sesso fosse il figlio del muratore? Lui se lera lasciata scappare: non aveva tentato
di fermarla quando avrebbe potuto farlo; le preghiere non erano state sufficienti. Dopo non si era
azzardato a fare nulla per riprendersela, e il giorno in cui si era finalmente deciso a entrare a Ca Bertrn
e a chiedere di lei, dopo lesposizione dei disegni dei trinxeraires, come se lamore avesse dovuto
mettersi in coda al suo successo, Emma non cera pi.
Lincedere ondeggiante della ragazza gli permise di riconoscerla nonostante la distanza.
Lorizzonte grigio e cupo verso cui la vide incamminarsi rese Dalmau ancora pi triste e angosciato. Il
cielo era plumbeo, tutto gli sembrava opprimente. Cerc un appoggio sul tronco dellalbero, in preda
alla nausea. Boccheggiava: gli mancava laria, si sentiva febbricitante e tremava, annichilito. Come
aveva potuto permettere che Emma si riducesse in quel modo?
Quel pomeriggio non and al lavoro. Ricompens generosamente Maravillas e il fratello e li
mand in fabbrica a riferire che lui si trovava nel cantiere della casa Lle Morera. Don Manuel ne
sarebbe stato contento, visto che Domnech realizzava edifici magnifici che richiedevano grossi
quantitativi di ceramiche. Dalmau, invece, prese a battere le osterie del Raval, con limmagine di
Emma che lo perseguitava: brutta, goffa, grassa e impacciata sempre fissa nella sua mente. A met
pomeriggio si appart con una prostituta; voleva solo dimenticare Emma.
No, no, no! url quando quella, nuda, tent di eccitarlo con le mani. Non riusciva a rilassarsi.
Lasciami!
Aveva ancora davanti agli occhi Emma che camminava con quel passo sgraziato, verso
lorizzonte grigio, verso il suo compagno.
Fatti questa... sent dire alla prostituta.
Dalmau era sdraiato sulla branda di una stanza maleodorante. Gli pareva che fuori piovesse. Le
gocce picchiettavano su una tettoia di lamiera nel cortile interno su cui affacciava la finestra,
componendo una lugubre sinfonia. La prostituta, una delle tante donne la cui et indefinibile recava
tracce indelebili di quella professione, indossava una vestaglia azzurra scolorita. Si sedette sul bordo
del letto, che emise un cigolio stridente. Aveva una siringa in mano. Dalmau sapeva cosa conteneva:
morfina. Ne facevano uso in tanti, e tutti ne lodavano gli effetti.
Dammi il braccio, lo esort lei.
Dalmau esit.
Dimenticherai tutte le pene che ti affliggono, promise.
Lui obbed. Emma era sempre l, davanti a lui, a tormentarlo. Vide lago entrargli nella vena e,
pochi istanti dopo, fu assalito dalla nausea e sent la bocca secca e impastata.
La donna cerc di tranquillizzarlo mentre si rigirava nel letto, sudato, in preda ai conati e con la
bile in gola. Tranquillo, gli sussurrava allorecchio e intanto lo accarezzava. Ti passa subito.
Tranquillo. Respira... Tranquillo.
Di l a poco il malessere si affievol e, lentamente, Dalmau si rasseren. La pioggia smise di
battere sulla tettoia in modo minaccioso, assumendo un ritmo cadenzato. La prostituta gli parve
attraente: una giovane ballerina che si spogliava con singolare sensualit. La vestaglia azzurra
volteggi in aria, leggera, eterea, prima di cadere al suolo. Si sentiva galleggiare sul letto. Non ud cosa
stesse dicendo la donna, percepiva le parole nellaria che lo sfioravano, prima suadenti e affettuose, poi
esigenti.
Dalmau si risvegli nel proprio letto, nella sua casa. Non ricordava... Come era arrivato fin l?
La vestaglia azzurra, la donna, il sesso e la strada del ritorno presero a riemergere a poco a poco, come
se lui stesso disegnasse la sequenza di eventi su una tela che poi acquisiva colore. Il cuore gli batteva
forte e lui si port le mani al petto: gli faceva male. Rimase fermo, sopportando quel dolore lancinante.
Tuttavia, langoscia svan nel giro di pochi minuti. Si tocc il braccio, nel punto in cui cera una
minuscola crosta, la prova delliniezione. La stacc. Morfina. Si aspettava che la sensazione di ansia e
dolore tornasse, ma non fu cos. Si sentiva bene. Si tir a sedere con cautela, temendo un attacco di
nausea. Invece anche quella sensazione era scomparsa, quindi si alz e distese le braccia davanti a s
come per convincersene. Fece un saltello e quattro passi. Ottimo!, disse tra s. Non aveva avuto il
tempo di bere troppo, soltanto un po di vino, e la mente era lucida, pi che mai. Forse hanno ragione,
quelli che elogiano tanto la morfina, pens un attimo prima che il ricordo di Emma, il motivo per cui
aveva accettato di provarla, lo assalisse.
Mamma, chiam uscendo dalla stanza.
Josefa gli prepar la colazione: pane secco, pancetta e una tazza di latte, senza caff; non ne
aveva, si scus. Lasci la macchina da cucire per sedersi accanto a lui, contenta di vederlo mangiare; di
solito non aveva quellappetito, quando dormiva a casa. Inoltre, parlava con un tono sereno, anzich
tossire per liberarsi dai miasmi della notte.
Ieri ho visto Emma, confess Dalmau tra un boccone e laltro. Josefa sent una stretta allo
stomaco.  incinta, quasi sul punto di partorire e in una condizione penosa. Credo che andr a offrirle
il mio aiuto, magari un po di denaro.
No!
Dalmau fece un passo indietro e inciamp in qualcosa che per poco non lo fece cadere. Sua
madre gli aveva detto la stessa cosa: No! Un avvertimento a cui lui non aveva dato retta. Emma gli
aveva permesso soltanto di mettere piede in quella minuscola abitazione, con gli occhi sgranati,
balbettando, mentre i bambini che scorrazzavano nel corridoio le saltavano addosso sotto gli sguardi
morbosamente curiosi delle due donne sedute fuori. Non commettere questo errore, gli aveva
consigliato sua madre. Emma  orgogliosa. Non lo accetter.
Era proprio cos: Emma, superata la sorpresa per quella visita inaspettata, aveva alzato il mento.
Dalmau aveva sorriso.
Lei no. Che vuoi? Le sue prime parole erano pi sferzanti di uno schiaffo.
Se davvero si trova in quello stato, lultima cosa che vorr  farsi vedere da te, laveva messo
in guardia Josefa.
Emma aveva cercato di coprire la vestaglia lisa che indossava in casa con uno scialle sulle
spalle. Era servito a ben poco. Aveva sollevato ancora di pi il mento nella speranza che Dalmau non
abbassasse lo sguardo sui suoi piedi, avvolti in un paio di calzini vecchi di Antonio che le stavano
enormi. I bambini li circondavano. Entra, lo aveva invitato di malavoglia.
Otterrai soltanto di umiliarla, aveva aggiunto Josefa. Ma Dalmau non sentiva ragioni,
continuando a ribattere che era passato abbastanza tempo e che se adesso stava con un altro... Ma
perch? gli chiedeva la madre. Lasciala in pace. Dimenticala. Voleva soltanto aiutarla, aveva
insistito lui, per lamore che cera stato tra loro, per laffetto che ancora provava. Emma doveva avere
ormai scordato i problemi che avevano avuto, sicuramente era cos. Figlio mio, aveva sentenziato la
madre. Il dolore e la rabbia, come tante altre emozioni, non si scordano, si mettono solo da parte, e
rinascono con vigore con una semplice scintilla pronta a ravvivarli.
Come stai? aveva chiesto Dalmau a Emma.
Lei aveva riso sarcastica indicando la pancia e la casa. Non lo vedi? Sei venuto per questo? Per
ridere di come sto e di come vivo? Non ti  bastato mostrarmi nuda a tutta Barcellona con quei tuoi
disegni?
Io non ho colpa per quei disegni... aveva tentato di scusarsi Dalmau, prima che lei lo
interrompesse.
Questo  vero. La colpa  mia, che ti ho permesso di ritrarmi...
Intendo dire che me li hanno rubati.
... e che mi sono fidata di te, aveva concluso Emma.
Dalmau non sapeva come giustificarsi. Ma no... Io... volevo darti una mano. Ho saputo che...
Insomma... Be, pensavo di darti un po di soldi. Mi hanno detto...
Non so cosa ti abbiano detto, ma non voglio niente da te.
Insisto. Mi farebbe piacere se...
Emma a quel punto lo aveva interrotto con quel No! che confermava gli avvertimenti della
madre.
Ma Josefa non aveva avuto modo di spiegare al figlio che, se una donna con il carattere di
Emma si fosse sentita ferita e umiliata, piuttosto che piangere e mostrarsi vulnerabile si sarebbe
rivoltata come una leonessa. Josefa, continuando a cucire, aveva compatito Dalmau. Emma lo avrebbe
trattato male. Lui non aveva tenuto in considerazione i suoi consigli.
Emma, insistette Dalmau facendo un passo avanti. Lei, invece, non si mosse: rest immobile,
rigida, sfidandolo. Io ti ho sempre amata. Non... Non ho mai voluto farti del male! Io ti amo. Continuo
ad amarti. Emma lo lasci parlare. Potremmo tornare... Dalmau distolse lo sguardo dalla pancia di
lei e si rese conto di quale enormit stesse per dire. Apr le braccia per scusarsi. Sono stato uno
stupido a non insistere, a non correrti dietro, a non inginocchiarmi ai tuoi piedi. Abbiamo avuto dei
problemi, certo. Lalcol... La morte di Montserrat... Avremmo potuto risolverli. Ci amavamo
abbastanza da poter superare tutto questo, e io... credimi, continuo ad amarti.
Bastardo! gli url Emma, come aveva fatto dopo essere stata licenziata da Bertrn, quando si
era presentata davanti alla fabbrica di ceramiche ma non aveva trovato Dalmau. Bastardo! ripet con
rabbia, stringendo i pugni, lottando perch il dolore le uscisse dalla bocca e non dagli occhi in una
pioggia di lacrime.
Dal giorno in cui era stata cacciata dalla trattoria per quei nudi, tutto nella sua vita era andato a
rotoli. S, voleva bene ad Antonio e a quel figlio che stava per nascere, ma se la passavano male. Non
avevano neanche di che sfamarsi! Il muratore stava dimagrendo giorno dopo giorno perch lei nutrisse
una creatura a cui non poteva offrire alcun futuro. Incinta, non riusciva a trovare lavoro. Qualcuno si
era anche impietosito: Cosa sai fare, ragazza? Che avrebbe potuto rispondere? Cucinare, vendere
galline malate rubate in un lazzaretto o tenere discorsi rivoluzionari a donne disposte a rinnegare i preti,
la Chiesa e persino i loro stessi uomini, se era il caso. Incinta e inesperta comera, neanche chi sul
momento sembrava disposto a darle una mano si era poi azzardato a farlo. Emma aveva finito per
rivolgersi alla Confraternita Repubblicana, bussando alla porta di Joaqun Truchero. Il giovane politico
continuava a prosperare allombra di Lerroux, lidolo indiscusso delle masse operaie catalane.
Cosa vuoi? le aveva chiesto da dietro la scrivania per tutto saluto, alzando solo per un istante
lo sguardo dagli incartamenti che aveva davanti e senza invitarla a sedersi.
Lostilit con cui Truchero aveva ricevuto Emma era andata crescendo al pari della sua pancia,
mentre la lascivia con cui prima la guardava si era ridotta a un secondo scarso di attenzione prima
dignorarla e tornare a leggere i documenti.
Cosa vuoi? aveva ripetuto il giovane in reazione al silenzio di Emma.
Ho bisogno di lavorare, aveva risposto lei sforzandosi di restare calma.
Mezza Barcellona ha bisogno di lavorare. Dopo aver pronunciato quella frase, Joaqun
Truchero aveva alzato lo sguardo su Emma, che aveva subito intuito quanto sarebbe stato spietato il
resto del discorso. Ma la grande maggioranza di quella mezza Barcellona  formata da uomini che
devono mantenere una famiglia, mogli e i figli. Le donne vengono assunte con bassi salari per sostituire
gli uomini nelle fabbriche a mano a mano che la meccanizzazione avanza, e i bambini muoiono di
fame.  il tuo uomo che, dopo averti ingravidata, dovrebbe mantenerti... O non  abbastanza uomo per farlo?
Emma non era stata capace di ribattere. La determinazione con cui era entrata e aveva
pronunciato la prima frase era venuta meno, ed era successo quello che tanto aveva temuto: non era
riuscita a trattenere le lacrime. Lei, che raramente aveva pianto, ormai lo faceva di fronte al problema
pi banale, per qualsiasi difficolt pratica. Non preoccuparti, aveva cercato di tranquillizzarla Emilia
in cortile. Alle donne incinte succede spesso di piangere come sceme; a quanto pare nel momento in
cui rivendichiamo la nostra natura di donne, quando concepiamo un figlio, diventiamo goffe, deboli e
stupide. Come possiamo pretendere che questo branco di figli di puttana ci rispetti, visto che lunica
cosa che sanno fare  vantarsi di un pezzo di carne che ogni tanto gli viene duro... e mai abbastanza?
Non otterrai niente, con le lacrime, le aveva detto Joaqun Truchero, riportandola alla realt.
A quanto vedo la grande Professoressa non  altro che lennesima piagnucolona. Avevo gi avvertito
il capo e tutti gli altri. Emma non reagiva, come se quel peso enorme nel ventre la paralizzasse,
fisicamente e moralmente. E piangeva, in piedi, immobile, incapace di trattenersi. Emma, non hai pi
argomenti per continuare a ingannare la gente. Ormai, lo sanno tutti che tuo padre  morto per il
processo di Montjuc, e che quella che chiami sorella  stata uccisa durante lo sciopero generale di
due anni fa. Si sono stancati tutti di correre con te, le altre donne e un gruppetto di bambini davanti alla
Guardia Civil. Adesso basta.  finita. Basta. Adesso devi comportarti come le altre donne, quelle alle
quali dai lezioni. Impara da loro. Loro non piangono. Gli uomini lavorano e le donne fanno quello che
 necessario. Ti immagini, se venissero tutte alla Confraternita quando hanno un problema?
Dopo averle sbattuto in faccia quelle parole, Joaqun Truchero era tornato a leggere le sue carte,
dando per concluso il colloquio. Emma era rimasta ferma per un istante, per poi voltargli le spalle e uscire in silenzio.
E adesso compariva Dalmau a casa sua, in quel miserabile tugurio, a offrirle dei soldi, a
offenderla con la sua elemosina...
Emma ebbe un fremito, era stata umiliata abbastanza. Bastardo! ripet.
Calmati, la implor Dalmau allungando un braccio per prenderla per un gomito.
Lei si divincol con un gesto brusco. Vattene da qui, bastardo! Non voglio pi rivederti in tutta
la mia schifosa vita! continu a gridare alle sue spalle mentre lui schivava i bambini che
scorrazzavano nel corridoio. Scordati di me! Io per te non esisto pi. Maledetto il giorno che ti ho
conosciuto, ruffiano schifoso! Non voglio...! Emma lo insegu fino al portone e poi in strada, gridando, insultandolo.
Dalmau si volt e ci prov ancora una volta: Ti ho amata e ti...
Va allinferno! Crepa! Tu e le tue puttane borghesi! Bastardo...!
Emma, la chiam Pura, che laveva seguita. Lei si gir ansimando, furibonda, pronta a insultarlo ancora. Non c pi, ragazza, la blocc la donna. Calmati. Se n andato, aggiunse indicando Dalmau che si allontanava.
Josefa acceler il ritmo della macchina da cucire, spingendo sul pedale con forza. Dalmau era
uno sprovveduto. Probabilmente un genio: disegnava e dipingeva come tale, ma della vita ne sapeva
ben poco. Un gran cuore, certo, ma troppo influenzabile. Non era un combattente. E quellincontro non
gli avrebbe fatto bene. No. Lui pretendeva di riprendersi Emma, ecco la verit. E addirittura incinta di
un altro! Una follia! Lui lo negava. Affetto per un amore passato, aveva tentato di addurre come scusa.
Che bugiardo! Lei era sua madre e aveva intuito chiaramente i suoi veri propositi, come se li avesse
annunciati alla maniera di quei tizi che si appendevano cartelli al collo, davanti e dietro, girando per le
strade di Barcellona. Dalmau viveva in un mondo fantastico, quello di un artista abituato a trasformare i
sogni in realt sulla tela o nelle ceramiche. Josefa spost in malo modo il polsino della camicia che
stava cucendo. Tent di correggersi, ma il filo simpigli. Non riusc a fermare la macchina in tempo e
lago fece alcuni punti di troppo. Aveva rovinato un pezzo. Si port le mani al volto e pianse. Come
stava facendo Emma in quel momento, sola in casa, abbandonata sul letto, le braccia che cingevano il
pancione per proteggerlo da un pericolo sconosciuto. E come Dalmau, in cerca di qualsiasi forma di
aiuto loblio potesse procurargli. Non si sarebbe mai aspettato quel comportamento da Emma, quella
reazione furiosa, anche se la madre lo aveva avvertito. Quella non era pi la sua Emma. Era cambiata.
La miseria, la gravidanza, probabilmente quel muratore... che forse la maltrattava. S, probabilmente
era cos, si intuiva. Emma era disperata, e qualsiasi speranza Dalmau avesse potuto nutrire, anche solo
mantenere un rapporto di amicizia o ottenere quel perdono di cui sentiva il bisogno, era svanita. S,
aveva bisogno di qualcosa per dimenticare.
La trov quella sera stessa, dopo aver tentato di lavorare a una nuova decorazione per le
piastrelle che soddisfacesse le richieste di don Manuel. Non cera riuscito, sebbene avesse
accompagnato gli sforzi con robuste dosi di acquavite; i pensieri erano sempre fissi su Emma, pervasi
di tristezza e scoramento per il suo aspetto. La creativit era rimasta sepolta sotto il rancore con cui lei
lo aveva trattato per convincerlo a non cercarla pi, a starle lontano, preferendo ignorarlo. Non si ferm
nemmeno a mangiare qualcosa per cena. Un locale nel dedalo di vicoli della citt vecchia avrebbe
soddisfatto il suo desiderio. Come in altri sordidi posti del genere, l si consumava morfina, di tanto in
tanto qualcuno fumava loppio e circolava leroina, un oppiaceo pi moderno che molti medici
prescrivevano per curare lassuefazione alla morfina. Il nome scelto dalla ditta farmaceutica tedesca
che la commercializzava derivava da questo: eroina, che non dava assuefazione quanto la morfina,
rassicuravano, sebbene Dalmau avesse sentito dire che sostituire una droga con unaltra non portava un
gran beneficio a chi ne era dipendente.
La morfina non era diffusa a Barcellona come lo era a Parigi, Londra, Berlino o nelle grandi
citt americane, per veniva consumata quanto bastava per comparire di frequente nelle relazioni
mediche rese pubbliche dal municipio sulle intossicazioni. Allinizio, Dalmau aveva pensato di entrare
in una drogheria e acquistarne un flacone; sapeva che i droghieri la vendevano a prezzi piuttosto
economici, ma poi ci aveva ripensato, temendo che la sua inesperienza, un errore nel dosaggio o nella
somministrazione potesse arrecargli danno. Quindi aveva deciso di provare al Cielo Negro; l avrebbe
sicuramente trovato Adolfo Lpez, un poeta che scriveva i propri versi sotto linflusso della morfina,
immerso in quello stato di beatitudine e creativit che in svariate occasioni aveva invitato Dalmau a provare.
Il poeta si definiva modernista; non aveva mai soldi per pagare le consumazioni, ma ne aveva
sempre abbastanza per non farsi mancare la morfina. Dalmau provava una certa ammirazione per
quelluomo dai capelli radi e lunghi, grigi e sporchi, con la marsina consunta, la camicia e la cravatta
scolorite e cosparse di macchie, e una bombetta sformata in testa.
Ragazzo, il Modernismo in letteratura  qualcosa di piuttosto semplice, aveva pontificato una
volta che Dalmau si era seduto al suo tavolino, sempre il solito, in un angolo di fianco al palco. Si
tratta di prendere un mucchio di parole rare, sonore e complesse, di quelle che la gente normale non usa
mai, e metterle insieme. Opalescente, per esempio! Che te ne pare di opalescente?
Dalmau aveva sorriso, come se fosse stata una battuta.
Allora, prova a descrivere lopalescenza di... Insomma,  sempre meglio trovare qualcosa che
non abbia un colore: la brezza, per esempio. Mormorava la brezza opalescente... aveva improvvisato
il poeta. E poi attribuisci a oggetti inanimati aggettivi riferiti in genere agli esseri viventi: Tra gli
archi rampanti stanchi dei palazzi dellArcadia... aveva decantato come se stesse davvero componendo.
Ma non ha senso, aveva obiettato Dalmau.
Che importa!  una semplice questione estetica. Si aspira soltanto a questo: la bellezza. Non si
tratta di trasmettere idee. Quello si faceva prima. Adesso si persegue... Il poeta aveva agitato le mani
in aria. ... la grazia... persino nella morte. Lunica cosa che conta  larte. Larte per larte. Non esiste
istituzione, territorio, autorit o sentimento che possa imporci una sola lettera.
Dalmau ci aveva riflettuto quando il poeta si rifugiava nel silenzio dopo liniezione con il suo
ago arrugginito. Non accadeva forse qualcosa di simile con larchitettura che lo affascinava tanto? La
mescolanza indefinibile di stili architettonici, in alcuni casi, leclettismo di Domnech o di Puig, un po
come lunione di parole astruse e sonore, o come colorare il vento, un bacio o un sorriso, o limpresa
fantastica di Gaud che infondeva movimento alle pietre. Larte per larte: esattamente quello che don
Manuel ripudiava. Larte doveva avere un obiettivo, secondo il maestro: rafforzare il Paese, difendere il
cattolicesimo. Per i reazionari era inconcepibile che larte cercasse unessenza in se stessa anzich in
valori esterni.
Non si pu pietrificare larte, aveva detto il poeta a Dalmau. E ogni volta che si sedevano allo
stesso tavolino  uno con un bicchiere di liquore, laltro con la sua morfina, un vecchio bohmien
fallito e un giovane in piena auge creativa, ma entrambi malinconici  si sentivano uniti da una
comunione spirituale che in genere finiva con loro due barcollanti lungo le strade nella notte,
sorreggendosi lun laltro.
Dalmau aveva dipinto un ritratto del poeta e questi, con orgoglio e riconoscenza, lo aveva
appeso alla parete dietro il suo tavolo al Cielo Negro, nellangolo, accanto al palco. E in quel locale si
diresse Dalmau dopo aver subito il crudele sfogo di Emma. Sul palco, una ballerina con un vestito
giallo a pois neri, la gonna ornata di volant, con i capelli raccolti da un fermaglio a pettine e le nacchere
in entrambe le mani, si affannava ad attirare lattenzione di un pubblico che chiacchierava, rideva,
giocava, beveva e sbraitava, del tutto indifferente al flamenco con cui lei pretendeva di coinvolgerlo,
accompagnata da una chitarra e dalla voce roca del cantante.
Di fianco al poeta, cerano un paio di donne e un gitano dai lunghi capelli neri e dalla barba
folta, che diceva di essere lo zio della ballerina. Brutta gente, disse qualcuno a Dalmau, mentre lui
prendeva una sedia da un altro tavolo per unirsi a loro.
Buonasera, salut accomodandosi accanto a Adolfo.
Il poeta sorrise e gli batt pi volte la mano su una gamba, in un gesto affettuoso. Il gitano
rispose con un grugnito; probabilmente era lunico nel locale a seguire gli sforzi della ballerina che
batteva i tacchi sul palco. Le due donne avevano lo sguardo perso e neanche si accorsero della presenza
di Dalmau. Adolfo alz una mano per chiamare il cameriere, ma Dalmau gliela abbass.
No, disse. Stasera non voglio bere.
Non ci fu bisogno di troppe spiegazioni.
Eri predestinato, afferm il vecchio mostrando i denti cariati, uno dei quali ballava nella
gengiva come la giovane gitana sul palco. I geni come te non possono adeguarsi a un mondo di
sensazioni limitate. Poi, battendo un dito sulla siringa che teneva sul tavolino, aggiunse: Vedrai che
qui tutto  infinito.
Quella sera Dalmau impar a bucarsi. In realt, era piuttosto semplice piantarsi lago nella
gamba o nel braccio. Avrebbe potuto farlo in vena, ma era pi complicato. Meglio infilarlo in una
coscia, attraverso i pantaloni. Uniniezione sola.
Questa  la dose, disse il poeta mostrandogli la siringa. Se fossi in te, non supererei
uniniezione al giorno, sempre che tu voglia ricorrere alla morfina quotidianamente, il che non  affatto
necessario. Se ti limiti a questo, raggiungerai quello che si chiama il punto delloppio. Ti godrai gli
effetti della droga senza cadere nella dipendenza cronica n patire le conseguenze dellastinenza, un
pericolo di cui devi essere consapevole.
Lunica cosa di cui era consapevole Dalmau era la necessit di dimenticare Emma, il cui
pensiero lo aveva martirizzato per tutta la giornata. Quando si ritrov la siringa in mano, impugnata
come un coltello, esit.
Non  necessario usare la forza, come se volessi ammazzare qualcuno. Anche se un po di
impeto ci vuole, gli consigli il poeta dopo aver preparato liniezione, per poi indicargli dove doveva
mirare, su un lato della coscia.
Dalmau lo fece. Strinse i denti per sopportare la puntura, quindi iniett il liquido e attese in
silenzio che facesse effetto, trasportandolo in un universo in cui Emma non esisteva.
Se lalcol lo aveva aiutato a superare i complessi di inferiorit e aveva contribuito a fargli
ritrovare il talento nei disegni e nei dipinti, la morfina guid la mano di Dalmau verso la genialit. Le
forme, i colori, le ombre, lo spirito, limpatto vitale che si condensavano sulla tela... Dalmau allungava
le giornate lavorative e, dopo aver svolto i compiti a lui assegnati per le ceramiche o altri prodotti
commerciali, si metteva a dipingere nella quiete della fabbrica deserta. A volte lalba lo coglieva
ancora l, abbandonato su una sedia o addirittura sul pavimento, quando le energie e il vortice creativo
rallentavano il ritmo, a mano a mano che gli effetti della droga scemavano.
Aveva riscoperto la pittura e vedeva riflesse nelle sue opere qualit che fino a qualche tempo
addietro aveva invidiato ai grandi maestri del Modernismo. Poco alla volta, i quadri si accumularono
nello studio: alcuni incompiuti, semplici studi, dalla concezione audace; altri finiti, per la maggior parte
lugubri, oscuri, risultato dei bozzetti che realizzava durante le uscite notturne nei caf- chantant, nei
teatri e nei postriboli, cos diversi dai nudi che era solito abbozzare sui taccuini tre anni prima, per poi
dipingere donne che prendevano il sole, opere che i ricchi acquistavano per le loro dimore sul paseo de
Grcia.
Impar a comprendere lessenza degli edifici modernisti che continuava a visitare
assiduamente, in alcuni casi per consegnare le ceramiche fornite dalla fabbrica di don Manuel o
controllarne la posa, altre volte per mantenere i contatti con architetti e capomastri allo scopo di
procurarsi nuove commesse. Il settore delle costruzioni cominciava a subire gli effetti di una tremenda
crisi economica che stava lasciando senza lavoro muratori, falegnami, stuccatori, fabbri e quanti
vivevano dei mestieri correlati, ma questo succedeva per gli edifici di scarso valore, per ledilizia
popolare. A Barcellona i ricchi erano sempre pi ricchi ed erigevano monumenti destinati a renderli
immortali, mentre la gente umile moriva di fame.
Domnech continuava a costruire casa Lle nello stesso isolato di casa Amatller, vicino alla
quale lindustriale tessile Josep Batll aveva ingaggiato Gaud per ristrutturare un antico palazzo. Le
impalcature ricoprivano gi la facciata di un edificio che, stando ai commenti che giungevano alle
orecchie di Dalmau, era destinato a diventare il palazzo della fantasia. Tre edifici nello stesso isolato,
che davano tutti sul paseo de Grcia. I tre migliori architetti del Modernismo. Tutti e tre diversi. Tutti e
tre geniali.
Oltre a casa Batll appena iniziata, Gaud proseguiva i lavori al parco Gell, alla torre
Bellesguard e alla Sagrada Familia. Puig stava costruendo la casa Terrades, sulla Diagonal, e il palazzo
del barone di Quadras, lungo lo stesso viale, a poca distanza. Domnech, da parte sua, andava avanti
con la casa Lle e lospedale di Santa Creu i Sant Pau. Erano tutte opere magnifiche e Dalmau, che
passava da una allaltra, rimaneva estasiato da ogni dettaglio che quei maghi del progetto andavano
aggiungendo: coronamenti, bovindi, gargolle, colonne, statue, legni, azulejos, mosaici, ferri battuti,
vetrate variopinte... Il giovane pittore e ceramista attraversava un periodo di esasperazione dei sensi.
Credeva di tenere sotto controllo quel punto delloppio di cui parlava Adolfo Lpez; aveva comprato
una siringa con lago dargento in una custodia nichelata, si procurava la morfina in una drogheria della
citt vecchia, in plaza Real, nei pressi del municipio, e se la iniettava solo al momento di mettersi a
dipingere, di creare unopera, anche se destinata a don Manuel o ai suoi clienti. Fino ad allora non
aveva mai superato la dose che il vecchio poeta gli aveva raccomandato.
Quando non era sotto gli effetti della droga, la sola possibilit di controllarla, di accarezzare
lastuccio nichelato in tasca senza tirarlo fuori, sebbene il suo corpo reclamasse unaltra iniezione, quel
sentirsi superiore a una forza cos travolgente lo induceva ad assumere un atteggiamento orgoglioso e
in un certo qual modo superbo. Beveva poco; uno o due bicchierini di acquavite quando Emma
riaffiorava alla memoria per incolparlo di nuovo della propria sventura, ma il fatto di essersi lasciato
alle spalle le sbronze incessanti gli aveva procurato un equilibrio e una serenit di cui non godeva da
tempo.
Don Manuel era pi soddisfatto che mai del lavoro del suo pupillo e per il suo nuovo
atteggiamento nei confronti della vita. Il reverendo Jacint si congratulava con lui, e persino doa Celia
gli aveva concesso un sorriso in un paio di occasioni. Anche i rapporti con rsula erano diventati pi
stretti. Dalmau le consentiva di considerarlo il suo bambolotto, e lei se ne vantava di continuo; in fin
dei conti, non era altro che un gioco. Lumiliazione subita alla festa delle dame in nero era ormai
lontana, e anche lanelito ad appartenere a una classe sociale che non era la sua. A volte pensava a
come sarebbe stata la sua vita al fianco di Irene Amat, la bionda ereditiera dellimpero tessile. Neanche
riusciva a immaginarselo. Tuttavia, era sempre ossessionato dallo sguardo turbolento di rsula, dalla
quale si aspettava umiliazioni che prima o poi arrivavano. Lei, dal canto suo, cercava di mantenersi
altezzosa, superba, decisa a dominare il suo giocattolo, sbarrando il passo al peccato ma sperimentando
con lui ci che non si sarebbe mai azzardata a fare con un suo pari. Lo trascinava da una parte allaltra
della casa, una dimora immensa con innumerevoli stanze, sia principali sia di servizio, con armadi pi
ampi delle abitazioni in cui vivevano gli operai, a cui si aggiungevano ripostigli, dispense e persino una
cappella; una casa dai corridoi lunghissimi che andavano dalla facciata sul paseo de Grcia fino al lato
opposto rivolto su un patio interno; e cera anche il tetto delledificio, una smisurata terrazza con
giardino pensile, nel cui stanzino per gli attrezzi godevano di una maggiore intimit. Per raggiungerlo,
per, occorreva attraversare la terrazza, esponendosi agli sguardi indiscreti di chi poteva trovarsi dietro
le vetrate colorate sulla facciata posteriore delledificio.
Ogni volta che si nascondevano l, Dalmau cercava di portare rsula un passo pi avanti. In una
di quelle occasioni, mentre la ragazza lo toccava, baciandolo senza concedersi, Dalmau not che le
labbra di rsula si soffermavano pi a lungo sulle sue. Prov a usare la lingua, e lei lo lasci fare,
socchiuse leggermente la bocca. Che schifo! esclam poi, ma il giorno dopo apr la bocca con
desiderio.
Una settimana pi tardi, Dalmau riusc ad accarezzarle un capezzolo turgido, senza merletti,
sete n corsetto di mezzo. rsula rimase ferma, in attesa. Stai pregando? le chiese lui, un attimo
prima di darle un delicato pizzicotto che le strapp un gemito di piacere.
Quella settimana, Dalmau si era fatto una seconda iniezione in un solo giorno. Stava lavorando
ad alcuni azulejos, ma non ne era soddisfatto e questo gli creava ansia e inquietudine. Non succeder
niente, aveva pensato tastando lastuccio nichelato nella tasca del camice. Era solo un piccolo errore,
un semplice incidente di percorso. Il giorno in cui rsula si sent attraversare da una scarica elettrica
che la mise in allerta, dopo avergli permesso di toccarle i seni e leccarle i capezzoli, Dalmau si stava
ormai bucando regolarmente due volte al giorno.
Una sera, dopo una cena con vari invitati, nascosti nello stanzino sulla terrazza dove avevano
potuto recarsi protetti dalla penombra e dal buio, sicuri che nessuno potesse vederli, si abbracciarono e
si toccarono finch Dalmau non arriv allorgasmo.
Potrei uscire da qui, propose lui. Mi risparmierei di rientrare in casa e dover salutare tutti.
E io potrei venire con te, lo sorprese rsula.
Uscire in strada con me? Noi due soli? Senza che nessuno ci controlli?
S.
 una pazzia, rsula.
E questo, non lo ? Aspettami qui, gli ordin lasciandolo di stucco.
Si avventurarono nella notte sul Paralelo, la notte degli operai; Dalmau vestito come uno di
loro, con la giacca, la camicia senza colletto n cravatta, e il berretto; rsula camuffata con vecchi
vestiti lasciati in casa da una domestica e che, rimasti senza proprietaria, erano a disposizione delle
donne di servizio per le rare volte che uscivano a farsi corteggiare da un pretendente. A un vestito
marrone, attillato e scuro, con un paio di scarpe nere dal tacco basso, aveva aggiunto un cappello che le
copriva mezzo viso.
Potresti incrociare tua madre e non ti riconoscerebbe, aveva detto Dalmau vedendola conciata
in quel modo.
Non sarebbe successo solo quella notte, e nelle varie occasioni in cui scapparono dalla casa sul
paseo de Grcia, dopo che rsula aveva finto di essere andata a dormire, si diressero sempre al
Paralelo, dove ballarono confusi tra la gente nei locali affollati, andarono a teatro e persino al cinema.
Passeggiarono tra i baracconi della fiera e il tendone del circo montato in quella strada dellallegria e
della perdizione, soprattutto nei dintorni del Circo Teatro Espaol. Assistettero a incontri di pugilato e
visitarono il museo delle cere; videro mangiafuoco, fachiri che si trapassavano con le spade, uomini
forzuti, contorsionisti, cani ammaestrati, prestigiatori e ventriloqui. rsula perdeva momentaneamente
il solito sorriso che le illuminava il volto davanti alla visione degli esseri deformi che si mostravano in
quei baracconi: donne barbute o con quattro gambe, uomini con due torsi e due teste, o con gambe e
piedi enormi, come elefanti, altri con le ossa sottili come spilli, bambine che si muovevano a quattro
zampe come animali...
Dalmau si vide costretto a limitare quelle uscite notturne che rsula pretendeva dopo ogni cena.
Prima o poi, lavrebbero scoperta; qualcuno sarebbe entrato in camera sua e si sarebbe accorto che
sotto le coltri cerano solo cuscini.
E tua sorella non sospetta niente? indag Dalmau.
Lultima volta che mia sorella  entrata in camera mia  uscita in lacrime, con il segno di un
libro sulla guancia. Star ben attenta a non rifarlo. Io non entro in camera sua, e lei non deve farlo nella
mia.
E i tuoi genitori?
Quando esco, loro si sono gi chiusi nelle loro stanze. Mio padre non entrerebbe mai in camera
mia, prima lo chiederebbe a mia madre e quella... Potrebbe andare a fuoco la casa, ma non uscirebbe
mai in corridoio senza essere vestita di tutto punto, ben pettinata e agghindata come suo solito.
E le donne di servizio non diranno niente? insistette Dalmau, preoccupato.
Quelle non si spostano dalla loro zona, rispose rsula con aria di sufficienza. Non ci
scoprir nessuno. Non potremmo essere pi cauti di cos: prendiamo ogni precauzione, verifichiamo
che non ci sia il guardiano... abbiamo persino due chiavi.
Era vero. Usavano la massima discrezione, al punto che avevano laccortezza di lasciare nello
stanzino sulle scale da cui scappavano la chiave per aprirlo; se qualcuno fosse andato l lavrebbe
trovata allinterno, con la porta chiusa, perch loro si premuravano di dare una mandata con la copia
della chiave, che poi nascondevano in una fessura sotto uno scalino. Tuttavia, Dalmau aveva seri
problemi a contrastare i capricci della ragazza. Ogni volta che andava a pranzo a casa di don Manuel,
rsula pretendeva di riprendere i loro giochi sessuali.
Stasera, diceva lui. Stasera torno, ci nascondiamo nel nostro stanzino e poi andiamo sul
Paralelo.
E in quel momento gli occhi di rsula brillavano. Continuava a chiamarlo il suo bambolotto,
ma non cera pi traccia dellarroganza con cui lo aveva sempre trattato. Dalmau non si aspettava pi di
essere umiliato: rsula era diventata unaltra: allegra, disponibile, gentile. E lui stava bene con lei.
Quella sera la figlia del maestro raggiunse il suo primo orgasmo. Dalmau la fece godere al di
sopra delle mutandine, bagnate sotto la gonna sollevata. Lei soffoc i gemiti mentre le dita di lui la
accarezzavano. Tent di tirarsi indietro, pentita, ma Dalmau non glielo permise. I gemiti proseguirono e
rsula si pieg su se stessa, tenendosi il ventre, sussultando; gemette e ansim, ammutolita da quel
piacere che provava per la prima volta. Fu incapace di reprimere un gridolino di piacere, che echeggi
come un miagolio nel buio e nel silenzio del vasto cortile interno.
Madonna santa, sussurr. Cosera? Evit lo sguardo di Dalmau, come se si sentisse in
colpa. Nessuno mi aveva mai detto che... mormor sulla sua spalla. Dio onnipotente! Non
immaginavo di poter provare qualcosa di cos intenso. Nessuna delle mie amiche conosce questa
follia.
La insegniamo anche a loro? scherz lui.
Non ho mai prestato i miei giocattoli, ribatt lei, riacquistando la compostezza.
Poco dopo, rsula ballava con scioltezza, ridendo, tra decine di coppie che danzavano in una
delle tante sale sul Paralelo.
In quei giorni, Dalmau stava ormai cadendo nelle grinfie della morfina. Le iniezioni perdevano
efficacia: leuforia durava sempre meno, la creativit era fugace. Tra una dose e laltra tremava, aveva i
brividi e la nausea, a volte persino la febbre; faticava a respirare e gli facevano male le gambe e la
schiena. Quindi decise di aumentare le dosi, raddoppiando il numero di iniezioni. In tal modo la droga
non si limitava alla pittura e al lavoro in fabbrica, ma entrava nella sua vita quotidiana, comprese le
visite ad architetti e capomastri. Dalmau si presentava sereno e pacato sotto gli effetti delloppiaceo,
ma con la sensibilit talmente acuita da avere limpressione che gli edifici gli venissero addosso. Gli
azulejos lo abbagliavano. Le superfici vetrose delle ceramiche scintillavano, mettendo in risalto i
colori; qua e l, un riflesso azzurrino, rosso, giallo richiamava continuamente la sua attenzione, e lui si
abbandonava con piacere a quel bombardamento sensoriale, soddisfatto al pensiero che alcuni di quei
pezzi erano stati unidea sua. Se la ceramica colpiva i suoi sensi, la profusione di decorazioni lo
stordiva e le forme sinuose di facciate e tetti, scale e balaustre gli davano le vertigini, come se vi
scivolasse sopra senza sosta. Quello stile nel costruire, decorare, dipingere e persino scrivere,
quellimpegno nel creare un impatto in chi guardava, fosse torcendo i ferri che prima erano dritti o le
parole per azzardarsi a colorare Dio, creava in Dalmau unangoscia che riusciva a mitigare solo una
volta superato il culmine di emozioni.
Era per quello che dipingeva. Lo faceva ogni giorno con sempre maggior passione, con ardore
crescente. Teneva nascoste le sue opere a don Manuel  le custodiva in una grossa cartella che andava
riempiendosi a dismisura  e con la ceramica tentava di reprimere quegli impulsi che lo inducevano a
giocare con la luce, con i colori e con le figure sempre pi languide ed eteree, per non spaventare il
maestro.
Un giorno don Manuel gli comunic di dover andare con la moglie a un pranzo a casa di una
personalit importante, per festeggiare qualcosa a cui Dalmau non prest la minima attenzione.
Va tu a mangiare a casa nostra, lo preg. Ci sar padre Jacint, ma sai che le ragazze non gli
danno granch retta; con lui fanno quello che vogliono. Magari se ci sei anche tu, manterranno un certo
contegno.
Come aveva predisposto il maestro, in assenza della coppia padre Jacint si mise a capotavola e,
libero dallo sguardo inquisitorio di doa Celia, ne approfitt per bere molto pi vino del solito, come
non osava fare sotto la severa vigilanza della padrona di casa. Stavolta non raggiunse neanche la saletta
dove schiacciava il pisolino; si addorment appoggiato al tavolo, davanti al piatto vuoto del dolce. La
sorella di rsula rise e usc dalla sala da pranzo con il fratellino. Una domestica entr per sparecchiare
e servire il caff, ma rsula le fece segno di non far rumore e le indic con un cenno il religioso che
dormiva.
Lasciate stare, per ora, sussurr. Non tornate, vi avviso io quando si sveglia. Laltra usc in
punta di piedi, e a quel punto fu rsula a ridere, rivolta a Dalmau. E se stesse fingendo? insinu.
Dorme come un angioletto, assicur Dalmau, ridendo a propria volta.
Le vers un calice di vino. Tolte le occasioni di festa, rsula beveva mezzo calice di vino
diluito con acqua in presenza di suo padre, una sorta di atto di ribellione di entrambi nei confronti della
madre, che sbuffava contrariata. Ges Cristo beveva vino, laveva messa a tacere un giorno don
Manuel. E ha scelto il vino per offrirci una parte del suo sacrificio.
Ma tua figlia non  Ges Cristo, aveva replicato doa Celia.  soltanto una bambina a cui il
vino potrebbe far perdere il senno... e di conseguenza la virt e la decenza, aveva aggiunto con la
fronte aggrottata.
Dalmau non era presente a quella conversazione ma, come doa Celia aveva avvertito, not lo
scintillio negli occhi di rsula dopo un paio di sorsi del primo calice. Padre Jacint continuava a russare
e sembrava alquanto comodo dovera. Dalmau vers un altro paio di calici di vino e, mentre la ragazza
ne beveva uno, disegn sul taccuino una caricatura del religioso che mostr a rsula da sopra il tavolo,
facendole andare di traverso il vino. La ragazza cominci a tossire e il religioso si mosse leggermente,
per poi riprendere a russare. Dalmau le fece un cenno e si mise a disegnare su un altro foglio.
rsula si vers da sola dellaltro vino. Uh! esclam dopo aver macchiato la tovaglia rosa
damascata, quindi bevve un sorso abbondante.
Non aveva finito lultimo calice, quando Dalmau le mostr il suo ritratto sul taccuino. Le spalle,
a differenza di comera vestita in quel momento, apparivano nude, e sotto il collo non cera niente.
Lei apr le mani, stupita. Ma manca tutto il resto! si lament.
Perch non posso vederlo, ribatt lui.
rsula bevve ancora e si finse confusa. Ritrasse il mento, pieg il collo e abbass gli occhi sulla
scollatura dellabito. Sta tutto qui sotto, farfugli.
S, ma  nascosto. Dalmau vers altri due calici.
Uhi, fece lei sfregando il dito sulla tovaglia, facendo cadere le ultime gocce dalla brocca di
cristallo lavorato.
Brindarono e risero, mentre padre Jacint, ignaro di tutto, continuava a russare.
Vuoi davvero che ti ritragga cos, nascondendo la tua bellezza? Dopo tutte le volte che lei lo
aveva usato come un bambolotto, rsula doveva solo superare due sfide: sacrificare la propria
verginit, una virt che difendeva tenacemente, e mostrarsi nuda oltre quello che poteva aver lasciato
intravedere quando lui la accarezzava. Non vuoi vederti come la dea che sei?
Lasciando sorpreso Dalmau, rsula fece scivolare una spallina e abbass il vestito fino a
scoprire un seno. Lui diede unocchiata a padre Jacint, seduto accanto alla ragazza.
Lei se ne accorse e i suoi occhi sincendiarono. Andiamo, lo esort, ricomponendosi. Vuot
in un sorso lennesimo calice e tir Dalmau verso lo studio del padre. Varcata la soglia, cerc di
chiudere la porta a chiave, ma non ci riusc e alla fine dovette farlo lui.
Non so se  il posto pi adeguato... obiett Dalmau guardando la quantit di dipinti con
immagini di santi, chiese e scene bibliche che li circondavano.
La ragazza segu il suo sguardo. Gi! esclam allimprovviso. Si piazz di fianco a un quadro
di una Madonna che allattava Ges Bambino e si sollev i seni con le mani. Vedi?  lo stesso. Rise.
Non c di che preco... preocuc...
Preoccuparsi, le venne in aiuto lui.
Ecco.
Dalmau prese un grande foglio bianco e lo sistem su una tela poggiata sul cavalletto, coprendo
il bozzetto di qualche martire pi o meno squartato che il maestro stava dipingendo. Poi appront il
necessario per ritrarre la ragazza al carboncino, tuttal pi con qualche tocco di pastello. Avevano poco
tempo e non poteva contare su nessuno schizzo, a parte quello che aveva appena disegnato sul taccuino.
Dammi una mano con il corsetto, gli chiese rsula, che era seduta sul pavimento, impigliata
nei propri vestiti.
Subito, rispose Dalmau.
Prese invece lastuccio nichelato nella tasca, estrasse la siringa, la riemp del liquido del flacone
che teneva sempre nella giacca e si iniett la morfina in una gamba, prima che lei avesse il tempo di
voltarsi.
Poi and a lottare con il corsetto, il vestito, i lacci e i bottoni, oltre che con rsula, che essendo
ubriaca non collaborava granch. Alla fine la ragazza rimase con indosso solo la camicia di lino
trasparente. Dalmau si sedette su una poltrona bassa, soffice e comoda, e da l la osserv. Lei si alz da
terra aggrappandosi alla gamba del tavolo, si tolse quellultimo indumento con una certa goffaggine e
trem, mostrandosi a Dalmau completamente nuda.
Anche lui si alz, e le pass accanto per dirigersi al cavalletto. Sei bellissima, la adul,
accarezzandole una guancia con il dorso delle dita. Le sfior un capezzolo, che si inturgid. Si scost da
lei e la osserv nuda per la prima volta: era giovane ed eccitante, ma il suo scopo era ritrarla; solo dopo,
forse, avrebbero goduto del piacere che lei aveva scoperto qualche giorno prima. Bene, disse davanti
al foglio bianco, con il carboncino nella mano destra. Muoviti.
Lei lo guard perplessa. Cosa vuoi che faccia? balbett muovendo le braccia in aria. Poi si
ferm e rise scioccamente della sua battuta.
Voglio che ti mostri per la dea che sei, le disse Dalmau. Che mi catturi con la tua sensualit.
Fammi soffrire perch non posso toccarti...
Voglio che laria si sciolga sfiorando il tuo corpo, che gli odori sfumino davanti al desiderio
che emana il tuo ventre. Voglio che il tempo si fermi, arrendendosi alleternit della tua bellezza.
Voglio... Dalmau esit: non sapeva pi se si stava rivolgendo a quella ragazza che simpegnava a
compiacerlo con posture forzate, imitando le modelle volgari dei manifesti pornografici che vendevano
nelle strade, o se stava parlando a Emma, che aveva ritratto qualche anno prima. La morfina lo stava
tradendo proprio adesso, riportandogli Emma davanti agli occhi.
Voglio che la notte sillumini affinch luniverso intero contempli la regina della passione.
rsula rimase ferma, cercando di capire cosa volesse da lei Dalmau. Quelle stesse parole, di
fatto, a suo tempo avevano fatto s che Emma levasse lo sguardo al cielo e sfidasse le infinite stelle
inarcando la schiena e accarezzandosi per mostrarsi giovane, bella, immortale: la regina della passione.
Emma... Dalmau ebbe un brivido. Gli effetti della morfina stavano scomparendo pi in fretta del solito.
Era come se il ricordo di Emma avesse assorbito la droga in un istante, come faceva con il suo cuore,
con i suoi sentimenti, quasi a rimproverarlo perch pretendeva da unaltra ci che era stato suo e
soltanto suo. Dalmau frug nuovamente nella tasca.
Che altro...? Cosa vuoi che faccia? chiese rsula con la voce impastata. Non ti piaccio
cos?
Dalmau non le bad. A un tratto, sent il bisogno urgente di fuggire. Riemp la siringa finch la
morfina debord, e si fece unaltra iniezione nella gamba. rsula lo guardava, assorta nei suoi gesti.
Lui si rese conto che la dose era stata eccessiva e dovette sedersi sulla poltroncina. A occhi chiusi,
aspett che la nausea passasse. E mentre lottava per allontanare Emma dalla mente, rsula si avvicin
alla siringa che era rimasta sul tavolo, accanto al flacone. Morfina, riusc a leggere malgrado la
sbronza. Un medicinale innocuo, pens. Sua madre la usava nei giorni in cui singhiozzava prostrata sul
letto, lamentandosi per i dolori alla schiena di cui soffriva ogni tanto. Anche doa Celia aveva una
piccola siringa; glielaveva procurata il dottor Ramrez, il medico di famiglia. rsula era presente il
giorno in cui il medico aveva insegnato alla madre a usarla per non doverlo chiamare ogni volta che le
prendevano i dolori. Sta attenta alle istruzioni del dottore, figlia mia, nel caso in cui abbia bisogno del
tuo aiuto, laveva esortata doa Celia. E qualche volta era stato necessario. rsula aveva avuto la
tentazione di iniettarsi le gocce che rimanevano nella siringa... Era facile.
Prese la siringa di Dalmau, la riemp interamente, fino a farla traboccare, come aveva visto fare
a lui poco prima e, senza esitare, si piant lago nella coscia e iniett piano la droga.
Dalmau continuava a sostituire fogli in modo forsennato, sopra la tela del martire che il maestro
stava dipingendo. Disegnava con tratti ossessivi. Davanti a lui, rsula tremava, ansimava, sudava;
cadde a terra e si trascin carponi per tentare di rialzarsi. La ragazza era in preda a una crisi: non
riusciva a respirare, laria non le entrava nei polmoni. Cerc di dire qualcosa ma non ci riusc e lo
supplic di aiutarla, alzando un braccio tremante. rsula non distingueva nitidamente quel pittore che
la stava ritraendo con frenesia. Chi era? Cosa ci faceva l? Dalmau, dal canto suo, annebbiato dalla
morfina, non fu in grado di comprendere la drammaticit dei gesti della ragazza.
Anzi, il sudore che le bagnava il corpo gli apparve come la lucentezza che emanava dalle dee.
La vedeva tremare, s, ma di passione trattenuta, e ansim con lei pensando che stesse facendo lamore
con lintero universo. Continua cos, la incitava. Bene, molto bene! esclam quando lei si
abbandon del tutto. La disegn cos. La regina degli animali! Continua. Voltati. Guardami. Quegli
occhi che lo avevano ipnotizzato e che non era riuscito a ritrarre finch lalcol non gli aveva indicato la
via, adesso non riuscivano a trasmettergli il messaggio di morte che emanava dalle pupille. In cambio,
la perdita dei sensi per la mancanza di ossigeno, labbandono, limmobilit, assunsero nei disegni di
Dalmau una sensualit profonda e voluttuosa, quella di una donna che si muoveva languida sul
pavimento, con lo sguardo perso, svuotata, contratta, tremante, stringendosi le braccia al corpo...
Il carboncino ritrasse in nero lagonia della ragazza, nuda ai piedi di Dalmau, e continu per un
po, anche dopo che lei ebbe esalato lultimo respiro, come un filo sottile che si strappava, separandola
dal mondo dei vivi.
Magnifico, mormorava Dalmau, per evitare che le parole pronunciate ad alta voce
spezzassero il magico scorrere del carboncino sul foglio. S. Fantastico!
La porta cedette alla terza spallata. Si spalanc con uno schianto che infranse il cupo silenzio
nello studio di don Manuel. Il maestro fu il primo a entrare. Lo seguirono padre Jacint, che si faceva il
segno della croce, e doa Celia, che strill isterica alla vista del corpo nudo di sua figlia abbandonato
sul pavimento. Il personale di servizio si accalc sotto lo stipite della porta abbattuta, senza azzardarsi a
entrare; una domestica copr gli occhi del figlio piccolo dei signori, unaltra ci prov senza successo
con la sorella di rsula.
Dalmau era rimasto seduto sulla poltrona bassa e comoda, intontito, lo sguardo fisso su un
punto indefinibile, circondato da fogli sparsi al suolo.
Il maestro guard prima la figlia e poi lui. Coshai fatto, disgraziato! esclam prima
dinginocchiarsi accanto al corpo della ragazza e di tastarle il polso.
 viva? chiese con un filo di voce doa Celia.
Non lo so, rispose il marito. Che ne posso sapere io, perdio! Lasci il polso e le diede
qualche buffetto sul viso. Figlia mia, Dio santo! Rispondi! rsula!
 viva? ripet doa Celia, in piedi davanti al corpo della figlia.
Ma che ne so! url don Manuel. Non sento niente. rsula! Le scosse il viso. Non so cosa
dovrei sentire!
Il battito, intervenne il religioso.
Che ne so. Non lo trovo... Non so se lo faccio nel modo giusto, se lo cerco nel punto adeguato.
E se fosse molto debole?
Andate a chiamare un medico! ordin padre Jacint rivolto a quanti si accalcavano sulla porta.
Gi fatto.
Muovila, Manuel, lo esort la moglie. Prova a muoverla, vediamo se torna in s...
Il maestro scosse il corpo della figlia, che mostr la propria nudit per intero. Doa Celia si
mise le mani sul seno, come se fosse il suo, quello esposto; si guard intorno, trov quello che cercava
e copr il corpo della figlia con un telo che il marito usava per proteggere i dipinti. Non bastava a
nasconderla del tutto. Con gesti meccanici, la donna tir il telo verso il basso per nascondere le gambe,
scoprendo le spalle e la parte alta dei seni. Allora si spost per tirare il telo in senso contrario,
scoprendo di nuovo le cosce. Stava per ricominciare, quando scoppi a piangere. Padre Jacint
singinocchi accanto alla testa della ragazza e, con il crocefisso alzato in una mano, cominci a
pregare.
E lestrema unzione? singhiozz la madre. Non dovreste impartirle quellultimo
sacramento?
No, se  gi morta non si pu, si interruppe padre Jacint per rispondere a doa Celia.
E chi lo dice che  morta? Non lo sappiamo se  morta! grid don Manuel strappandosi un
ciuffo da una basetta, nel punto in cui si univa ai folti baffi. Non sono un medico. E se le restasse un
alito di vita? Chi mi assicura che mia figlia non sia viva?
Insomma, se non lo sappiamo... Datele lestrema unzione, padre, insistette doa Celia.
Non ho il necessario con me, si scus lui.
E allora correte a prenderlo!
In quel momento Anna, la cuoca, senza dire una parola singinocchi a fatica tra i due uomini e
avvicin uno specchietto pulito al naso di rsula. La maggior parte dei presenti trattenne il respiro, lo
stesso che speravano appannasse lo specchietto. Trascorse qualche minuto, molto pi di quanto una
persona viva potesse resistere senza respirare, ma lo specchio non si appann. La cuoca scosse la testa
e consegn lo specchietto a don Manuel, come se fosse la prova della morte di sua figlia. Le cost un
grosso sforzo rialzarsi, grassa comera. Nessuno fece il gesto di aiutarla. Trasse un respiro profondo
quando infine riusc a rimettersi in piedi, e senza pensarci and ad appoggiarsi a un bracciolo della
poltrona dove Dalmau sembrava tuttora estraneo a quanto accadeva nella stanza. Bastardo! lo
insult.
Una domestica and a prendere un lenzuolo e fin di coprire rsula. Padre Jacint continuava a
pregare, mentre doa Celia piangeva aggrappata a una vicina che era accorsa sentendo le grida e il
trambusto.
Don Manuel si volt verso Dalmau e osserv la scena; lo sguardo gli cadde sui disegni.
Raccoglili! abbai a una domestica. Poi vide la morfina. Prese il flacone e chiuse gli occhi prima di
scagliarlo con forza contro la parete, frantumandolo. Figlio di puttana! Afferr Dalmau per la
camicia e lo sollev dalla poltrona. Non riusc a tenerlo dritto davanti a s: era un peso morto. Coshai
fatto alla mia bambina, pezzente?
Furibondo, con la faccia arrossata e sputando le parole, don Manuel tent nuovamente di tenere
in piedi Dalmau con una sola mano per poterlo schiaffeggiare con laltra. La camicia si lacer e il
giovane scivol, sbattendo sul bracciolo per poi cadere al suolo. Emise un gemito.
Schifoso bastardo! lo insult don Manuel sferrandogli un calcio nel ventre. Canaglia!
Eretico! Come ho potuto fidarmi di te? Ti uccider!
Gli sferr un altro calcio, seguito da molti altri. Qualcuno cerc di fermarlo, forse un altro
vicino che era arrivato nel frattempo, ma una donna lo prese per la spalla e glielo imped. A parte
quelleccezione, nessuno reag, e permisero che Dalmau si prendesse tutti quei colpi, mentre si
raggomitolava istintivamente e si copriva la testa, finch don Manuel, esausto, si port le mani al volto
e cadde in ginocchio.
Dalmau fu portato nella piccola caserma della polizia municipale in calle del Rossell, dove
venne arrestato, mentre i servizi di assistenza trasferivano il corpo di rsula nellospedale della Santa
Cruz, dopo che la polizia, il magistrato e il medico legale ebbero eseguito i rilievi del caso. I curiosi
accalcati in strada si scostarono rispettosamente al passaggio della lettiga, quindi circondarono gli
agenti che spingevano Dalmau ammanettato; sebbene sembrasse un po pi cosciente, era evidente che
si trovava ancora sotto gli effetti della dose eccessiva di morfina che si era iniettato.
Perch lo hanno arrestato? La domanda, a bassa voce e timida, proveniva dalla bocca di
Josefa.
Era seduta su una panca di pietra incastonata nel muro della caserma, di fronte alle scrivanie
degli agenti. Lambiente era saturo di fumo e del tanfo di sudore delle decine di persone che passavano
di l. Il chiasso era costante, e sembrava non dover cessare mai, nellandirivieni di chi entrava e usciva.
Nonostante la confusione, Toms aveva sentito la domanda della madre. Non era la prima volta che la
pronunciava da quando, molte ore prima, si era seduta su quella panca restando con la schiena dritta,
imperterrita, come se con quella postura potesse reclamare un diritto che i poliziotti erano obbligati a
concederle.
Te lho gi detto, mamma, rispose Toms, con tutta la dolcezza che poteva. Dalmau non ha
fatto niente di male. Lo libereranno da un momento allaltro.
Allora perch ci mettono tanto?
Perch sono dei gran figli di puttana, fu tentato di rispondere, per lennesima volta. Lei lo
sapeva. Aveva lottato, aveva avuto modo di conoscere larroganza dei potenti. Ancora una volta per la
guard, seduta sul bordo della panca di pietra, che muoveva le mani in grembo come se cucisse.  per
via della burocrazia, mamma. Non tarderanno molto, rispose accarezzandole i capelli.
Non potevano tardare oltre. Qualcuno che aveva assistito allarresto di Dalmau sul paseo de
Grcia, e lo conosceva, aveva sparso la voce, che come tutte le cattive notizie era arrivata alle orecchie
di Josefa in meno di unora. La donna era corsa a cercare Toms, il figlio maggiore, lanarchico, che
aveva chiesto laiuto dellavvocato Fuster. Non era trascorsa neanche unora e mezzo che i tre si
trovavano nella caserma di calle del Rossell. Mentre Toms e la madre se ne stavano seduti sulla
panca di pietra, Fuster aveva cominciato ad andare da un funzionario allaltro, ponendo domande,
pretendendo spiegazioni, sorridendo ad alcuni e facendo la faccia seria con altri.
Devo andare in tribunale, disse alla fine.  l che stanno portando tutti gli incartamenti del
caso.
Quanto ci vorr? chiese Toms.
Non lo so. Dovr vedere cosa hanno in mano, gli esami eseguiti sul cadavere, le prove e tutto
il resto... Lavvocato, con i capelli corti e canuti, aveva effettivamente avuto lopportunit di visionare
le scartoffie degli accertamenti, tutte della massima urgenza e attendibilit, considerando lidentit
della defunta e del padre, con i rilievi eseguiti dalla magistratura e dagli organi competenti. Quando
torn nella caserma, ormai era sera, si sedette accanto alla madre di Dalmau e le disse: Non ci
metteranno molto, signora Josefa. Vostro figlio non ha commesso alcun crimine, e loro lo sanno. Il
medico legale ha esaminato accuratamente il cadavere della ragazza e non ha riscontrato la minima
traccia di violenze n di maltrattamenti. Nessuna ecchimosi, niente segni, men che meno ferite. Inoltre,
era ancora vergine. E non c indizio che sia stata violentata. La causa del decesso per asfissia 
piuttosto comune in queste situazioni, e liniezione di morfina in una gamba  fin troppo evidente.
Dalmau non ha fatto nulla di male. La ragazza era ubriaca e a quanto risulta si  iniettata una dose
eccessiva di droga; qualcosa non  andato per il verso giusto. Non  la prima volta. Il giudice ha gi
firmato la scarcerazione di Dalmau: ho visto latto.
Ma allora perch non lo liberano? mormor Josefa.
Dopo unaltra ora di attesa capirono il motivo del ritardo. Don Manuel, visibilmente provato, il
volto smunto e i vestiti stropicciati, si present nella caserma di calle del Rossell. Lo accompagnavano
due ufficiali della Guardia Civil, cio militari, estranei alla polizia municipale. Attravers a passo
fermo lingresso senza guardare nessuno, si diresse verso la zona delle scrivanie e scomparve dietro
una porta.
Dove sta andando? chiese Toms a Fuster.
Lavvocato scosse la testa e, un secondo dopo, stava gi chiedendo spiegazioni a un agente.
Dov andato quelluomo? chiese Fuster.
Laltro fece spallucce.
Voglio vedere subito il mio cliente.
Non  possibile, rispose laltro in tono secco.
Ho il diritto di vedere il mio cliente. Quegli ufficiali della Guardia Civil e il padre della
ragazza morta ora staranno con lui...
Non  detto.
Voglio vederlo subito! Fuster ignor il diniego del poliziotto e tent di attraversare la zona
delle scrivanie per varcare quella stessa porta. Un paio di agenti gli si gettarono addosso,
immobilizzandolo. Lavvocato non oppose resistenza. Sono un avvocato! url. E voglio vedere il
mio cliente.
I poliziotti non allentarono la presa.
Ascoltate... Toms si avvicin a loro parlando a bassa voce. Voi mi conoscete, non  vero?
Uno annu; gli altri no.
Mi chiamo Toms Sala. Da tempo sto rigando dritto e per questo mi trovo in libert, ma vi
giuro sul pi santo di tutti i santi nei quali credete che, se non ci accompagnate alla cella dove si trova
mio fratello e non lo rimettete subito in libert, non trover pace finch questa casermetta non salter in
aria con tutti quanti voi. Fuori ci sono alcuni compagni che aspettano istruzioni da parte mia,
improvvis, anche se diversi anarchici si erano presentati davvero davanti alla caserma per sapere cosa
stava succedendo.
I due poliziotti che non conoscevano Toms interrogarono con lo sguardo il terzo, che per tutta
risposta lasci andare Fuster.
Vi seguo, li esort lui, dopo essersi rassettato i vestiti.
Arrivarono appena in tempo per vedere i due della Guardia Civil che trascinavano Dalmau
lungo un corridoio, dopo averlo prelevato dalla cella comune.
Dove lo state portando? url Fuster mettendosi a correre per fermarli.
Cosa pensate di fargli? aggiunse Toms.
I militari esitarono, mentre i tre poliziotti rimanevano a guardare.
Dobbiamo interrogarlo, rispose in tono arrogante una delle guardie.
Non ce n motivo, ribatt lavvocato Fuster. Il giudice ne ha ordinato la scarcerazione
senza carichi pendenti. Erano sul punto di replicare, ma il legale intim: Subito!
Uno dei due lasci andare il braccio di Dalmau, afferr Fuster per il collo e lo sbatt di schiena
contro il muro. Lavvocato boccheggi per riprendere fiato. Uno o tre per noi fa lo stesso, imbecille!
Non uscirete vivi da qui, bastardi, li minacci Toms.
Fuster tent di ristabilire la calma quando il militare allent la pressione sulla sua gola. Adesso
ammazzate anche gli avvocati? Vi rendete conto delle conseguenze? Tutti i legali di Barcellona,
repubblicani o monarchici, di destra o di sinistra, vi saranno addosso.
Il silenzio cal tra i presenti in quel corridoio buio e maleodorante. Solo il respiro agitato di
Dalmau, che tremava e alternava il peso da un piede allaltro in una sorta di danza incessante, incrinava
la tensione.
Vi assumereste una responsabilit del genere? li incalz lavvocato rivolgendosi stavolta ai
tre agenti municipali.
Due scossero la testa, il terzo abbass lo sguardo.
E allora andiamocene, sentenzi Fuster tirando Dalmau per un braccio.
Non riusc a portarlo via: Don Manuel lo aveva afferrato per laltro braccio.
Ti uccider. Gli sput in faccia, scuotendolo. Pagherai per quello che hai fatto a mia figlia.
Giuro su Dio che non avr pace finch non ti vedr morto, tu e tutti quelli della tua specie.
Cominciate da me, lurido baciapile, lo sfid Toms dandogli uno spintone.
I due della Guardia Civil reagirono, imitati da Toms e Fuster.
I poliziotti di Rossell si misero in mezzo per separarli. Andatevene, intimarono a Toms.
Lavvocato non ci pens su e spinse i fratelli lungo il corridoio, mentre i poliziotti formavano
una barriera di fronte ai due della Guardia Civil. Vedendo comparire il figlio, Josefa salt in piedi.
Cerc di abbracciarlo, ma Dalmau la respinse. Alla tenue luce del locale al pianterreno, gli occhi
apparivano arrossati, iniettati di sangue, i vestiti sporchi e laceri; sudava copiosamente ed era pallido,
con i muscoli contratti, come sul punto di esplodere.
Datemi le mie cose! url girando su se stesso e ignorando la madre, il fratello e lavvocato.
Dove sono i miei effetti personali?
Vado a prenderteli, si offr Fuster.
Esci, fratello, lo esort Toms prendendolo per un gomito.
Dalmau si divincol con un gesto brusco.
Figliolo, per favore, lo supplic la madre.
Le mie cose! insistette Dalmau piantandoli in asso per dirigersi verso Fuster, che stava
parlando con un agente.
 in crisi di astinenza, mormor Toms alla madre. Oppio, morfina? Tu lo sapevi,
mamma?
Perch noi madri dovremmo sapere tutto? Tu forse lo sapevi, Toms?
Cera un flacone di morfina! grid Dalmau, in piedi davanti alla scrivania del poliziotto,
rimestando inutilmente tra i suoi effetti. Dov? Chi lo ha preso?
Ce lha mia figlia. Fu don Manuel a parlare. Il flacone che cerchi tanto  quello che lha
portata alla morte.
Dalmau non ebbe il coraggio dincrociare lo sguardo del suo maestro. Afferr alla rinfusa le
proprie cose, infilandosele nelle tasche. Prese il cappotto e il berretto e lasci in tutta fretta la caserma
senza salutare nessuno.
Figlio mio... tent invano di fermarlo Josefa.
Nessuno dei tre segu Dalmau in calle del Rossell.
Nello stato in cui si trova, non vale la pena tentare nulla. Non dar retta a nessuno finch non
potr drogarsi di nuovo, concluse Toms.
E poi? mormor Josefa, come se non si azzardasse a chiederlo ad alta voce.
In quel momento, don Manuel e i due uomini della Guardia Civil li superarono, diretti
alluscita.
Josefa ne approfitt per fargli le condoglianze. Vi sono vicina nel vostro dolore.
Voi? chiese don Manuel con sarcasmo, fermandosi davanti alla donna.  stato vostro figlio
che...
No, siete stato voi, lo interruppe lei.
Il maestro aggrott la fronte.
S, siete stato voi, con le vostre adulazioni e per amore dei vostri interessi, a far s che un bravo
ragazzo si rovinasse. Voi ricchi usate le persone a vostro capriccio, ve ne approfittate, le corrompete e
poi ve ne lamentate. Voi avrete anche perso una figlia, e mi dispiace davvero, ma a me cosa avete
lasciato? Un poveraccio che vagher in miseria fino a morire in un fosso.
 ci che spero e desidero, signora, sentenzi don Manuel Bello.
...
.
...
FINE Parte 2.